Tivantinib in terapia di seconda linea?…

Gentile prof. Buccheri,
mio padre, 67 anni,sta esguendo chemioterapia Carboplatino +alimta per adenocarcinoma con linfonodi mediastinici e localizzazione pleuriche ed epatiche.
é alla seconda seduta, continua ad essere asintomatico, se non qualche effetto della chemio (diarrea). L’esame istologico ha evidenziato esclusivamente un’amplificazione del gene c-met.
Tramite le preziose schede contenute del sito ho letto che esiste un farmaco che inibisce tale mutazione, il tivantinib, pensa potrà essere somministrato con buoni risultati in una terapia di seconda linea, e se si a quali strutture mi devo rivolgere per la somministrazione considerato che la nostra residenza è in sicilia? c’è qualcosa da sapere in più su questo farmaco che da alcune ricerche su internet sembra abbastanza promettente?
Grazie per il grande lavoro che state svolgendo.
Enzo


Caro amico,
Ti ringrazio, innanzitutto, per le parole di stima che mi stimolano a migliorare ulteriormente il servizio che ALCASE gratuitamente rivolge ai malati e ai loro familiari. E vengo, all’argomento in questione per il quale, tuttavia, temo dovrò smorzare l’entusiasmo.
In effetti, quanto scritto nella scheda del farmaco Tivantinib (http://www.alcase.it/educational/premessa-farmaci-mirati/farmaci-mirati/tivantinib/ ), che tu dimostri di ben conoscere, e dell’articolo che ne parla più diffusamente (http://www.alcase.it/2013/02/tivantinib-inibitore-met/) e’ molto recente e riassume compiutamente tutte le informazioni di cui ho oggi disponibilità.
Tuttavia, il tuo quesito principale, e che, fra l’altro, è del tutto ovvio dopo la lettura delle due pagine su linkate, è: “Ma come faccio ad ottenere il farmaco se, avendo una mutazione/amplificazione MET ho tutti i motivi per aspettarmi una buona risposta?…”.
Per risponderti ho fatto due piccole ricerche sulle banche dati più importanti al mondo per i trials clinici, selezionando l’Italia come paese in cui vien fatta la sperimentazione. Sfortunatamente, come potrai osservare tu stesso non viene segnalato alcuno studio attivo nel nostro paese sul Tivantinib, con applicazione cancro del polmone, ne’ nel database americano (http://www.cancer.gov/clinicaltrials/search/results?protocolsearchid=13169003), ne’ in quello europeo (https://www.clinicaltrialsregister.eu/ctr-search/search?query=Tivantinib&country=it).
E allora?… Niente da fare?… Una possibilità remota ci sarebbe: parlare con il medico oncologo che ha in cura il papà e chiedergli il piacere (non è un obbligo, ma tutti i medici che hanno un genuino interesse alle persone che curano non si sottraggono mai a questo compito..) di contattare la casa farmaceutica produttrice, la ArQule, e chiedere se è possibile ottenere il farmaco gratuitamente “per uso compassionevole”.
Infine, ti consiglierei di sentire ancora la Dr.ssa Garassino dell’ITM di Milano, coautrice della review cui faccio riferimento nell’articolo su citato (http://www.alcase.it/2013/02/tivantinib-inibitore-met/) che, essendosi personalmente occupata del farmaco, potrà darti ulteriori, importanti informazioni.
Cordialmente,
Gianfranco Buccheri


2 Responses to “Tivantinib in terapia di seconda linea?…”

  1. patrizia scrive:

    Egregio Dottore,mia sorella 46 anni da 15 mesi combatte con un K polmonare metastatico 4 stadio con EFGR positivo in trattamento con Iressa ,adesso dopo l’ultimo controllo Tac total body stabile a livello polmonare e a livello osseo ,mentre a livello encefalico la RM evidenzia una progressione diffusa encefalica.l’oncologo dove siamo in cura IEO dice di aspettare altri 3 mesi, ed in caso SOLO di progressione encefalica si potrà prendere in considerazione la reirradiazione encefalica, in caso invece di progressione in altra sede si passerà a chemioterapia.I’oncologo che la segue a casa invece vuole sospendere iresse e passare subito a chemio dicendo che la malattia è in progressione.MI aiuti non so che fare chi ha ragione?? La ringrazio cordiali saluti.

  2. Difficile risposta, Patrizia!… Ma ci provo, comunque… Allora:

    1. La progressione di malattia dopo Iressa c’è (in base alla definizione standard, qualunque lesione nuova o incrementata per oltre il 25% del suo volume iniziale determina la condizione di progressione…).

    2. Questo non vuol dire che si debba sospendere immediatamente il farmaco che controlla la maggior parte delle lesioni se si fa una terapia efficace sull’unica sede di progressione (nel caso di sua sorella re-irradiazione).

    3. Nel caso si decida di sospendere l’Iressa, NON è affatto obbligatorio passare alla chemioterapia: vi sono tanti altri farmaci inibitori EGFR che potrebbero essere ancora attivi (più dell’Iressa) e varrebbe la pena di testarli. Alcuni sono già in commercio e facilmente disponibili: Erlotinib, Afatinib; altri sono ancora sperimentali ma molto promettenti e armai vicini alla registrazione: Dacomitinib (veda le nostre schede sui nuovi farmaci partendo dalla pagina introduttiva: http://www.alcase.it/educational/premessa-farmaci-mirati/).

    4. Se la re-irradiazione (ma bisogna sentire un’esperto di radioterapia stereotassica) è fattibile, questa va fatta subito perchè -da ciò che mi dice- la progressione encefalica è già in atto e non ha senso attendere un’ulteriore progressione.

    In conclusione, il mio parere sarebbe:

    1. sostituire subito l’Iressa col Giotrif ® (Afatinib) o, meglio, se possibile, col Dacomitinib (www.alcase.it/2012/12/dacomitinib/);

    2. sentire un radioterapista esperto di stereotassi per una eventuale re-irradiazione.

    Mi rendo conto che in tal modo le ho dato un 3° parere, differente dagli altri due, ma sà, a volte può succedere. La medicina, infatti, non è mai una scienza esatta al 100%, ma a volte, soprattutto nei casi più delicati come quello della sua sorella, è più un’espressione …”artistica”… della valutazione di centinaia di informazioni ed esperienze, sedimentate nel corso degli anni nella mente del terapeuta.

    Cordialmente,

    Gianfranco Buccheri

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