Informazioni generali e classificazione

Cosa sono e come funzionano i  farmaci mirati?…

Per comprendere cosa sono e come funzionano i farmaci mirati è utile avere una conoscenza di alcune molecole implicate nei fenomeni vitali delle cellule normali e neoplastiche.  Purtroppo, l’argomento è estremamente complesso e, nonostante i nostri sforzi, di difficile comprensione.  Chi non volesse addentrarsi in una difficile lettura può direttamente andare al fondo di questa pagina dove è fatto un breve riassunto ed è presentata una possibile classificazione dei farmaci mirati di cui tratteremo.  Chi, invece, si sentisse pronto per affrontare una vera e propria sfida intellettuale, dovrà preparasi a una lettura molto attenta, magari tenendo aperto il nostro glossario e consultandolo spesso.  Per gli stacanovisti che volessero ulteriormente approfondire l’argomento consigliamo Wikipedia alla voce: CARCINOGENESI

Ecco dunque una breve trattazione sulla:

Biologia molecolare dei tumori

Ogni tumore è caratterizzato da alterazioni molecolari che, a loro volta, comportano la presenza di alcune, ben precise caratteristiche biologiche riassumibili in sei grandi gruppi:

1. Autosufficienza per la crescita

Una cellula privata delle sostanze chimiche (molecole) che la nutrono e la stimolano a crescere (i cosiddetti ”fattori di crescita“) va rapidamente incontro ad apoptosi (cioè,  a morte programmata).  Per questo, acquisire autosufficienza per i fattori di crescita rappresenta un meccanismo fondamentale perché una cellula normale si trasformi in una cellula tumorale.  Diverse alterazioni genetiche possono realizzare  l’autosufficienza per i fattori di crescita.  Per il carcinoma del polmone assumono particolare importanza le alterazioni dell’ EGFR, della proteina Ras e  dell’oncogene Myc.

  • Il recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR).  Nel polmone normale è presente il recettore del fattore di crescita dell’epidermide o EGFR (anche detto ErbB-1), una proteina posta sulla membrana cellulare di molte cellule bronchiali. Sono tre i meccanismi attraverso i quali le alterazioni dell’ EGFR possono contribuire  allo sviluppo del carcinoma del polmone.  Il primo meccanismo è  la sua iperfunzione a seguito di super-stimolazione esterna (la cosidetta “iperespressione dei ligandi” dell’ EGFR): la continua presenza di molecole in grado di stimolare l’EGFR, benché non sia sufficiente ad innescare da sola il processo di formazione di un cancro (carcinogenesi), porta ad una condizione perpetua di stimolo proliferativo, e induce la moltiplicazione cellulare, incluso quella delle cellule precedentemente mutate.  Un secondo meccanismo è quello dell’ “amplificazione” dell’ EGFR. Se il numero di recettori per unità di superficie cellulare aumenta, aumenta di conseguenza la capacità complessiva della cellula di rispondere ad un dato stimolo esterno.  Di conseguenza, una cellula che esprime un maggior numero di recettori EGFR è una cellula con una maggiore capacità proliferativa.  Il terzo meccanismo è costituito dalle “mutazioni attivanti” dell’ EGFR. Le mutazioni del gene di EGFR possono portare all’indipendenza funzionale del recettore, rendendolo attivo anche in assenza di uno stimolo esterno. Tali mutazioni sono presenti nel 20% dei tumori NSCLC (carcinoma polmonare non a piccole cellule).  Ma raggiungono l’ 80% di presenza nei tumori NSCLC che non siano non responsivi alla chemioterapia, nell’adenocarcinoma polmonare, nel sesso femminile e nei soggetti di origine asiatica.
  • Ras. La proteina Ras rappresenta un altro snodo cruciale nella cascata di eventi che porta alla proliferazione cellulare. Mutazioni della proteina Ras, soprattutto del tipo K-Ras, sono presenti soprattutto nell’adenocarcinoma polmonare.  Esse rappresentano, comunque, un’alterazione tipica (15-20%) di tutte le forme di NSCLC.  Mutazioni attivanti di K-Ras si associano molto strettamente all’abitudine al fumo di sigaretta e alla resistenza insorta durante il trattamento chemioterapico.
  • Sistema Myc. Myc è un oncogene, cioè di una parte specifica del DNA (chiamata gene) che  codifica la sintesi di una proteina che si trova alla fine della stessa cascata di eventi determinata dalla stimolazione della proteina Ras; ciò significa che una mutazione attivante di Myc o una sua iperespressione mima fisiologicamente l’attivazione Ras. Le alterazioni di Myc sono associate a moltissime forme di cancro, incluso il carcinoma del polmone dove assumono particolare importanza le forme cMYC, MYCn e MYCl. Mentre la mutazione di cMyc è presente in circa il 8-20% delle forme di NSCLS, la mutazione delle ultime due forme rappresenta un meccanismo patogenetico fondamentale nello sviluppo di carcinoma polmonare a piccole cellule.

