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Per il cancro del polmone c'è bisogno di superspecialisti


L'Associazione ha sempre chiesto che il cancro del polmone venga trattato, non da oncologi generici, ma da medici che siano altamente specializzati nella cura di questa malattia. Ció non perché si desidera, per i propri pazienti, un trattamento…"speciale", ma semplicemente perché, per vincere un tumore conosciuto come il "big killer" (il grande assassino), c'è bisogno, per forza, di medici competenti e superspecializzati. Si ricorda che il cancro del polmone è, in tutto il mondo e tra tutti i tumori, il killer numero uno nell'uomo e nella donna; che ogni anno, in Italia, le sue vittime sono circa 40.000; che il tasso di sopravvivenza è molto basso, intorno al 10-15%. Poca gente è a conoscenza di questi dati spaventosi per il semplice fatto che si parla molto poco di questo male.

Nel numero di aprile dell'European Respiratory Journal, rivista ufficiale della Società Europea di Pneumologia, è apparso un articolo che conferma quanto intuitivamente si è sempre dato per scontato. L'articolo, a firma di R. J. Fergusson e degli altri ricercatori dello Scottish Cancer Trials Lung Group e dello Scottish Cancer Therapy Network, descrive i risultati di uno studio condotto in Scozia su un campione di 3.855 pazienti, ammalatisi di cancro del polmone nel 1995 e seguiti fino alla fine del 1998. I pazienti sono stati curati da medici con diverse specializzazioni ed i ricercatori ne hanno seguito l'evoluzione per evidenziare eventuali differenze di comportamento e di risultati.

Dei 3.855 casi, 2.901 (75,3%) sono stati seguiti da un pneumologo (con specifiche competenze per il cancro del polmone) mentre i restanti 954 pazienti sono stati curati da altri medici [medici generici, 357 (37,4%), geriatri, 275 (28,8%), chirurghi cardiotoracici, 81 (8,5%), chirurghi generici, 73 (7,7%) ed oncologi, 13 (1,4%)]. I dati hanno evidenziato come le persone sotto i 70 anni di età, le donne e le persone residenti in zone rurali sono le più inclini a farsi curare da un pneumologo. Altro dato interessante, riguarda l'approccio diagnostico al tumore. I pazienti visti dai pneumologi sono stati sottoposti a più esami clinici, quali TAC toracica (51,7 verso 32,7%), scintigrafia ossea (19,1 verso 13,3%), broncoscopia (78,4 verso 32,9%) e mediastinoscopia (8,2 verso 4,9%), esami che hanno permesso una migliore valutazione dell'estensione della malattia. In generale, i pazienti seguiti dai pneumologi hanno ricevuto un trattamento più efficace rispetto a quelli seguiti da altri medici. La chemioterapia e la radioterapia sono state prescritte più frequentemente dai pneumologi (18,3 verso 9,3%). Lo studio ha infine rivelato che i pazienti seguiti da pneumologi avevano una sopravvivenza maggiore rispetto ai pazienti curati dagli altri medici. La sopravvivenza ad un anno dalla diagnosi è stata, per i pazienti seguiti da pneumologi, del 24,4%, rispetto all'11,1% degli altri. Tale beneficio si è mantenuto anche a distanza di 3 anni (8,1 verso 3,7%).

A commento dello studio in questione, è apparso, sempre nello stesso numero della rivista, un editoriale a firma di J. K. Field (Università di Liverpool, Gran Bretagna) e C. Brambilla (Università di Grenoble, Francia). Questi autorevoli ricercatori affermano che, per diminuire la mortalità del tumore polmonare, esistono quattro vie principali: 1) organizzare programmi di disaffezione al fumo; 2) identificare gli individui a rischio di sviluppare la malattia; 3) utilizzare strategie terapeutiche basate su sperimentazioni cliniche nazionali ed internazionali; 4) fare ricorso a pneumologi (con competenze oncologiche) per il trattamento dei pazienti. I commentatori ritengono che quest'ultima via sia, al momento, l'unica strategia che possa essere messa in atto subito.

Le considerazioni finali possono essere riassunte in due punti: 1) ancora oggi, non solo nel nostro paese, inviare immediatamente il malato con sospetto cancro del polmone ad uno specialista è una prassi non consolidata; 2) i dati scaturiti dallo studio supportano, ancora una volta, l'opinione secondo la quale i pazienti affetti da tumore del polmone traggono comunque beneficio dall'essere seguiti da pneumologi-oncologi.

 
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