Come scegliere il luogo dove farsi curare…

I CENTRI DI CURA IN ITALIA

Oggi vorremmo parlarvi di un grande ed importante lavoro, di estrema utilità pratica, che si complementa molto bene col nostro elenco dei Medici Eccellenti, e che è certamente di grande aiuto per chi cerca nel WEB informazioni utili per scegliere il proprio medico e il centro di cura a cui affidarsi.

Il lavoro di cui parliamo è curato della Fondazione Umberto Veronesi ed  è pubblicato nelle pagine del Corriere della Sera (edizione online), alla sezione SALUTE/SPORTELLO CANCRO: http://www.corriere.it/sportello-cancro.

La ricerca in questione è stata condotta per tutti i tumori, ma, ovviamente quello che interessa noi sono i dati relativi al cancro del polmone, cui rimandiamo coll’ampio link che segue:

OSPEDALI CHE CURANO:

I TUMORI DELL’APPARATO RESPIRATORIO

dati 2013 di tutte le regioni italiane

Vi è da dire che i dati non sono recentissimi, ma sono i più recenti disponibili sul sito e comunque rimangono ragionevolmente attuali…

Ma veniamo ai contenuti e alle informazioni che sono facilmente ricavabili dall’attenta analisi delle pagina su linkata, e che, per brevità, raccogliamo nel seguente elenco.  I dati sono riferiti a ciascun centro di cura (ospedale, istituto scientifico, ecc..) preso in considerazione:

  • Presenza o meno, al suo interno, di reparti di eccellenza valutati in base ai seguenti criteri:
    1. presenza delle risorse necessarie all’intero percorso del trattamento oncologico nella stessa struttura: chirurgia, chemioterapia e radioterapia, servizi e attrezzature diagnostiche (quali, ad esempio, anatomia patologica, Tac, Rmn)
    2. casistica clinica: consistente volume di attività chirurgica, con particolare riguardo al numero di lobectomie, pneumonectomie complete, resezione segmentali del polmone eseguite
    3. reputation e impact factor di una struttura, quel “buon nome” di cui gode fra gli esperti del settore, anche in considerazione dei lavori scientifici (recensiti da Medline) pubblicati annualmente
    4. attivazione di programmi sperimentali e protocolli clinici.
  • Sperimentazioni in corso, delle quali si dà:
    1. una descrizione completa della sperimentazione e delle caratteristiche dei pazienti arruolabili,
    2. la data di attivazione dello studio e di chiusura (a meno che lo studio sia ancora attivo),
    3. il link di tutti i centri italiani -oltre quello in questione- che partecipano alla sperimentazione,
    4. la società farmaceutica che sponsorizza lo studio.
  • Numero di ricoveri in regime ordinario e di Day Hospital
  • Numero di interventi chirurgici (suddivisi per tipo e complessivi)
  • Indice Medicare, un indice americano che dà un’idea della complessità del trattamento eseguito.

E’ chiaro che vi è una notevole corrispondenza fra la nostra lista dei medici che più fanno ricerca (medici eccellenti) e i migliori centri di cura (cioè quelli che hanno reparti “eccellenti”, fanno più ricerca, hanno più ricoveri ed interventi chirurgici..).  Ed, infatti, molti medici da noi giudicati “eccellenti” lavorano in reparti considerati “eccellenti” da SPORTELLO CANCRO, ma non sempre e necessariamente è così.  La conoscenza di entrambe le informazioni permette di scegliere quella che, a parere nostro, è la migliore combinazione:

“Un ottimo medico che operi con un’ottima equipe in un ambiente tecnologico ed efficiente…”

Sportello Cancro - Ospedali che curano il cancro al polmone - Anno 2013


26 Responses to “Come scegliere il luogo dove farsi curare…”

  1. A mia madre (82 anni) è stato diagnosticato un mesotelioma pleurico maligno di tipo epiteliale, con micronoduli in tutta la pleura, nel polmone destro. La scoperta è avvenuta 20 gg fa, in seguito a problemi respiratori insorti i primi di giugno scorso. L’ospedale di Ancona, dove è stata praticata la toracoscopia e relativa analisi citologica, l’ha dimessa dicendo che non c’è altro da fare se non terapia sintomatica.
    Da quello che ho letto, mi sembra che mia madre non sia una malata terminale!
    Vorrei sapere chi consultare, per avere risposte precise, se è possibile qualche tipo di terapia per darle una buona qualità di vita nel periodo che ancora le è concesso.
    Grazie per l’attenzione e per il riscontro che vorrete darmi.

