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Comunicato stampa del 30-11-2005

Localizzato il probabile gene ereditario

In materia di lotta al Big Killer, giungono dagli Stati Uniti importanti novità. Una attiene alla genetica, ed è stata pubblicata nel 2004 dapprima sull’edizione on line del American Journal of Human Genetics (il Giornale Americano di Genetica Umana), poi sui grandi quotidiani nazionali. A onor del vero, si tratta più che altro di una conferma di quanto i responsabili scientifici di ALCASE vanno sostenendo da almeno due anni (Buccheri G., Ferrigno D., Familial and personal history of bronchogenic carcinoma: frequency and clinical implication. Acta Oncol. 43 (1): 65-72, 2004).

Un consorzio interdisciplinare formato da dodici tra istituti di ricerca e università, tra i quali il National Cancer Institute (l’Istituto Nazionale sul Cancro degli Stati Uniti), ha scoperto il probabile componente ereditario del tumore del polmone, malattia normalmente associata a cause esterne come il fumo da sigaretta. La zona sospetta sembrerebbe un segmento del cromosoma numero 6. La ricerca è stata condotta su 52 famiglie nelle quali, limitatamente al primo grado di parentela, si erano registrati casi di tumore o del polmone, o della gola o della laringe. Aver localizzato il sito è stato solo un primo passo. Il secondo consisterà nell’esaminare con maggiore attenzione questa regione del cromosoma numero 6, in quanto ciascuno dei numerosi geni in essa contenuti potrebbe essere quello che predispone al tumore del polmone.

Altra interessante scoperta riguarda gli effetti del fumo sui soggetti portatori e su quelli non portatori dell’anomalia del cromosoma 6, nelle famiglie sottopostesi al test. Per i non portatori maggiore diventa il rischio di contrarre il cancro quanto più essi fumano, mentre per i portatori l’aumento del rischio di sviluppare un tumore del polmone è indipendente dalla quantità di fumo. Questi risultati suggeriscono che, nel caso di individui geneticamente predisposti, il fumo può provocare il cancro perfino a piccole dosi.

La scoperta dei geni interessati negli altri tipi di cancro ha portato a una miglior comprensione di queste malattie, che a sua volta può portare a migliori strategie di trattamento e prevenzione. La speranza è che la stessa cosa si verifichi per il tumore del polmone, che negli Stati Uniti (come in Italia) guida con notevole distacco la classifica dei decessi dovuti al cancro.

In ogni caso, questo studio costituisce un’ulteriore prova dell’importanza degli sforzi cooperativi e su larga scala, anche sul terreno dell’epidemiologia genetica.

 
 
 
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