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Articolo pubblicato sulla rivista "New England Journal of Medicine" Febbraio 2007
Lo studio del DNA predice l'esito a distanza del trattamento chirurgico del tumore polmonare e potrebbe suggerire il ricorso alla chemioterapia adiuvante
Un test genetico può identificare quale paziente con tumore polmonare in stadio iniziale può beneficiare della chemioterapia dopo intervento chirurgico. Il test misura l'attività di due geni che agiscono preservando la normale funzione del DNA. Lo studio condotto dal gruppo del Dr. Z. Zheng della Division of Thoracic Oncology, H. Lee Moffit Cancer Center and Research Institute di Tampa (USA), è stato recentemente pubblicato sul numero di febbraio del New England Journal of Medicine. L'RRM1 è una sub-unità regolatrice della ribonucleotide reduttasi ed è coinvolta nella carcinogenesi, nella progressione tumorale, e nella risposta al trattamento del tumore polmonare non a piccole cellule.
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Gli autori hanno sviluppato un metodo per la determinazione quantitativa su campione istologico della proteina RMM1 e di altre 2 proteine (ERCC1 e PTEN). Utilizzando tale metodica, hanno poi studiato 187 pazienti, con tumore polmonare non a piccole cellule in stadio iniziale, sottoposti ad intervento chirurgico di resezione apparentemente curativa. I risultati dello studio sono stati i seguenti: 1.) la capacità espressiva dell'RRM1 correlava in maniera statisticamente significativa con l'espressione dell'ERCC1 (p<0.001) ma non con l'espressione della proteina PTEN (p=0.37); 2.) la mediana dell'intervallo libero da ripresa evolutiva di malattia superava 120 mesi nel gruppo di pazienti che manifesta elevata capacità espressiva RRM1 mentre era di solo 54.4 mesi nel gruppo con bassa espressione RRM1; 3.) la sopravvivenza globale era di 120 mesi nel gruppo di pazienti con elevata capacità espressiva di RRM1 rispetto a 60.2 mesi del gruppo a bassa espressività; 4.) il guadagno di sopravvivenza, tra i 187 pazienti che manifestavano alta espressività delle proteine RRM1 e ERCC1, era globalmente del 30%. |
Il grafico mostra la percentuale di sopravvivenza per i mesi di trattamento. |
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Gli autori, alla luce di questi risultati, concludono che se l'attività espressiva della proteina RMM1 è alta il tumore ha meno probabilità di recidivare e dare metastasi. Se invece tale espressione è bassa, il paziente potrebbe comunque giovarsi di un trattamento chemioterapico adiuvante post-chirurgico. E, per verificarne questa ipotesi, prevedono di iniziare, entro fine anno, un trial multicentrico che utilizzerà il test genetico in questione nella selezione dei candidati ad un eventuale trattamento chemioterapico adiuvante. I primi risultati sono previsti in un arco di 2-3 anni.
Altro importante aspetto clinico riguarda la possibilità che il test possa essere utilizzato anche in altri tipi di neoplasie come il sarcoma, il tumore del seno, ed il carcinoma del colon-retto.
Il Dr. Adi F. Gazdar della University of Texas, Southwestern Medical Center di Dallas (USA), accompagnando la pubblicazione dello studio con un editoriale, ha sottolineato l'interesse di un test che potrebbe modificare l'approccio clinico al trattamento post-intervento dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule.
Dr. Domenico Ferrigno
Dr. Domenico Ferrigno
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