2. Evasione dalla apoptosi

L’apoptosi può essere definita come morte cellulare programmata che, a differenza dalla necrosi, rappresenta un processo fisiologico e di notevolissima importanza.  In ogni tessuto normale, in effetti, esiste un fenomeno di ricambio, per cui le nuove cellule sostituiscono quelle invecchiate che vanno incontro al programma di morte programmata, ovvero alla apoptosi. La regolazione dei processi apoptotici permette il corretto sviluppo dei nuovi tessuti, sacrificando le popolazioni cellulari senescenti o rudimentali. Benché questi processi siano particolarmente evidenti durante l’embriogenesi, l’apoptosi rimane un meccanismo fondamentale anche nell’individuo adulto, soprattutto nell’eliminazione dei linfociti autoreattivi e delle cellule tumorali.  Giocoforza,  l’acquisizione da parte del tumore della capacità di evadere l’apoptosi, rappresenta uno dei momenti cruciali per la progressione della neoplasia.  La perdita della proteina P53 è responsabile della capacità da parte delle cellule neoplastiche di sfuggire all’apoptosi.  Nelle cellule normali, la sintesi di P53 avviene a seguito di un danno al DNA (ad esempio, da agenti chimici, radiazioni, stress ossidativo) e determina il blocco del ciclo cellulare, la riparazione del DNA e, in caso di insuccesso, la morte cellulare. Per questo, la p53 è stata denominata guardiana del genoma, in quanto in grado di prevenire l’instaurarsi di danni al DNA o di impedire che questo si propaghi.  Alterazioni di p53 nelle cellule dell’epitelio bronchiale con alterazioni di tipo neoplastico sono presenti nel carcinoma polmonare a piccole cellule (>90%) che nel NSCLC (>80%).  La Bcl-2 è una proteina che si lega alla membrana esterna dei mitocondri (gli organi della respirazione cellulare), inibendo l’apoptosi. Questo significa che un aumento dell’espressione di bcl-2 nelle cellule neoplastiche consente di evitare l’apoptosi e di aumentare di conseguenza la sopravvivenza cellulare.  Benché l’iperespressione di bcl-2 rappresenti un punto patogenetico fondamentale nelle varie forme di leucemia e di linfomi, tale alterazione si riscontra frequentemente (>75%) anche nel SCLC (carcinoma a piccole cellule del polmone). In quest’ultimo tipo di tumori del polmone è sovente riscontrare un’iperespressione di Bcl-2 e una diminuzione funzionale di p53, elementi che, con meccanismo sinergico, sono in grado di promuovere e sostenere l’aggressività del microcitoma (SCLC).

3. Evasione dal blocco della crescita cellulare

Nello sviluppo di in cancro, le cellule cancerogene acquisiscono gradualmente nuove e maggiori capacità proliferative, svincolandosi dal blocco imposto da alcuni geni, denominati per questo geni oncosoppressori.   Un tipico esempio di gene oncosoppressore è quello che codifica la sintesi della proteina p53; un ulteriore classico esempio è rappresentato dalla proteina Rb, in grado di controllare diverse tappe del ciclo cellulare.