  2. Ciao, Simonetta.

    Il mesotelioma è il tumore che origina dal foglietto di rivestimento del polmone (pleura) e non è esattamente un cancro al polmone. Quanto noi sappiamo e condividiamo sul tumore polmonare (ad esempio, la rubrica medici eccellenti e le linee guida internazionali), perciò, non è applicabile al tumore della tua mamma.

    In generale posso dirti che il mesotelioma è molto meno responsivo alla chemioterapia del cancro ai polmoni, e non si può fare nè radioterapia nè chirurgia. Attualmente, alcuni ricercatori stanno provando ad utilizzare i nuovi farmaci mirati, ma non vi è alcun consenso su quale farmaco usare e come utilizzarlo. In effetti, a volte, anche nel cancro del polmone, la migliore terapia di supporto e sintomatica è la cosa migliore da fare (consulta, ad esempio, qualcuno dei pareri autorevoli riportati alla pagina http://www.alcase.it/educational/linee-guida-internazionali/).

    I tuoi medici, perciò, non hanno tutti i torti… anche se l’espressione “non c’è niente da fare” è brutta e non è vera. Diceva un grande medico americano dell’ottocento:

    “I BRAVI MEDICI:
    1. GUARISCONO RARAMENTE,
    2. AIUTANO SPESSO,
    3. CONFORTANO SEMPRE…”

  3. Daniela Rossetti scrive:

    Buongiorno, a mia nonna, di 70 anni, è stato diagnosticato un tumore ai polmoni di dimensioni di circa 7 cm, con delle metastasi nel fegato. I medici, dato che la situazione è sicuramente molto grave, ci hanno detto che non è operabile e che quindi loro non possono fare nulla. Sono stati loro i primi, però, a consigliarci di sentire altri pareri medici. Facendo qualche ricerca su internet ho letto di nuove tecnologie, anche sperimentali, che trattano tumori di questo tipo. Volevo una parere su queste tecnologie, è vero che potrebbero salvarle la vita? Dove sono i migliori centri per queste tecnologie?
    Grazie di cuore.

  4. Purtroppo, signora, non esistono nuove “tecnologie che salvano la vita”, se l’intervento chirurgico di asportazione radicale del tumore non è più possibile…
    Esistono solo terapie moderne che possono allungare la durata della vita e migliorane la qualità. Queste terapie NON sono uguali per tutti, ma differiscono da persona a persona, e da tumore a tumore… Perciò è fondamenale una buona valutazione iniziale del caso clinico.
    Come ALCASE, noi disponiamo della lista dei 100 medici più esperti di cancro del polmone in Italia: http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti/.
    Inoltre, le potrebbe interessare anche il contenuto di questa pagina che si occupa dei centri ospedalieri/universitari con maggiore competenza nel settore: http://www.alcase.it/2011/08/come-scegliere-il-luogo-dove-farsi-curare/

  5. Rossetti Stefano scrive:

    buongiorno, a mio padre di 80 anni, circa due mesi fa, il dottore di condotta ha fatto fare rx al torace e tac urgente dove si è riscontrata una macchia di circa 9 cm nel polmone dx. su consiglio del medico ci siamo rivolti all’ospedale di torrette di AN.
    dopo un mese e mezzo ci hanno fatto la broncoscopia ( lunedì scorso 23/09/2013)senza dirci cosa hanno trovato dicendoci che non possono pronunciarsi fino a quando non gli hanno fatto anche altri analisi ( tac celebrale e pet)tutto questo in day ospital. oggi ci hanno chiamato dandoci appuntamento al 16/10/2013 per la tac celebrale dicendoci che non si sa quando ci potranno fare la pet. perché la lista di attesa è molto lunga
    mio padre ha reagito malissimo alla notizia dicendo che lui non riesce ad aspettare tutto questo tempo, che lui sente dolore al petto ed ha una tosse che gli da il tormento (dice che non gli stacca).
    vorrei un consiglio per sapere se c’è qualche struttura ospedaliera dove possano ricoverarlo per alcuni giorni, fare tutti gli accertamenti del caso e stabilire una cura.
    capisco che da certi mali non si può guarire ma penso che il lato psicologico e la tranquillità di una persona di 80 anni che affronta un percorso di questo tipo vada salvaguardato.
    vi prego di darmi qualsiasi consiglio che possa aiutarmi

  6. Caro Stefano,

    il fatto che racconti è sconcertante e tutti noi, qui in ALCASE, ne siamo davvero rattristati.

