| L’impatto con la malattia è stato veramente terribile, anche perché io stessa avevo appena superato una forma di tumore e dover ricominciare a lottare è stato incredibilmente duro. Poi si comincia ad accettare il fatto e con l’accettazione viene la speranza di poter vincere la battaglia. Ero consapevole dello stadio avanzato della sua malattia ma ho sempre cercato d’essere ottimista perché lo volevo aiutare a guarire, non volevo che perdesse la speranza. Ho cercato in tutti i modi di stargli accanto e incoraggiarlo e, oltre a prendermi cura di lui, mi preoccupavo di me stessa, perché è importante mostrarsi decisi a lottare e non in preda alla disperazione. A Capodanno, date le sue condizioni di salute, non ce la sentivamo di uscire, così siamo rimasti in casa. Ho indossato ugualmente l’abito da sera e abbiamo brindato insieme all’arrivo del 2000 con una coppa di champagne. Sono bei ricordi, abbiamo anche fatto un breve video. La mia forza in questo momento mi deriva dalla consapevolezza di aver fatto veramente tutto quanto era in mio potere per renderlo felice, ho cercato di assecondarlo in ogni modo. Quando, in ospedale, abbiamo capito che non si poteva più far nulla, l’ho portato a casa, così come lui aveva sempre desiderato, in modo che se ne potesse andare fra pareti amiche, circondato da tutti coloro che lo amavano. E così è stato, abbiamo goduto della sua presenza fino all’ultimo istante.
L’esperienza del cancro va affrontata con coscienza e lucidità, senza lasciare che sia l’angoscia a prevalere, lottando fino in fondo: questo è ciò che penso. Ritengo, poi, di importanza fondamentale l’essere circondati da medici che, oltre a curarti nel modo migliore, sappiano comprendere l’umana disperazione e i dubbi che ci assalgono quando soffriamo così tanto.
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