4. Resistenza al fisiologico processo di invecchiamento cellulare

Fisiologicamente, con il ripetersi dei cicli cellulari, alcune strutture che tipicamente compaiono durante la mitosi (che consiste nel processo di divisione di una cellula in due cellule figlie) si accorciano, testimoniando la fisiologica senescenza cellulare: si tratta dei telomeri. Un enzima chiamato telomerasi (si chiamano enzimi le proteine che facilitano le reazioni chimiche)  utilizza continuamente nuovi nucleotidi per cercare di mantenere costante la lunghezza dei telomeri. Da ciò si può dedurre che cellule con una spiccata attività telomerasica, quindi con telomeri costantemente lunghi, possono essere in grado di sfuggire ai normali processi di invecchiamento procedendo verso uno stato di immortalità. Nel carcinoma del polmone è stata ampiamente documentata un’iperattività telomerasica soprattutto nelle fasi precoci del processo neoplastico.

5. Angiogenesi

Numerosi studi condotti sul ruolo dei fattori di crescita per i vasi sanguigni del carcinoma del polmone dimostrano che il fattore principale è il VEGF.  È stato inoltre dimostrato che il processo di angiogenesi sostenuto dal VEGF avviene nelle fasi precoci della carcinogenesi del carcinoma del polmone, con pesanti implicazioni sulla storia naturale di queste neoplasie.

6. Invasione e metastatizzazione

Alcuni studi hanno dimostrato che cellule epiteliali bronchiali possono mostrare una perdita dell’inibizione da contatto (l’inibizione da contatto è il fenomeno per cui le cellule, stipate una accanto all’altra, perdono la capacità di muoversi liberamente nel substrato extracellulare), in seguito ad esposizione alla nicotina.  Il passo successivo alla perdita dell’inibizione da contatto è rappresentato dall’acquisizione della capacità di invasione tissutale attiva, grazie all’espressione di proteine, come le metallo-proteasi, in grado di demolire la sostanza extracellulare, permettendo alle cellule neoplastiche di farsi strada tra i tessuti.  Molte di queste proteine sono responsabili dell’ invasività del carcinoma del polmone.  Fra queste, vanno ricordate:

  • CRMP-1 Collapsin response mediator protein 1 (proteina che media gli effetti delle collapsine) è  una proteina di membrana presente fisiologicamente solo nel tessuto nervoso, dove modula  importanti segnali che attivano la crescita neuronale durante lo sviluppo del sistema nervoso.  Al di là di questo ruolo fisiologico, la CRMP-1 è stata indagata in quanto espressione di un elevato grado di invasività neoplastica. Per quanto riguarda il carcinoma del polmone, è stata dimostrata una stretta correlazione tra l’espressione di CRMP-1 e la motilità cellulare, con conseguente aumento del grado di invasione e di metastatizzazione.
  • Laminina 5 Le laminine sono proteine della sostanza extracellulare, e sono soprattutto presenti nello strato compatto che costituisce la membrana basale che sostiene le cellule epiteliali.  Sono formate da catene proteiche alfa, beta o gamma e le le loro differenti combinazioni caratterizzano le diverse forme di laminine espresse nei differenti tessuti dove esplicano differenti funzioni.  Infatti, mentre una disfunzione della laminina 2 è responsabile di una forma di distrofia muscolare congenita, la laminina 1 è coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso. Le laminine sono dunque il terreno nel quale si sviluppano e si muovono le cellule.  Ne consegue che un’alterazione della produzione delle laminine può portare verso un’alterata architettura tissutale e nel caso di un tumore verso un alterato grado di invasività. Alcuni studi hanno identificato nelle alterazioni della laminina 5 una tappa obbligata per l’invasità di molti tipi di tumori.  Nel carcinoma del polmone,  le ricerche hanno dimostrato che una bassa espressione della laminina 5 porta ad un grado di invasività minore, e si correla con una prognosi migliore.
  • Integrine Le integrine sono delle proteine che interferiscono nell’adesione tra le cellule e la matrice extracellulare. In questo senso, sono responsabili della forma e della motilità cellulare, benché possiedano anche la proprietà  di influenzare il ciclo cellulare.   Circa il ruolo delle integrine sullo sviluppo del tumore del polmone, è emerso che l’invasività tissutale del carcinoma polmonare a cellule squamose, dell’adenocarcinoma polmonare, del carcinoma polmonare a grandi cellule e del carcinoma polmonare a piccole cellule dipende strettamente dall’espressione nel microambiente polmonare di un contesto proteico che preveda la presenza di diversi tipi di integrine.
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In breve:
Di solito un tumore origina dalla somma di diverse mutazioni nei geni che in qualche modo regolano la crescita della cellula: quelli che la stimolano a moltiplicarsi (protooncogeni, che una volta mutati sono detti oncogeni) e quelli che al contrario rallentano questa attività (geni oncosoppressori). Nei tessuti normali esiste un delicato equilibrio tra queste due funzioni, anche in relazione alle diverse circostanze e fasi della vita. Nei tumori invece si assiste a uno sbilanciamento, col risultato che il numero delle cellule inizia ad aumentare in maniera incontrollata. I geni stimolano o rallentano la riproduzione delle cellule, producendo delle proteine che a loro volta accendono e spengono i recettori, gli interruttori responsabili del risultato finale.  Sul processo di crescita del cancro si può quindi interferire teoricamente a uno qualunque di questi livelli: inibendo l’espressione di un oncogene o stimolando quella di un gene oncosoppressore; bloccando un fattore di crescita o impedendogli di legarsi al suo recettore; stimolando il recettore di un fattore soppressore.
Nel tessuto sano esiste poi un normale fenomeno di ricambio, per cui le nuove cellule sostituiscono quelle invecchiate che vanno incontro a un programma di morte programmata, detto apoptosi. In molti tumori questo meccanismo viene meno, per cui le cellule diventano in un certo senso immortali. Anche su questo fenomeno gli scienziati hanno trovato il modo di intervenire.
Infine, altri aspetti importanti per la crescita e la diffusione del tumore, su cui molti ricercatori hanno molto puntato la loro attenzione, sono la capacità del tumore di crearsi una rete di nuovi vasi sanguigni che lo alimenti (angiogenesi) e quella delle cellule maligne di staccarsi dalla massa originaria, infiltrarsi negli spazi extracellulari e raggiungere così organi e tessuti lontani (processo di metastatizzazione).
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Classificazione dei farmaci mirati:

Una prima classificazione dei farmaci mirati può essere basata sulla semplice distinzione fra piccole molecole e anticorpi monoclonali.  Le prime sono dei composti organici di basso peso molecolare che riconoscono il recettore sulla superficie della cellula e si legano ad esso (senza però innescare la cascata degli eventi che normalmente determina la stimolazione fisiologica del recettore).  I secondi sono anticorpi prodotti in laboratorio, tutti uguali, che riconoscono un solo antigene, in questo caso, il recettore, che viene bloccato e diventa in tal modo non funzionante.

Dei sottoelencati farmaci, esiste una scheda farmacologica facilmente raggiungibile seguendo il link “vai alla pagina”.