    Attendere più di due mesi per una valutazione clinica pre-trattamento di un cancro al polmone è inaccettabile per un tumore che, non curato, consente, in media, solo pochi mesi di vita… Cui vanno sottratti gli altri 2 mesi di tempo, circa, perchè dal primo sintomo si arrivi alla prima visita specialistica o al ricovero in ospedale (secondo un mio vecchio studio del 2004: http://www.ersj.org.uk/content/24/6/898.full)….

    Tutto questo fa sì che, quasi sempre, quando si giunge alla diagnosi, la malattia è troppo avanzata per essere curabile… Alla faccia della diagnosi precoce di cui tanto si parla, ma di cui la realtà ospedaliera italiana non pare aver preso nota in alcun modo (fatte, naturalmente le dovute eccezzioni)!..
    E questo, senza parlare degli effetti psicologi del ritardo diagnostico, che tu giustamente sottolinei.

    Che fare?… Cercare un altro centro ospedaliero?..

    Certo. Per questo ti rimando alla mia prima risposta dove inidirizzavo allo Sportello Cancro del corriere: non sono in grado dirti di più, se no che a Cuneo, dove io operavo la valutazione clinica pre-trattamento durava all’incirca 1 mese. Altri centri possono far meglio, ma non so dirti se si e di quanto, non avendone esperienza personale.

    Ci sarebbe un’altra cosa da fare (non tanto per tuo papà, ma per la società di Ancona e dei futuri ammalati di quella regione): scrivere una lettera indignata ai giornali locali.
    Se vuoi… se ci spedisci per posta una lettera dettagliata con tutte le date e gli esami effettuati e incarichi ufficialmente ALCASE di farlo… possiamo occuparcene noi.

  7. rossella colucci scrive:

    Sono una donna di 62 anni residente a Pescara, che è stata fumatrice per molti anni anche se non accanita. Da 9 anni faccio parte del progetto Cosmos dell’IEO di Milano, per la diagnosi precoce del carcinoma. Anche quest’anno a luglio, sottoposta a Tac a basso dosaggio, non si è rilevato nulla. A novembre 2013, dopo una diagnosi di broncopolmonite con versamento pleurico non risolta con circa 20 gg di cure antibiotiche, mi è stato diagnosticato un microcitoma di 4.7 cm. a piccole cellule nel polmone sx. Sono in cura con chemioterapia ed ho completato il 4° ciclo; ora in attesa di fare tac di verifica e poi sapere come continuare.Ho avuto notizia di eccellenza per la cura del tumore al polmone dell’ospedale di Ravenna. Desidererei consigli ed informazioni utili ad affrontare al meglio la situazione. Grazie. Rosssella Colucci

  8. Cara amica,

    innanzitutto lasciami dire che mi è molto spiaciuto leggere la tua storia, che dimostra il fallimento -nel tuo caso- di quello che consideriamo oggi il mezzo migliore per la diagnosi precoce e cioè lo screening…

    Davvero sfortunata, Rossella! Ma forte e combattiva!.. Son certo, vedrai, il tuo tumore sarà fortemente rgredito (se non scomparso) dopo la chemio!….

    In riferimento alla domanda che mi fai, ti consiglierei di far riferimento a due nostre pagine (gli ospedali che trattano più tumori al polmone: http://www.alcase.it/support/100-ospedali-premessa/centri-medici/ e i medici che più hanno studiato e fatto ricerca nel campo: http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti/).

    A Ravenna, immagino ti sia stato consigliato L’Istituto Scientifico Romagnolo (http://www.irst.emr.it/LIstituto/tabid/2352/Default.aspx). Se ti è comodo, è certamente un buon centro oncologico, anche nel trattamento del cancro al polmone (ho visto che hanno molti studi attivi sul polmone e persino uno specifico per il microcitoma).

    Io, personalmente, non conosco nessuno dei medici vi lavorano, che fra l’altro non risultano nelle nostre liste, ma questo vuol dire poco. La lista dei Medici Eccellenti sarà presto aggiornata ed io non frequento i congressi medici in maniera assidua da almeno 7 anni…

    Se avessi ancora bisogno, non esitare a contattarci, per e-mail o tramite Facebook.

