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Il cancro al polmone nei giovani: un articolo del Washington Post

Ci siamo imbattuti in questo articolo del Washington Post:

https://www.washingtonpost.com/national/health-science/research-making- progress-on-why-young-non-smokers-get-lung-cancer/2015/12/05/56c5277e- 92ce-11e5-8aa0-5d0946560a97_story.html e pensando di far cosa gradita, lo abbiamo tradotto in Italiano:

I progressi della ricerca sul tumore polmonare dei giovani non fumatori

Le sorelle Kelsey e Corey Wood in un momento di relax mentre giocano a carte nel residence di Westminster. A Corey Wood, maratoneta ed atleta del triathlon, è stato diagnosticato un cancro polmonare al IV stadio. (Erin Hull/For The Washingotn Post).

Di Lenny Bernstein (traduzione in italiano diElettra: https://www.facebook.com/profile.php?id=100005492899121&fref=ts).

Corey Wood, la maratoneta del college, aveva dietro l’occhio destro una piccola protuberanza che preoccupava il suo medico. Wood si sentiva in piena salute, ma una TAC total-body rivelò la presenza di un tumore polmonare al IV stadio.
La diagnosi colse tutti di sorpresa perché Wood era molto giovane e non aveva mai fumato in vita sua. Ogni anno, negli Stati Uniti, circa duemila persone al di sotto dei 40 anni ed immuni da qualsiasi fattore di rischio, ricevono la diagnosi di carcinoma polmonare.
“Quando mi è stato diagnosticato il cancro, non riuscivo a comprendere il perché” ricorda Wood, che oggi ha 23 anni. Il suo adenocarcinoma, la forma più comune di tumore polmonare non a piccole cellule, si era già diffuso ai linfonodi ed alle ossa. La possibilità di sopravvivenza a 5 anni
era inferiore al 5%. “Non ho nemmeno pianto perché non riuscivo a seguire ciò che il medico mi stava dicendo”.

Si è sempre prestata poca attenzione al tumore polmonare nei giovani, ma ora che la scienza comincia a collegare questa patologia alle mutazioni genetiche, un gruppo di ricercatori sta cercando di identificare le alterazioni genetiche più comuni nei giovani pazienti. Gli studiosi, in particolare, sono alla ricerca di sotto-tipologie di cancro che possano essere trattate con i farmaci esistenti sul mercato.
“I giovani devono essere sottoposti a test ulteriori, non si può lasciare niente di intentato, è necessario arrivare fino al più nascosto profilo genetico del tumore” spiega Geoff Oxnard, assistente universitario presso la scuola di Medicina di Harvard. Oxnard sta conducendo uno studio sulla genomica del carcinoma polmonare nei giovani, organizzato e finanziato da Bonnie Addario, ex-amministratrice di una società petrolifera, ammalatasi di cancro al polmone all’età di 50 anni. Bonnie Addario ha perso molti membri della sua famiglia a causa di questa patologia, ed ha deciso di investire il suo tempo e le sue risorse per combatterla. Bonnie ha impostato questo studio con un approccio non propriamente ortodosso, reclutando soggetti attraverso i social media e consentendo la condivisione di tutti i dati.
Si sono analizzati i dati di 74 soggetti e nell’80% dei casi si sono riscontrate alterazioni genetiche, come ci spiega Barbara Gitlitz, professore associato di medicina all’università della California, e co-conduttrice dello studio.
Tre tipi di alterazioni genetiche si sono dimostrate comuni, il prossimo passo sarà rappresentato da un più vasto studio epidemiologico volto a determinare il perché i giovani contraggano questi istotipi di cancro polmonare.
“Il nostro scopo finale è cronicizzare il cancro del polmone trattando la malattia in base al suo sottoinsieme genomico” spiega la Addario. I ricercatori si augurano che lo studio possa arruolare un maggior numero di giovani pazienti, per indurre le case farmaceutiche a sviluppare nuovi tipi di farmaci mirati.

In America il cancro del polmone miete ogni anno il maggior numero di vittime, quest’anno sono stimati 158000 decessi, di cui la maggior parte ultra sessantacinquenni fumatori.
Il riscontro, in giovani pazienti, di mutazioni genetiche trattabili con i farmaci già attualmente disponibili, non deve essere considerato sinonimo di cura. Molti casi di tumore, infatti, sono diagnosticati molto tardi, soprattutto in soggetti giovani, sani e non fumatori. Un sintomo quale la tosse persistente, nei giovani non è immediatamente riconducibile al cancro, ma è in prima istanza trattato come bronchite o broncopolmonite.
Purtroppo in questi giovani pazienti il tumore è molto più aggressivo e proprio per questo è necessario trovare un trattamento mirato che permetta di guadagnare tempo in attesa che siano scoperti nuovi farmaci o che i ricercatori trovino combinazioni adeguate delle terapie già esistenti.

Maki Inada, una professoressa di biologia quarantatreenne, ha superato ogni pronostico sopravvivendo per sette anni al carcinoma polmonare. Il tumore di Inada presentava la mutazione del gene EGFR ed era stato trattato con il farmaco Tarceva (erlotinib) fino al 2010. “Pensavo di avere chiuso con il cancro” spiega Inada che nel 2011 ho dato alla luce una figlia “non mi è mai sfiorata l’idea di poter essere ancora vittima di questa malattia”. Purtroppo il tumore di Inada è diventato farmaco-resistente e questo la ha costretta ad un intervento chirurgico che ha rimosso parte del lobo sinistro. Oggi Inada è molto più cauta nell’affermare di aver sconfitto la malattia.

Il cancro di Wood, invece, era risultato negativo sia alla mutazione EGFR che alla mutazione ALK: su di lei il Tarceva (erlotinib), farmaco che agisce sulla mutazione genetica delle cellule tumorali, non avrebbe sortito alcun effetto.
La giovane età di Wood spinse i medici a test genetici più approfonditi; dei vetrini contenenti le sue cellule tumorali furono inviati al Foundation Medicine del Massachussettes, un centro medico all’avanguardia che verifica la mutazione di oltre 300 geni responsabili del cancro. Il campione inviato risultò positivo alla mutazione del gene ROS1 che rispondeva bene al trattamento con un nuovo farmaco, il crizotinib (Xalkori).
Nell’estate del 2014, a distanza i 4 mesi dall’inizio della terapia, Wood si è sottoposta ad una TAC toracica che è risultata pulita. Il tumore del nervo ottico è stato radiotrattato prima che potesse alterare la capacità visiva. A febbraio Wood ha ricevuta la notizia ufficiale di regressione totale della malattia.
Wood non ha modificato il suo stile di vita, gli effetti collaterali della terapia sono stati minimi e le hanno permesso di praticare molti sport, viaggiare e cercare un lavoro. Ha continuato il crizotinib fino a non molto tempo fa quando, in seguito al riscontro di piccole lesioni cerebrali, i medici le hanno prescritto un farmaco sperimentale, l‘entrectinib che, a differenza del crizotinib, è in grado di superare la barriera emato-encefalica e raggiungere il cervello.
“Ci sono dei giorni in cui dico mi dico che tutto questo è insostenibile. Quando ci sarà una via d’uscita? Questo non è giusto”. Nonostante questo Wood ha deciso che, se vivrà abbastanza, adotterà dei figli. “Voglio vivere la mia vita come se non avessi il cancro”.


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