Piccole molecole:

(ULTIMO AGGIORNAMENTO: 20/12/2015)

  • Afatinib (nome commerciale provvisorio Tomtovok, prima noto come Tovok) è un possibile candidato per la terapia del cancro del polmone (varietà non a piccole cellule), sviluppato dalla  Boehringer-Ingelheim. L’afatinib è un inibitore della tirosinchinasi di nuova generazione (TKI)  che inibisce irreversibilmente sia i recettori 2 del fattore di crescita epidermoidale umano (Her2)  che i recettori 1 dello stesso fattore di crescita (EGFR). Vai alla scheda.
  • Alectinib (nome commerciale Alecensa) è un potente inibitore ALK (ovvero agisce su tumori che presentano variazioni della chinasi del linfoma anaplastico, come la traslocazione EML4-ALK), che rimane efficace anche in caso di sopraggiunta resistenza al Crizotinib. Vai alla scheda.
  • Apatinib è un inibitore selettivo del fattore di crescita vasculo-endoteliale (VEGF ), che ha mostrato  una capacità di inibizione selettiva per il recettore 2 (VGFR2) in diversi tipi di tumori umani incluso il carcinoma gastrico e mammario, l’epatocarcinoma e il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC).   Vai alla scheda.
  • Bortezomib (Velcade ®) è un inibitore proteosomico (i proteomi sono complessi cellulari che spezzano le proteine) in grado di indurre l’apopotosi.  E’ approvato per il trattamento del mieloma multiplo che non risponde ad altre cure.  Ma è anche moderatamente attivo nel NSCLC. Vai alla scheda.
  • Cediranib (Recentin), noto come AZD2171, sviluppato dalla casa farmaceutica AstraZeneca, è un potente inibitore dei recettori del fattore di crescita vasculo-endoteliale (VEGFR).  E’ ancora da considerarsi farmaco sperimentale, potenzialmente utile in diversi tumori umani, incluso il carcinoma non a piccole cellule del polmone (NSCLC). Vai alla scheda.
  • Ceritinib. Il Ceritinib (Zykadia ®, noto anche come LDK378) è un potente inibitore ALK (ovvero agisce su tumori che presentano variazioni dell’enzima chiansi del linfoma anaplastico, come la traslocazione EML4-ALK). In uno studio di fase I, è stata osservata una “fenomenale” attività anti-tumorale in tumori non a piccole cellule del polmone (NSCLC) ALK-positivi, in via di conferma in studi clinici di fase II e III in corso.  Vai alla scheda
  • Crizotinib. Il Crizotinib (Xalkori ®), noto anche come PF-02341066 o 1066, è un’inibitore della anaplastic lymphoma kinase (ALK), ovvero della chinasi del linfoma anaplastico, sviluppato dalla compagnia americana, Pfizer.  Il Crizotinib è attualmente in fase di studio in molti tipi di cancro, incluso il NSCLC. Vai alla scheda.  Leggi anche il nostro report.
  • Dabrafenib (Tafinlar ®) è approvato per il melanoma metastatico.  Anche nel cancro del polmone con mutazione BRAF V600E riduce la divisione delle cellule tumorali e inibisce la crescita.  Designato in gennaio 2013 come farmaco in corsia preferenziale per l’approvazione dalla FDA.  Vai alla scheda.
  • Dacomitinib. Il Dacomitinib (PF-00299804) è un farmaco sperimentale, allo stato non ancora approvato da alcuna agenzia governativa per l’uso umano.  Si tratta di un inibitore irreversibile delle tirosinchinasi di tutti i recettori HER: HER-1 (EGFR), HER-2 e HER-4.  Vai alla scheda
  • Dasatinib (Sprycel ®) è approvato per la leucemia mieloide cronica e la leucemia acuta linfoblastica. Nel cancro del polmone induce l’apoptosi inibendo diverse tirosinchinasi.  Vai alla scheda.
  • Everolimus (Afinitor ®) è approvato per la terapia dei pazienti con cancro renale e per l’astrocitoma subependimale a cellule giganti.  Ma è stato studiato anche nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Questa piccola molecola inibisce l’enzima mTOR chinasi. Vai alla scheda.
  • Ganetespib è una piccola molecola sintetica capace di inibire la proteina 90 dello shock da calore (Hsp90), responsabile dell’attivazione di diversi sistemi proteici in grado, a loro volta, di determinare la crescita e la progressione neoplastica.  Allo stato, l’evidenza clinica di attivita nel NSCLC (in particolare negli adenocarcinomi) è ancora iniziale.  Vai alla scheda.
  • Imatinib (Glivec ®) è un farmaco approvato per il trattamento della leucemia mieloide cronica, e i tumori stromali gastrointestinali.  E’ stato utilizzato anche in altri tipi di cancro.  Nel cancro del polmone è stato usato soprattutto nello SCLC,  ma con  scarsi risultati. Vai alla scheda.