    Ciao, e augurissimi per la prossima TAC!

    Gianfranco

  9. Margherita Cataldo scrive:

    Buona sera dottore. Mio marito 12 anni fà (aveva 53 anni) ha avuto una neoplasia celebrale (metastasi di provenienza ignota) asportata con intervento chirurgico e trattato con chemioterapia e radioterapia. Per 10 anni tutto è andato liscio, 2 anni fà nei controlli di routine sono stati riscontrati dei linfonodi ai polmoni è stata fatta una broncospia ma x fortuna erano di natura infiammatoria e non tumorale. Nel febbraio 2013 abbiamo rifatto una tac di controllo e non è stata riscontrata nessuna anomalia.Dalla fine di novembre 2013 è comparsa una tosse piuttosto persitente e il medico di famiglia la cura x bronchite, passa circa un mese la tosse non passa ci rechiamo nuovamnete dal medico e questa volte nella visita lui dice che sospetta una broncopolmonite e ci consiglia di fare una lastra dove risulta un addensamento, fa x 3 settimane una cura di antibiotici e cortisone e facciamo una nuova lastra di controllo ma l’addensamento che si vedeva prima si era ancora di più accentuato. Il medico decide di fare una tac e dispone pure un ricovero in ospedale x un trattamento ancora più incisivo. Dalla tac è stato riscontrato” formazione tessutale a densità disomogeneamente ipodensa, per verosimile fenomeni necrotico-colliquativi in sede ilare destra (40x 26mm vs 20x20mm) alcuni linfonodi in corrispondenza della finestra aorta-polmonare in sede paratracheale e dei linfonodi ipodensi con cercine iperdenso al tripode celiaco e in sede interaortocacavale (dt max 20mm).
    A seguito questi risultati mio marito si è sottoposto ad esami estologidi con la seguente disgnosi ” Adenocarcinoma infiltrante mucosa bronchiale” Dalla comparsa della tosse ad oggi sono passati circa 4 mesi , fra 2 giorni abbiamo un appuntamente dall’oncologo ma già chi ha effettuato la biopsia ha escluso un intervento chirurgico dicendo che l’unico trattamento può essere la chemioterapia e la radioterapia. La prego dottore mi dia lei qualche consiglio , se restare e fare tutto quà in Sicilia o andare in qualche centro più specializzato al nord. Rimango in attesa di una sua risposta. Grazie anticipatamente

  10. Gentile signora,
    la ringrazio innazitutto per la fiducia e mi permetto di confidarle che la storia clinica di suo marito ha veramente dell’eccezzionale. E qualcosa di strano rimane…

    Una domanda prima di entrare nel merito: gli esami istologici sono stati ottenuti mediante broncoscopia (se si, quali erano i risultati?) o agobiopsia transtoracica?…

    Nel merito, ciò che sorprende è la presenza di linfonodi ingrossati atipici a livello addominale: un cancro al polmone non dà metastasi ai linfonodi addominali (o almeno in tutta la mia esperienza professionale non ho mai visto un caso del genere!). Probabilmente questa TAC va rivista e meglio interpretata da un chirugo toracico con grande esperienza in oncologia polmonare. Inoltre, l’esecuzione di una TAC-PET è essenziale, prima di escludere l’operabilità. Infine, vanno considerate ancora le condizioni cliniche generali, la presenza o meno di gravi malattie associate e la funzionalità respiratoria che sono elementi importanti nella decisione chirurgica.

    Lei mi chiede se andare al… “Nord” o meno. In linea generale, purtoppo, la risposta è sì. Nonostante che per la sanità regionale siciliana non si spenda meno (a livello pro-capite) che per quella lombarda, la realtà è che i centri ospedalieri del nord danno migliori garanzie di successo. Io personalmente considero il top in Italia l’Istituto Europeo di Oncologia (https://www.ieo.it/): lì fra l’altro ci sono ottimi chirurghi toracici che potranno facilmente chiarire gli aspetti dubbi cui accennavo poco fa.

    Un’alternativa in Sicilia è la clinica Humanitas di Catania e il chirurgo toracico Paolo Macrì, di cui ho personale stima: http://paolomacripriolo.xoom.it/virgiliowizard/biografia.

