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“Tutta colpa del fumo passivo ”

Stavo prestando assistenza a mio figlio, ricoverato in Ospedale a causa di un sinistro stradale, quando improvvisamente ebbi un malore. Sentii un gran freddo, corsi in bagno e vomitai.
La stessa cosa accadde il giorno successivo e dopo una visita medica fui ricoverata per broncopolmonite. Trascorsi la convalescenza presso l’Ospedale di Boves dove, dagli esiti di una T.A.C., notarono una macchia sospetta al polmone destro.
Fui visitata dai medici del Day Hospital Pneumoncologico dell’Ospedale "A. Carle", e mi fu diagnosticato un tumore polmonare di quattro centimetri.

Subii un nuovo ricovero durante il quale tentai un ciclo di chemioterapia cosiddetto "lungo" (iniziava alle sei del mattino e terminava alle nove di sera) ma dovetti ben presto sospenderlo per l’insorgenza di problemi al fegato.
Tornai a casa ed iniziai un nuovo ciclo di chemioterapia a cadenza settimanale che sopportavo benissimo e che diede buoni risultati. Il tumore si rimpicciolì di un centimetro ed i medici decisero di intervenire chirurgicamente.

L’intervento, realizzato nell’aprile del 2001 riuscì perfettamente, mi fu asportato un pezzo di polmone ma per fortuna non c’erano metastasi. Quelli furono giorni duri, continuavo a pensare a mio figlio che vive ancora con me. Siamo solo più noi due in famiglia ed il pensiero che, se non fossi sopravvissuta, lui sarebbe rimasto solo non mi dava pace. Avrei voluto prima vederlo "sistemato"! Anche la solitudine ha reso quel periodo più triste. Per fortuna ho potuto contare sul valido e prezioso aiuto delle assistenti domiciliari che sbrigavano anche le faccende più pratiche come il riordino della casa.
Oggi di queste attività mi occupo di nuovo io, nei limiti del possibile visti i miei altri problemi legati all’iperglicemia e all’ipertensione e alla mia età: 73 anni!

Non ho mai fumato in vita mia, però ho respirato per parecchi anni il fumo di mio marito.

Anche mio figlio fuma, ma lo costringo ad uscire di casa per farlo. A differenza di molte altre persone, parlo del tumore del polmone, di cui ho sofferto, con molta tranquillità. C’è chi, invece, ha paura anche solo a nominarlo.
Sono molto felice di essere ancora viva e vedo il mio futuro con ottimismo anche se affronto ogni visita di controllo con un po’ d’ansia. Fortunatamente mi viene sempre detto che non ci sono problemi, mi viene solo consigliato di tenere sotto controllo il peso che dopo l’intervento è aumentato. Ho quasi recuperato tutti i chili persi per la malattia.
Anche se mi è mancato il sostegno e l’assistenza familiare di cui avrei avuto bisogno nei giorni trascorsi in Ospedale ho trovato molta gentilezza e professionalità da parte di tutti i medici e di tutto il personale infermieristico che, con grande disponibilità, si è preso cura di me. In particolare devo ringraziare il mio medico di base, il Dr. Armellini, che mi è stato molto vicino e che tutt’oggi mi segue. Di tutto quel per periodo ricordo un momento più nitidamente di tutti gli altri: il momento del risveglio dopo l’anestesia.
Ricordo di essermi sentita subito molto bene e di aver provato un gran sollievo quando mi fu comunicato il buon esito dell’intervento.

Dopo aver vissuto questa esperienza, vorrei dare un consiglio a chi è a rischio di tumore: non esitate a rivolgervi ad un medico appena sentite dei sintomi sospetti e non abbiate timore di compiere gli accertamenti che vi propone o un eventuale intervento. Mentre ai giovani, come mio figlio, consiglio di non fumare o di smettere prima possibile e di non consumare alcolici, di condurre una vita sana insomma!

 

Commento del Dr. Gianfranco Buccheri

Le moderne chemioterapie non servono solo a controllare il cancro, ma, qualche volta, ad ovviare agli errori dei medici!!!!!!!!!!!  Questo è quello che ci insegna la storia clinica della sig. Anna Maria. Noi visitammo per la prima volta la sig.ra Ricca il 18/7/2000. Aveva un cancro del polmone di 4 cm e un diffuso interessamento metastatico dello scheletro (adenocarcinoma, T2N0M1). La diagnosi di metastasi al rachide si basava sui risultati "certi" di una scintigrafia scheletrica e di una risonanza magnetica. La paziente fu, perciò, sottoposta a chemioterapia. Lo scopo, piuttosto riduttivo, ma giustificato dalla situazione clinica, era quello di tenere la malattia sotto controllo, il più a lungo possibile. Naturalmente, nel corso e alla fine della chemioterapia (completata nel febbraio del 2001), se ne controllarono gli effetti ripetendo, come è costume, TC, scintigrafie e RMN. Il tumore aveva risposto bene alla cura, ma le "metastasi scheletriche" era rimaste del tutto invariate e, col senno di poi, sembravano sempre di più delle normali lesioni benigne, probabilmente dovute a microfratture secondarie ad osteoporosi. Tutti insieme (radiologi, medici nucleari, chirurghi e noi) riconsiderammo il caso e decidemmo per l’intervento. La sig.ra Anna Maria fu così operata con successo il 19/4/01 (pT1N0) e, oggi, rischia davvero di essere guarita, del tutto e definitivamente, del suo tumore ed anche … delle sue "metastasi".

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