Il malato di cancro al polmone è diverso

Appello di Margherita Morano, Presidente Emerito di ALCASE Italia

La signora Morano e il marito in un momento di gioia, prima della malattia

Il malato di cancro al polmone è un malato diverso da tutti gli altri ammalati. I medici devono rendersi conto che questi pazienti sono dei malati diversi perché, quando hanno il primo impatto con la malattia, si considerano già dei condannati a morte.

Occorrono dei centri specializzati con ambulatori e Day Hospital efficienti, dove l’ammalato non debba fare code di ore per essere visitato. Diagnosticare rapidamente un cancro è di fondamentale importanza, sia per la sopravvivenza stessa del malato, per il quale si tratta davvero di una lotta contro il tempo, sia per evitare quello stress psicologico che, insieme alla disperazione, porta alla resa incondizionata di fronte alla malattia.

Troppo spesso i malati di cancro del polmone, invece, devono spostarsi da un ospedale all’altro, con code interminabili, per eseguire i vari accertamenti e, come se non bastasse, devono attendere, a volte, per mesi il “verdetto”. Già, perché di verdetto si tratta. Vivere o morire, chemioterapia o intervento chirurgico, lottare o arrendersi.

Tutto questo è vergognoso. Per non parlare poi della sofferenza morale, che aggiunta a quella fisica, porta spesso la persona coinvolta a valutare soluzioni estreme per porre fine a un così grande dolore.

Io, come volontaria, ho seguito numerosi malati di cancro del polmone, primo fra tutti mio marito. Se il tumore gli fosse stato diagnosticato tre mesi prima, ora, forse, sarebbe ancora qui con me. Tante persone sarebbero ancora vive se solo esistessero centri realmente specializzati nella cura di questo tumore, e personale altamente qualificato.

Servono medici, infermieri e psicologi, che diano il sostegno necessario al malato e ai suoi cari per affrontare e vincere una così difficile battaglia.

Ogni essere umano ha diritto alla diagnosi subito, per la sua sopravvivenza. I politici dovrebbero rendersi conto di questo e della sofferenza che c’è dietro questo male.

Io stessa posso raccontare l’esperienza di un cancro diagnosticatomi con due mesi di ritardo che, se non fosse stato benigno, non mi avrebbe perdonato: due mesi, non due giorni di ritardo!

I nostri politici devono pensare innanzitutto alla salute delle persone, perché quello alla salute è un diritto. Ottenere una diagnosi in breve tempo è un diritto. Avere del personale qualificato che si occupa di te è un diritto. Avere supporto psicologico è un diritto.

Devono essere elargiti finanziamenti adeguati alla realizzazione di strutture specifiche per ogni tipo di tumore. I tumori non sono tutti uguali. Io penso che tutto questo si possa fare, basta solo un po’ di buona volontà da parte di tutti, in primis dei politici.

Solo chi è passato attraverso il tunnel della malattia può capirne appieno la grande sofferenza. Il tumore del polmone è una tragedia che può distruggere una famiglia intera, senza possibilità di appello, e può colpire chiunque, anche gli stessi politici, benché per essi sia, forse, meno difficile avere diagnosi precoci e specialisti migliori. A loro mi rivolgo, perché pensino alla povera gente e provvedano a che tutti abbiano gli stessi diritti di fronte alla malattia, perché la sofferenza è uguale per tutti.

Ringrazio di cuore coloro che vorranno prendere atto di questo mio scritto e farsi carico di questa importante battaglia con me e con ALCARE – ALCASE Italia, in nome di tutti i nostri cari, portati via da questo terribile male.