    Un’ultima cosa. Le consiglio di far richiedere dai suoi medici (anche se alcuni tendono a sminuirne l’utilità) dei semplici esami del sangue che, ripetuti ogni 3-4 settimane sono UTILISSIMI per seguire l’andamento della malattia: http://www.alcase.it/2012/10/marcatori-tumorali-tradizionali/

    Nel formularle i miei migliori auguri per fausta soluzione anche di questo nuovo e apparentemente grave problema, le invio cordiali saluti.

    Gianfranco Buccheri

  11. Margherita Cataldo scrive:

    Carissimo dottore, la ringrazio tanto per averi risposto con tanta sollecitudine. Rispondo alle domande che lei mi ha fatto. A mio marito è stata praticatra una broncoscopia con i seguenti risultati. Biopsia bronco lobare superiore e intermedio destro. Diagnosi – Mucosa bronchiale senza evidenza di neoplasia
    2 Biopsia bronco lombare medio e piramide basale. Diagnosi-Adenocarcinoma infiltrante mucosa bronchiale.
    3 Esame citologico di liquido di lavaggio bronco destro. Diagnosi- Sedimento emorragico con rare cellule atipiche coerenti con adenocarcinoma.Altra cosa che abbiamo scoperto è che nella TAC effettuata a novembre 2013 gia esisteva questa “massa” di cm.2,5 e nel referto non è stata relazionata di ciò se ne sono accoti ora i medici mettendo a confronto la TAC del 2013 con quella effettuata il mese scorso questo ritardo di un anno ha arrecato a mio marito un danno irreparabile. I vari medici che lo hanno visitato mi hanno detto che intervenendo un anno fà la cosa era completamente diversa mio marito poteva essere operato mentre ora si può intervenire solo con la chemioterapia.Domani comunque mio marito ha una nuova visita da un chirurgo toracico di origine siciliana che è da tantissimi anni si è trasferito ed esercita a Treviso e una volta al mese viene per seguire dei pazienti giù in Sicila. Per quanto riguardo il suo stato di salute se lui non avesse la tosse (che persiste) direi che non ha nulla perchè non ha febbre, non ha dolori e non gli manca l’appetito.
    La ringrazio per il tempo che mi dedica, le invio cordiali saluti.
    Margherita Cataldo

  12. Grazie, signora Margherita, per le ulteriori notizie cliniche. Dunque si tratta proprio di un adenocarcinoma primitivo del polmone (e quindi un secondo tumore dopo il primo cerebrale) con (strane) metastasi ai linfonodi addominali.
    Ribadisco quanto consigliatole precedentemente (TAC-PET) e marcatori tumorali sierici. Anzi, trattandosi di una adenocarcinoma primitivo del polmone vanno fatti anche i marcatori tumorali genetici (mutazione EGFR ed ALK), che, qualora positivi, consentirebbero un trattamento più efficace della chemio (nel caso sfortunato di inoperabilità).
    Ricambio i cordiali saluti,
    Gianfranco Buccheri

  13. Chiara Salustri scrive:

    Gentile Dr. Buccheri,
    Le scrivo per il caso di mia zia, 59 anni, non fumatrice con diagnosi di carcinoma sarcomatoide al IV stadio. È stata in una presso il campus bio medico di Roma che ha iniziato una chemioterapia con carbotaxolo 2 mesi dopo la diagnosi. Ad oggi ovviamente la situazione è peggiorata e i medici hanno deciso di sospendere la chemio dopo un solo ciclo diviso in 2 sedute distanti l’una dall’altra di una settimana poiché ritengono che non sia responsivo. Mia zia è stata quindi dimessa. Io ritengo che siano stati fatti molti errori tra cui lentezza nella diagnosi e nel l’inizio della terapia (è uscita fuori una metastasi al fegato che alla prima TC non aveva) e precocità nell’interrompere le cure (erano stati previsti 6 cicli di chemio). Noi familiari siamo bello sconforto ma non vogliamo arrenderci così come mia zia vuole riprendere le terapie. Mi consigli che cosa posso fare.
    Grazie, cordiali saluti
    Chiara Salustri

