Articolo del 4-01-2007 pubblicato sulla rivista "New England Journal of Medicine"
Le conoscenze genetiche aiutano a migliorare la prognosi dei pazienti colpiti da tumore polmonare
La conoscenza sempre più accurata delle caratteristiche biologiche delle cellule del tumore continua a riservare prospettive indubbiamente interessanti ai pazienti affetti da tale malattia, compresi quelli con tumore del polmone. Più si conosce il nemico, infatti, più possibilità di cure selettive e mirate vi sono per migliorare la prognosi dei pazienti colpiti dal "big killer". Recentemente sono stati pubblicati due studi i cui dati permettono di predire maggiormente il rischio di recidiva e la sopravvivenza dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule operati per uno stadio iniziale di malattia.
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Dei 16 geni identificati, 5 (DUSP6, MMD, STAT1, ERBB3, e LCK) hanno evidenziato una stretta correlazione con l'intervallo libero da recidiva e con la sopravvivenza. Utilizzando un particolare punteggio, gli autori sono riusciti ad identificare 59 pazienti a rischio elevato e 42 pazienti a basso rischio, sulla base dell'espressione genica. La sopravvivenza mediana dei pazienti ad alto rischio è risultata di 20 mesi rispetto ai 40 mesi dei pazienti a basso rischio. L'accuratezza predittiva dei dati riferiti ai 5 geni identificati in questo studio, rappresenta una ulteriore conferma di quanto pubblicato in altre simili casistiche di pazienti.
Un secondo lavoro, pubblicato dal gruppo di Yan Lu su Public Library of Science (PLoS) Medicine Web site, ha valutato in una metanalisi i dati di 7 differenti studi riguardanti la capacità di espressione genica di tumori polmonari non a piccole cellule di pazienti operati in stadio I. Gli autori hanno identificato 64 geni capaci di influenzare la prognosi di questi pazienti. In particolare 11 di questi (APC, CDH8, IL8RB, LY6D, PCDHGA12, DSP, NID, ENPP2, CCR2, CASP8, e CASP10) sono correlati alla capacità del tumore di dare metastasi, ed 8 (CASP8, CASP10, PIK3R1, BCL2, SON, INHA, PSEN1, e BIK) sono responsabili del processo di apoptosi (morte) cellulare. Lo studio, anche in questo caso, ha dimostrato che i pazienti che esprimono questi geni manifestano, in maniera altamente significativa, una peggiore sopravvivenza rispetto a quelli a bassa capacità espressiva.
Questi dati aprono nuove prospettive terapeutiche nei pazienti in stadio precoce di malattia sottoposti ad intervento chirurgico. La ricerca di questi geni nei campioni di tessuto, infatti, permetterà di selezionare i pazienti ad alto rischio di recidiva e di attuare, pertanto, una chemioterapia adiuvante subito dopo l'intervento chirurgico, con conseguente miglioramento della prognosi e della sopravvivenza.
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