Terapia personalizzata: una nuova frontiera…o semplicemente il ritorno alla medicina di Ippocrate?

Abbiamo spesso parlato di “terapia personalizzata” e, per rendersene conto, basta fare una ricerca sul nostro sito che, ad oggi, produce 18 diversi link interni (http://www.alcase.it/?s=terapia+personalizzata&lang=it).

Eppure, non vi abbiamo mai dato tanto spazio quanto ne danno, da diversi anni a questa parte, gli ambienti medici più avanzati, che la considerano, senza mezzi termini, la “nuova frontiera” della medicina oncologica.  Un esempio per tutti: alcuni medici italiani hanno recentemente dato vita a una nuova società scientifica che si chiama appunto: SOCIETA’ ITALIANA MEDICINA PERSONALIZZATA.

Ma cos’è la terapia personalizzata?…

In fondo si tratta di un concetto filosofico, molto semplice e facilmente condivisibile, che dovrebbe essere alla base di qualunque intervento terapeutico.  Dai tempi del primo medico della storia, Ippocrate, si sa che, così come ogni persona è differente da tutte le altre, ogni malattia e la sua interazione con l’organismo ammalato sono differenti da tutte le altre. E dunque la cura per una stessa malattia deve essere quella “standard” per quel tipo di malattia, più o meno lievemente modificata (aggiustata o… personalizzata, se vogliamo) per il particolare caso (malattia ed individuo) che si vuole trattare.

Diciamo subito che questo è un ideale, cui si deve tendere.  Nella realtà è difficile aggiustare i trattamenti adattandoli ad ogni singolo caso e le sole risorse che possono aiutare il medico in questo difficile compito non provengono dalla scienza, ma piuttosto dall’arte medica:  sono  la capacità di ascolto e quella di rilevare segni e sintomi poco appariscenti, la capacità di indagare, l’intuito, il senso della misura e della giusta quantità, l’esperienza…

Niente di più lontano dalla moderna terapia oncologica, che, utilizzando informazioni provenienti da studi cui hanno partecipato diversi soggetti accumunati solo da 4-6 caratteristiche cliniche condivise, somministra INDISTINTAMENTE a tutti gli individui che si presentano con le stesse caratteristiche di quelli studiati lo stesso trattamento (il cosidetto “protocollo terapeutico”).

Il paradosso (ma anche il bene per tutti i pazienti) è che ora gli oncologi son tornati a ciò che era già noto alla medicina ippocratica: “Siete unici. E anche il vostro cancro lo è“.   Ciò è avvenuto grazie agli enormi avanzamenti delle conoscenze nella biologia molecolare e alla seguente scoperta di alterazioni genetiche, molteplici e diverse fa loro, presenti nello stesso tipo di tumore.

Un bell’esempio è costituito proprio dal cancro al polmone non a piccole cellule, una volta trattato esclusivamente in base alla sua estensione anatomica (lo stadio), ora sempre più in base alle caratteristiche genetiche delle cellule che lo formano. Ma fino a che punto?…  In altre parole, a che punto siamo con la medicina personalizzata del cancro ai polmoni?…

Vediamo:

  1. numero di mutazioni genetiche note: qualche centinaio;
  2. numero di mutazioni genetiche per le quali vi è qualche farmaco in grado di bloccarne gli effetti: qualche decina;
  3. numero di mutazioni genetiche per le quali vi è una terapia codificata e approvata per l’uso umano: due (EGFR e ALK).

Dall’altra parte (il versante dell’industria del farmaco), vi sono:

  1. numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare, che hanno una presunta attività antitumorale: qualche migliaio;
  2. numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare, in fase iniziale di studio sull’uomo (farmaci sperimentali): qualche centinaio;
  3. numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare, in fase avanzata di studio (farmaci sperimentali, prossimi all’approvazione per l’uso umano): qualche decina;
  4. numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare già approvati per l’uso umano: 6-7 (Iressa, Tarceva, Giotrif, Avastin, Xalkori..).

Cosa concludere?

La “terapia personalizzata” del cancro al polmone è:

  1. Un approccio terapeutico che è già una realtà e che, fra l’altro, ha cambiato la prognosi di un quarto dei pazienti con cancro non a piccole cellule;
  2. Un approccio terapeutico, che riserverà -molto probabilmente- diverse altre piacevoli novità per i malati;
  3. Un approccio terapeutico che, invece, riserverà pessime notizie per le casse degli Stati che hanno un sistema sanitario come il nostro, a causa dell’altissimo costo della sperimentazione di laboratorio e clinica necessaria;
  4. Un approccio terapeutico che già oggi permette, a qualcuno di quei 3/4 di pazienti ancora esclusi dai suoi benefici terapeutici, di rientrare fra i fortunati…  Come?…  Ne abbiamo accennato su FaceBook, quando eravamo al congresso di Sydney, in un post del 28-10-13 (https://www.facebook.com/alcase.italia), ma ve ne parleremo diffusamente qui in un prossimo post dedicato alla Caris, l’impresa americana cui abbiamo rubato l’immagine in alto…

Gianfranco Buccheri

Il Dr. Gianfranco Buccheri a Sydney in occasione del 15° Congresso Mondiale sul Cancro del Polmone


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