  14. Gentile signora Chiara,
    ho letto la storia della zia e, se le cose stanno realmente come lei le descrive, non posso non essere d’accordo con lei. In effetti la diagnosi e la successiva valutazione di estensione di malattia, nonchè tutte le altre valutazioni necessarie per scegliere il trattamento ottimale di prima linea DEVONO essere molto brevi. Nel modo ideale (e ci sono moltissimi centri “ideali” soprattutto all’estero…) tutto il percoso diagnostico non dovrebbe superare le due settimane. Mi ricordo che, quando lavoravo in ospedale, “ogni santo giorno” era caratterizzato da una continua lotta contro la cattiva organizzazione dei servizi, allo scopo di stare in quei limiti di tempo… E qualche volta, devo ammetterlo, a causa della complessità del caso o semplicemente per l’accavallarsi delle festività, non riuscivo ad iniziare il trattamento se non al 20-22° giorno dalla mia prima visita. Ma non ricordo di aver superato mai il mese, in tutta la mia vita.
    Certamente 2 mesi di tempo, per decidere il da farsi, è davvero troppo. E concordo anche sul fatto che un unico ciclo di chemioterapia è davvero poco per valutare una eventuale risposta obiettiva, almeno in condizioni normali. E il non aver preso in considerazione una seconda linea è un atteggiamento davvero troppo rinunciatario…
    Mi spiace sentire che questi problemi siano insorti al Campus Bio-Medico di Roma, del quale peraltro avevo buone informazioni.
    Che fare adesso?… Certamente c’è bisogno di una seconda opinione.
    Per questo le consiglierei di valutare attentamente i curricula dei 100 medici eccellenti d’Italia (http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti/) e la pagina cui questo blog fa riferimento (http://www.alcase.it/support/centri-medici/) e decidere voi stessi, anche in base alla distanza e alla disponibilità economica, dove andare.
    Non dovrei dirlo, ma per me (e lo dico molto sommessamente…) il migliore ospedale in Italia è lo IEO di Milano e il più grande esperto (non molto disponibile per consulti a privati, mi dicono..) è il Prof. Scagliotti.
    Cordialmente,
    Gianfranco Buccheri

  15. franVesco ciro scrive:

    A mio padre di 58 anni ex fumatore hanno diagnosticato un microcitoma al polmone sinistro e il medico ci ha detto che la sua prospettiva di vita e di 5 io sono di Napoli e vorrei sapere un centro dove sono esperti di questa malattia. Grazie

  16. Teoricamente tutti, caro amico. Tutti i centri oncologici in grado di fare chemio e radioterapia sono in grado di curare anche il microcitoma (oltre al più comune cancro non a piccole cellule).
    Puoi scegliere il tuo ospedale e il tuo medico, dando una lettura attenta alle nostre pagine dedicate: http://www.alcase.it/support/100-ospedali-premessa/ e http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti-premessa/.
    Se vuoi un nome in particolare, potrei indicarti il Dr. Cesare Gridelli e il suo centro oncologico di Avellino: http://www.avellino1.doloredoc.it/home.
    Cordialmente,
    Gianfranco Buccheri

  17. Flora87 scrive:

    Salve,
    mio padre 20 anni fa è stato operato di tumore alla vescica. Ha 64 anni. Nel 2009, tuttavia, nonostante gli avessero detto che non c’era più rischio di recidiva, ha fatto una tac di controllo ed ha scoperto che il carcinoma si era riformato. L’hanno operato, di nuovo, ma nel 2011 è stato colpito da un ictus. Nel 2012, è stato sottoposto, di nuovo, ad operazione in quanto il tumore alla vescica si era riformato: gliel’hanno asportata e ricostruita. Tuttavia quest’anno, nel fare la tac di controllo, sono uscite delle metastasi ai polmoni. Sono molto piccole, di un centimetro, ma il medico che l’ha visitato ha detto che non può fare alcuna terapia a causa dell’ictus.
    Mi dia un consiglio, per piacere.

  18. Non posso aiutarla, signora. Chi potrebbe farlo può essere soltanto un oncologo con grande esperienza per i tumori della vescica (in quanto si tratta di metastasi polmonari di tumore primitivo vescicale)… Mi spiace.

