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Articolo pubblicato sulla rivista "Journal of the National Cancer Institute" Marzo 2007

La chirurgia rispetto alla radioterapia, dopo la chemioterapia di induzione, non migliora la sopravvivenza dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule in stadio IIIA-N2

La chemioterapia di induzione seguita della resezione chirurgica ha evidenziato, rispetto alla sola exeresi chirurgica, un miglioramento della sopravvivenza nei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule in stadio IIIA-N2. I risultati di uno studio teso a confrontare l'impatto sulla sopravvivenza della radioterapia versus chirurgia dopo chemioterapia di induzione in questo gruppo di pazienti sono stati recentemente pubblicati sul numero di marzo del Journal of the National Cancer Institute. Lo studio condotto dal gruppo del Dr. Jan P. van Meerbeeck del Department of Respiratory Medicine, University Hospital Ghent (Belgio), ha coinvolto 41 centri della European Organization for Research and Treatment of Cancer-Lung Cancer Group. Dal dicembre 1994 al dicembre 2002 sono stati reclutati, in maniera prospettica e randomizzata, 579 pazienti con stadio di malattia IIIA e con positività cito-istologica linfonodale mediastinica (N2).

  I pazienti hanno ricevuto una chemioterapia di induzione a base di cisplatino o carboplatino insieme ad un altro chemioterapico per un totale di 3 cicli. La rivalutazione dell'estensione di malattia, eseguita al termine del trattamento chemioterapico, ha evidenziato una risposta clinica positiva in 332 pazienti che, a loro volta, sono stati randomizzati in due gruppi: uno costituito da 167 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico, e l'altro costituito da 165 pazienti avviati al trattamento radioterapico. La sopravvivenza mediana del gruppo radiotrattato è risultata di 17.5 mesi rispetto ai 16.4 mesi del gruppo chirurgico. La percentuale di sopravvivenza a 5 anni è stata del 14% nei pazienti trattati con radioterapia e del 15.7% in quelli sottoposti ad intervento chirurgico. La differenza in termini statistici di entrambi parametri non è risultata significativa.

La figura mostra le sedi dei linfonodi N2 e dei linfonodi N1.

I Dr.i David H. Johnson, Valerie W. Rush, e Andrei T. Turriti nell'editoriale che ha accompagnato la pubblicazione dello studio, prendendo atto di questi risultati innovativi, concordano sui seguenti punti:

1.) la chemio-radioterapia rimane un'appropriata strategia terapeutica per particolari sottogruppi di pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule in stadio IIIA e malattia linfonodale N2 accertata pre-operatoriamente;

2.) è importante un'accurata selezione dei pazienti da avviare ad intervento chirurgico dopo chemioterapia di induzione, valutando altresì il tipo di resezione chirurgica;

3.) le promettenti tecnologie tese a valutare la capacità prognostica dei marcatori molecolari, la sensibilità e la resistenza ai chemioterapici permetteranno, in un prossimo futuro, di personalizzare il trattamento terapeutico per ciascun paziente.

Dr. Domenico Ferrigno

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Dr. Domenico Ferrigno

 
 
 

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