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Il tumore risponde.. le metastasi no… CHE FARE?

Salve,

desideravo avere un parere medico.
A mia madre a dicembre 2013 è stato diagnosticato un adenocarcinoma non a
piccole cellule. Positiva alla mutazione EGFR ha iniziato a fine dicembre un
trattamento con il farmaco Iressa, all’inizio tutto benone, saturava circa
96/97, poi però man mano è andata calando, attualmente satura 93 circa. Questo
vuol dire che iressa fa sempre meno effetto?
Pochi giorni fà ha fatto la Tac (senza contrasto) che ha evidenziato una
riduzione di circa 3 volte del tumore primitivo, ma si sono sviluppate delle
metastasi multiple alle ossa.
Qual’è sarebbe a questo punto il passo successivo nella lotta al tumore?
L’oncologo che la segue non vuole interrompere Iressa, ma non si potrebbe
sostituire con un farmaco che funziona meglio? so che esistono altri farmaci
biologici, inoltre come si può fare per bloccare le metastasi alle ossa?

Grazie mille
Maria


Cara Maria,

è una domanda importante la tua, perchè si verifica sempre più spesso il fatto di osservare una buona risposta in certe sedi di malattia e una progressione in altre.  In passato, avveniva con la chemioterapia e l’atteggiamento comune, anzi la prassi codificata, era quella di sospendere la chemioterapia ed iniziarne una nuova, potenzialmente efficace anche sulle aree del tumore divenute resistenti al precedente trattamento.

Se volessimo seguire questo approccio anche per i farmaci biologici attivi sulla mutazione EGFR, dovremmo -come dici- tu sospendere l’Iressa e passare a un nuovo farmaco che potrebbe funzionare anche sulle metastasi del tumore divenute resistenti al Gefitinib (principio attivo dell’Iressa ®).   In effetti questi farmaci ci sono e, almeno uno, è già disponibile in commercio.  Si tratta dell’Afatinib, del quale ti do il link alla nostra scheda farmacologica: http://www.alcase.it/education/premessa-farmaci-mirati/farmaci-mirati/afatinib/.  Da quella pagina potrai poi risalire ai vari articoli che abbiamo dedicato al farmaco e a qualche altra informazione da fonti diverse.   Ve ne sono poi altri, forse ancora più efficaci, come il Dacomitinib (http://www.alcase.it/educational/premessa-farmaci-mirati/farmaci-mirati/dacomitinib/) e il Nintedanib (http://www.alcase.it/educational/premessa-farmaci-mirati/farmaci-mirati/nintedanib/).  Il problema con questi due ultimi farmaci è che non sono ancora approvati per l’uso umano dalle agenzie regolatorie del farmaco (FDA e EMA) e, dunque, possono essere ottenuti solo nell’ambito di un protocollo di ricerca clinica.

Se volessimo, invece, proseguire con l’Iressa -come consiglia il tuo oncologo forse per non “bruciare” subito un buon farmaco e tenersi di riserva quegli altri che ho citato prima- dovremmo certamente controllare attentamente le metastasi scheletriche, perchè non crescano ulteriormente e valutare l’associazione di radioterapia e/o chemioterapia.   Quest’ultima associazione, però, è stata molto bene studiata utilizzando un altro farmaco biologico, l’anticorpo monoclonale Bevacizumab (Avastin ®: http://www.alcase.it/education/premessa-farmaci-mirati/farmaci-mirati/bevacizumab/.   Anche l’Avastin costituisce un trattamento approvato e può essere prescritto al di fuori dell’uso sperimentale.

Se tua mamma fosse una mia paziente, probabilmente passerei ad Avastin + Chemioterapia, riservandomi Afatinib,  Dacomitinib e Nintedanib per un uso futuro.  A seconda del numero, sede e pericolosità delle lesioni scheletriche aggiungerei radioterapia localizzata, oltre naturalmente alla terapia medica calcificante che certamente il tuo ancologo avrà già prescritto.

PS. Il problema della desaturazione (ovvero di un’insufficenza respiratoria moderata-severa comparsa negli ultimi tempi) va inquadrato nel contesto di tutti i dati clinici disponibili che io non ho.  Per questa ragione, non lo ho considerato nel ragionamento fatto su.  Tale operazione (valutazione della severità e soprattutto della cause dell’insufficenza respiratoria) va comunque fatta prima di prendere ogni decisione, anche perchè potrebbe annullare in parte o completamente quanto già detto.

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

Il direttore Medico di ALCASE

Il Dr. Buccheri e la skyline di Hong Kong (2010 GLCC meeting)


2 Responses to “Il tumore risponde.. le metastasi no… CHE FARE?”

  1. Maria scrive:

    Gentile dottore,

    purtroppo a mia mamma non è stata prescritta nessuna terapia medica calcificante.
    Ho domandato all’oncologo se si può fare qualcosa per ridurre o quantomeno bloccare le metastasi ossee e mi ha detto che non si può fare iressa e chemio insieme. Se fosse possibile vorrei mostrare a lei o qualche altro oncologo dell’associazione la cartella clinica di mia madre che ha solo 54 anni.
    Credo che per mia mamma si possa fare tanto nella lotta col tumore,
    grazie mille
    Maria

  2. Cara signora Maria,
    rispondo anche alla sua telefonata di stamattina… in quanto capisco la sua ansia, più che giustificata, e il suo desiderio di fare tutto il possibile per la salute della mamma.

    Come le ho già detto, attraverso Internet è possibile dare consigli generali (e di interesse comune). Non è possibile, viceversa, entrare nello specifico del caso in questione. Per questo, la rimanderei al link: http://www.alcase.it/contatti/.

    Se mi chiede invece a chi rivolgersi, le rispondo che abbiamo due pagine (molto ricche) sul sito di ALCASE dove troverà certamente la sua risposta:

    1. http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti-premessa/ e
    2. http://www.alcase.it/support/100-ospedali-premessa/

    Augurandole di trovare ciò di cui ha bisogno, le invio i miei più cordiali saluti
    Gianfranco Buccheri

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