  19. Lucy scrive:

    Salve, mio padre 57 anni a febbraio gli è stato diagnosticato un tumore a grandi cellule squamoso scarsamente differenziato, la massa si trova nel mediastino posteriore e inizialmente non riuscivano neanche a capire se era partito dall’esofago o dal polmone, poi siamo andati dal dottor Gridelli che è partito immediatamente con le chemio di cisplatino-Gemcitabina e abbiamo avuto subito grandi risultati, fino ad ora, che nel controllo di 2 gg fa la PET ha rilevato una forte captazione e un aumento della massa, cosa che invece ad agosto era nettamente diminuito. Inoltre dicono che non è possibile operare perché avvolge la orta! Mi aiuti, vogliamo consultare il miglior chirurgo per avere un altro consulto chirurgico oltre a quello del cardarelli. Grazie

  20. Cara Lucy,
    se davvero la massa avvolge ed infiltra l’aorta, l’intervento chirurgico sarebbe inefficace, qualunque fossero le mani che lo asportino…
    Tuttavia, non è sempre così: la massa del tumore può semplicemente essere adiacente all’aorta e rimanere facilmente “scollabile”, si dice in linguaggio tecnico. In questo caso, il chirurgo può fare la differenza, anche se i risultati a lungo termine, non sono affatto certi.
    Ti dò, comunque, il link della nostra rubrica “Medici Eccellenti” nella cura del cancro al polmone: http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti-premessa/. Analizzala con calma: vi troverai elencati anche i migliori chirurghi.
    Devo dirti, però, che mi pare un pò tardino per pensare al chirurgo: il momento più favorevole sarebbe stato quello in cui vi era la massima risposta alla chemio.
    Mi spiace di non aver potuto dire cose più… favorevoli.
    Un abbraccio,
    Gianfranco Buccheri

  21. angelo scrive:

    Mi permetto di far presente il nome del chirurgo lorenzo spiaggiari che lavora all’ieo visto che ho letto che in passato ha operato un paziente che aveva un tumore che avvolgeva l’aorta e che era stato definito inoperabile grazie ad una specie di protesti usata per sostituire un pezzo di aorta. Ovviamente lo sto dicendo in maniera molto superficiale e approssimativa però segnalo questo chirurgo che forse in passato ha operato un caso forse simile.

  22. Gilda scrive:

    Oggi tocca a me.
    Mia mamma , 57 anni appena compiuti , purtroppo fumatrice accanita da una vita, a gennaio ha avuto un caso di afasia, siamo corsi dal medico di famiglia che ascoltando le spalle ci ha detto di andare subito al pronto soccorso a fare una radiografia.
    Li, ( tutto questo succedeva il 5 gennaio 2015 non ha MAI avuto nessun sintomo prima) fanno tac e decidono di ricoverare mia mamma con la dicitura di ‘ metastasi celebrali’ e stesso al pronto soccorso ( civico di Palermo) tolgono il liquido pleurico ( prendendo anche dei campioni per il citologico…risultati mai avuti perché hanno buttato le provette contente il loquido) , fanno la risonanza e ci dicono che ha un tumore di 7,5 mm al cervello nella parte frontale sinistra e si deve operare immediatamente perché ha L’edema e rischia di scoppiare. Chiediamo più volte una total body ma niente, a loro interessa ( in neurochirurgia) solo il celebrare.
    Viene operata giorno 9 gennaio , mettono giorno 7 il drenaggio al polmone ( hanno tolto più o meno 3 litri)
    Da neuro, dopo qulache giorno viene spostata in oncologia è da lì decidiamo di andare a casa… Anche perché, aspettavano l’istologico…
    Ci dimettono con tanto di drenaggio al polmone, che in seguito il 24 gennaio, andiamo al pronto soccorso perché avevo notato che mamma non riusciva a parlare, al pronto soccorso ci dicono che ha un emorragia celebrare… Qualche minuto dopo in reparto ( dove siamo saliti per chieder informazioni) ci dicono che ha solo un po di coagulo e di aumentare il cortisone.
    Così facciamo, torniamo a casa e con il cortisone con il dosaggio aumentato mia mamma ‘ritorna’ a parlare e stare discretamente ( si era anche paralazzata braccio e mano destra)
    Arriva dopo 1 mese e 5 giorni l’istologico: gliobastona IV grado.

    Noi abbiamo sempre avuto il sospetto che mamma avesse qualcosa al polmone… Facciamo un altra tac, radiografie niente.. Si è riformato il liquido e non si vede nulla.
    consiglio mio padre di venire a Milano ( ci vivo per studi) e di andare allo ieo.
    Così facciamo, prenotino visita di chirurgia toracica, e oncologica e già che siamo a Milano una visita al Carlo besta.

