Testimonianza del Sig. Arneodo Alessandro

“La forza che viene dagli affetti”

Ho scoperto di essere ammalato nell’autunno 1997. Mi sentivo sempre stanco e giù di morale e così sono andato dal medico. Dopo la visita specialistica sono stato immediatamente ricoverato, nel gennaio 1998, all’Ospedale Carle.
Quando i medici del Day Hospital mi hanno comunicato la diagnosi o meglio, l’hanno prima detto a mia moglie e poi, in un secondo momento, anche a me,  mi sono sentito davvero male, ricordo che ho telefonato a casa con le lacrime agli occhi. Con il passare del tempo mi sono fatto coraggio e ho affrontato la realtà.
Dovevo combattere la malattia e vincerla per continuare a sorridere alla vita, perché la vita va avanti e bisogna sempre sperare in un futuro migliore del presente. Familiari e amici mi hanno dato grandi dimostrazioni di affetto perché è proprio in quei momenti che scopri che tipo di persone ti circondano.
La gente ha continuato a comportarsi come se nulla fosse successo, e penso che sia importante la normalità, in queste situazioni, io del resto ho continuato a lavorare nei campi fintanto che le forze me lo hanno permesso.

Ora sto bene e ringrazio il team del Day Hospital e della pneumologia dell’Ospedale A. Carle di Cuneo.

Oggi guardo al futuro con speranza e consiglio a tutti quelli che non si sentono bene di farsi visitare e di non aspettare, mai, che il male passi da solo.

Un ultimo appello ai giovani: non fumate! Io ho smesso da poco e chissà, se l’avessi fatto prima, forse, ora non sarei qui a raccontarvi la mia storia…

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Commento del Dr. Gianfranco Buccheri

Talvolta, noi medici sbagliamo clamorosamente nel formulare una prognosi. Ciò dipende dal fatto che la valutazione della gravità di una determinata malattia si fonda -è vero- su dati fisici ben quantificabili, ma i fattori in gioco sono così numerosi -e non tutti noti-, che il calcolo delle probabilità di sopravvivenza è, davvero, quanto di meno scientifico e di più …”artistico” si possa immaginare!

Più di otto anni fa, giunse alla nostra osservazione il sig. Arneodo. Anche perché era stato perso un bel pò di tempo, prima che noi lo potessimo vedere1, aveva già un cancro del polmone in stadio avanzato (tecnicamente, si trattava di uno stadio IV, T2N2M1). Potevamo solo cercare di rallentare l’evoluzione infausta della malattia, mediante la chemioterapia e tentare di alleviare il dolore alla metastasi femorale con un po’ di radioterapia palliativa. Il sig. Arneodo fu trattato con due schemi di chemioterapia combinata (il vecchio regime MVP, nel ’98, e una semplice terapia settimanale con Navelbina, per una iniziale ripresa di malattia nel ‘99) ed ebbe, entrambe le volte, un ottima risposta clinica. Le diverse localizzazioni di malattia, in effetti, mostrarono una netta regressione dell’interessamento neoplastico anche a seguito della seconda linea di chemioterapia (cosa normalmente assai rara). Noi, però, eravamo certi che presto una nuova ricaduta ci avrebbe fatto perdere la battaglia finale. Invece…Passarono i mesi e poi gli anni e le lesioni neoplastiche del sig. Arneodo. rimasero del tutto asintomatiche e radiologicamente stabili…finchè dovemmo ammettere: “qualcosa di soprannaturale” teneva inaspettatamente in vita il sig. Arneodo.

Che fosse la forza degli affetti familiari?
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1 Noi sappiamo che alcuni cancri del polmone raddoppiano le loro dimensioni in due o tre mesi.