  • Iniparib è un inibitore dell’enzima “poly(adenosine diphosphate–ribose) polymerase” (PARP), che è coinvolto nella riparazione del DNA danneggiato. La chemioterapia danneggia il DNA e l’inibizione PARP ne previene la riparazione, potenziando in tal modo l’azione tumoricida della chemioterapia.  E’ in fase avanzata di studio nel cancro della mammella e nel carcinoma squamoso del polmone. Vai alla scheda.
  • Lapatinib (Tykerb®) è approvato per il trattamento di certi tipi di cancro del seno avanzato o metastatico.  Questa piccola molecola inibisce diverse tirosinchinasi, inclusa quella che sta alla base  dell’attivazione del HER-2, fattore inducente la crescita cellulare.  Vai alla scheda.
  • Nintedanib (Vargatef™) è un triplo inibitore orale dell’angiochinasi che attacca tre recettori: il recettore del fattore di crescita dei fibroblasti (FGF), il fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR), e quello, meglio noto, del fattore di crescita vasculoendoteliale (VEGFR).Vai alla scheda.
  • Osimertinib (AZF9291, Tagrisso ™). E’ un  inibitore di 3° generazione della tirosinchinasi che ha come bersaglio le forme mutanti dell’EGFR, inclusa la mutazione T790M.  Risparmia l’EGFR non mutato dei tessuti sani. Vail alla scheda. Leggi anche un nostro precedente articolo.
  • Pazopanib (Votrient®) è approvato per il trattamento dei pazienti con carcinoma renale avanzato. Il pazopanib è una piccola molecola inibitrice di diverse tirosinchinasi, incluso quella dei recettori VEGF, del complesso c-kit, e del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGF). Vai alla scheda.
  • Rociletinib (CO-1686)  è un farmaco sperimentale, non ancora approvato da alcuna agenzia governativa per l’uso umano.  Si tratta di un inibitore irreversibile delle tirosinchinasi che ha come bersaglio le forme mutanti dell’EGFR, inclusa la muazione T790M. Risparmia l’EGFR non mutato dei tessuti sani.  Vai alla scheda.
  • Selumetinib Selumetinib (AZD6244) è un farmaco in corso di investigazione per il trattamento di vari tipi di cancro, per esempio nel NSCLC.  Vai alla scheda.
  • Sorafenib (Nexavar®) è anche una piccola molecola inibitrice di diverse tirosinchinasi, approvata per il trattamento del carcinoma renale avanzato e per alcuni casi di epatocarcinoma.  Una delle chinasi che il Sorafenib blocca è quella del fattore di crescita vascolare VEGF, il che ferma lo sviluppo di nuovi vasi intratumorali (azione antiangiogenetica).  Vai alla scheda. Leggi anche un nostro articolo del 14-4-09.
  • Sunitinib (Sutent®) è un’altra piccola molecola che inibisce il fattore di crescita vascolare VEGF. Vai alla scheda.
  • Temsirolimus (Torisel®) è approvato per il trattamento del carcinoma renale ed è un inibitore di una chinasi (chiamata mTOR), che stimola la crescita e la proliferazione delle cellule tumorali. Vai alla scheda.
  • Tivantinib inibisce il recettore c-MET e blocca in tal modo un’importante via di comunicazione intracellulare che può condurre alla morte delle cellule tumorali che iperesprimono il recettore o ne presentano una sua attivazione permanente. Vai alla scheda.
  • Vandetanib (Zactima ™). Il Vandetanib  è un farmaco orale, con monosomministrazione giornaliera, che inibisce l’angiogenesi tumorale e la proliferazione delle cellule neoplastiche di un’ampia gamma di tumori umani.  Il Vandetanib è un potente e selettivo inibitore delle tirosinchinasi associate al recettore del fattore di crescita angio-endoteliale (VEGFR), al recettore del fattore di crescita epidermoidale (EGFR)  e al RET (REarranged during Transfection).   E’ stato usato con successo nel trattamento del NSCLC.  Vai alla scheda.  Consulta anche i nostri precedenti articoli del 13-11-08,  16-12-08 e del 12-5-2011.
  • Vorinostat (Zolinza®) è approvato per il trattamento del linfoma cutaneo a cellule T che non risponde ad altri trattamenti.  Questa piccola molecola inibisce l’attività di un gruppo di enzimi chiamati histone deacetylases (HDACs), che rimuovono un gruppo acetilico da diverse proteine, incluso quelle che regolano l’espressione genica. In tal modo, può indurre differenziazione cellulare, l’arresto del ciclo cellulare e l’apoptosi. Vai alla scheda.