    I due ospedali sono quasi certo che il risultato dell’istologico sia sbagliato, quinfi richiediamo i vetrini.. Mamma rifà tutti gli esami, tac total body , tac e per la prima volta la pet.
    Finalmente il 19 febbraio abbiamo la certezza del tumore al polmone.
    Arriva l’istologico by ieo dei vetrini Celebrari ‘carcinoma sarcomatoide metastatico’
    Ci richiama lo ieo, per un intervento di talcaggio al polmone.
    Dicono che in parte il polmone si è rigofiato e che c’è malattia… Ci hanno detto che faranno una chemio a base di platino.
    Oggi mia mamma già da qualche giorno, non riesce a muovere la mano, il braccio e anche la gamba sta iniziando a non funzionare, non parla. La cosa orribile e che è consapevole di tutto.
    Non sappiamo nemmeno se valga fare la chemio.. Potete darmi qualche consiglio?
    La cosa ‘bella’ è che mia mamma il 4 gennaio era in perfetta forma…

    Grazie

    Gilda

  23. Gilda scrive:

    Perdonatemi ho dimenticato che l’istologico fatto allo IEO per il citologico hanno un forte dubbio di un mesotelioma , e hanno confermato il carcinoma sarcomatoide al polmone.

  24. Cara Gilda,

    a volte i casi clinici sono più complicati di quanto non siano di solito e, proprio in quei casi, si vede la differenza fra medico e medico, fra centro medico e centro medico.

    Io non posso entrare nello specifico della diagnosi della malattia della tua mamma e non posso neanche rispondere alla tua domanda principale (vale la pena di iniziare la chemio con cisplatino?…), perchè non ho in mano tutta la documentazione originale. Inoltre, alcuni dati tecnici nella tua relazione sono piuttosto mal definiti (come è comprensibile che avvenga per una persona “non addetta ai lavori”…) e rischierei di dare delle false indicazioni.

    D’altra parte, lo scopo di questa rubrica non è quello di dare consulti oncologici telematici (per quello consigliamo di procedere come descritto alla pagina:http://www.alcase.it/contatti/), ma piuttosto quello di discutere da un punto di vista generale l’esperienza di vuole proporla alla discussione.

    Non è raro che un cancro al polmone esordisca “d’emblee” con sintomi neurologici per una metastasi cerebrale e, magari, anche con un abbondante versamento pleurico come quello della tua mamma. Un mesotelioma dà difficilmente metastasi cerebrali. L’indicazione “palliativa” della asportazione neurochirurgica è piuttosto inusuale, in quanto normalmente si preferisce la radioterapia e la radioterapia stereotassica in particolare.

    In ogni caso, posso dirti che lo IEO è sicuramente il miglior centro oncologico polmonare in Italia e che sei certamente in buone mani. Poi c’è sempre il problema che il “big killer” è a volte più forte degli uomini… più forte di qualunque uomo.

    Cordialmente,

    Gianfranco Buccheri

  25. Daniele scrive:

    Buongiorno sono daniele, a mio padre 58 anni e stato diagnosticato un tumore al polmone sx nella zona superiore del bronco con interessamento del fegato adesso attendiamo l’esame istologico e il consulto con l’oncologo siamo in cura nell’ospedale sacro cuore di Negrar e ci stiamo muovendo per chiedere un consulto anche all’ospedale Papa XXIII di bergamo.
    Siamo scossi ma lottiamo per lui per questo chiediamo se gli ospedali citati siano in grado di curare per bene il male o se ce un’ospedale che ritenete possa essere piu competente.
    Noi nn molliamo.

  26. Caro Daniele,
    non posso che ripetermi:
    “In risposta alla domanda che mi fai, ti consiglierei di far riferimento a due nostre pagine (gli ospedali che trattano più tumori al polmone: http://www.alcase.it/support/100-ospedali-premessa/centri-medici/ e i medici che più hanno studiato e fatto ricerca nel campo: http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti/).
    e:
    “Non dovrei dirlo, anche perchè certe graduatorie soggettive sono molto opinabili, ma per me (e lo dico molto sottovoce…) il migliore centro di cura in Italia è lo IEO di Milano e il più grande esperto (non molto disponibile per consulti a privati, mi dicono..) è il Prof. Scagliotti”.
    Un grande “in bocca al lupo” per il papà!!
    GB

Lascia il tuo commento