Scoprii di essere malata nel febbraio 1990, per caso, camminando per strada: dopo un colpo di tosse mi accorsi di avere in bocca del sangue misto a saliva. Mi preoccupai pensando al peggio, poi mi feci forza pensando alla mia famiglia, e decisi di lottare per me e per loro. Non ho mai fumato direttamente ma ho avuto in famiglia persone che fumavano, per anni ho inalato fumo passivo.
Il mio modo di vedere la vita non è cambiato particolarmente, ho una maggiore consapevolezza del valore della vita, ma per il resto tutto va avanti come prima.
I familiari mi sono stati molto vicini, la guerra contro il male l’abbiamo combattuta insieme, per affrontare efficacemente una simile esperienza penso sia importantissimo non sentirsi soli, occorre avere la consapevolezza di avere al proprio fianco le persone che ci sono più care. Questa vicinanza è stata una delle cure più efficaci. Inoltre, ho subito notato un maggiore interesse verso di me, le persone amiche o anche semplici conoscenti mi chiedevano come stavo, come andavano le cose. Poi, fortunatamente, con il tempo tutto è tornato nella normalità. Dopo la malattia ho affrontato la vita con molta serenità e fiducia. Abbiamo un’azienda agricola familiare, l’attività lavorativa l’ho lasciata perché il lavoro è fisicamente impegnativo; i lavori di casa li faccio un po’ più lentamente di prima, ma senza problemi.
Guardo al futuro con ottimismo, spero di vedere la famiglia sistemata e di avere almeno un nipotino, ma questo non dipende da me. Di questa esperienza, non dimenticherò mai la grande umanità dei medici e degli infermieri di Cuneo: sono andati oltre il loro dovere.
A una persona a rischio consiglio di fare prevenzione, di sottoporsi a controlli periodici. Nel mio caso sono stata molto fortunata, perché prima della malattia non ne avevo mai fatti. L’importante è essere consapevoli che dal cancro si guarisce e che si deve affrontare la malattia a viso aperto, combattendo per prima la paura.
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