Anticorpi Monoclonali:

(ULTIMO AGGIORNAMENTO: 22/4/2015)

Diversi anticorpi monoclonali sono in via di sviluppo.  Quelli già  ampiamente testati ed approvati per l’uso umano sono:

  • Atezolizumab agisce come immunomodulatore, bloccando il ligando della proteina della morte cellulare programmata: noto come PD-L1. Più in particolare, l’Atezolizumab blocca l’interazione fra PD-L1 e PD-1, il che determina una normale proliferazione ed infiltrazione del tumore da parte delle cellule immunitarie e una maggiore attivita del sistema immunitario. Vai alla scheda.
  • Bavituximab è un anticorpo monoclonale chimerico, sperimentato nel trattamento di tumori e infezioni virali. Il farmaco lega la fosfatidilserina che viene esposta sulla superficie di cellule animali atipiche, sui tumori e su sei differenti famiglie di virus.  Vai alla scheda.
  • Cetuximab Erbitux®) blocca il recettore EGFR.  E’  approvato per l’uso nel cancro del colon e nel carcinoma della testa e collo.  E’ possibile che presto venga approvato anche per il NSCLC. Vai alla scheda.  Vai alla pagina descrittiva. Consulta anche i nostri precedenti articoli (art. del 13-6-08 e art. del 7-7-2010)
  • Necitumumab è una macromolecola (anticorpo monoclonale IgG1, completamente umano), che agisce legandosi e bloccando il ligando del recettore EGFR.  Un ampio studio di fase III, studio SQUIRE, ha dimostrato una significativa attività anti-tumorale nel cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC), variante a cellule squamose (Sq-NSCLC). Vai alla pagina.  Consulta anche i nostri precedenti articoli (art. del 19-5-14).
  • Nivolumab, immunomodulatore, blocca la proteina PD-1 (Programmed cell death 1), un recettore co-inibitorio espresso dai linfociti T attivati, necessario per eludere la sorveglianza immunitaria.  Segnalata una significativa attività anti-tumorale nel cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC), nel melanoma e nel cancro del rene. Vai alla scheda
  • Panitumumab (Vectibix®), approvato per il trattamento di alcuni pazienti con cancro del colon, attaccando i recettori EGFR. Vai alla scheda.
  • Pembrolizumab (Keytruda ®), immonomodulatore. Come il Nivolumab, blocca la proteina PD-1 (Programmed cell death 1), un recettore co-inibitorio espresso dai linfociti T attivati, necessario per eludere la sorveglianza immunitaria.  Segnalata una significativa attività anti-tumorale nel melanoma e nel cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC). Vai alla scheda.
  • Rituximab (Rituxan®), usato per la cura del linfoma nonHodgkin. Vai alla scheda.
  • Trastuzumab (Herceptin®) attacca i recettori Her2/neu (noti anche come ErbB2), espressi in alcuni ti pi di cancro mammario.  Ma è stato usato con successo anche nel NSCLC. Vai alla scheda.