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Perchè tale differenza di pensiero?…

Buongiorno Dottore,

nel 2010 a mio padre di 77 anni  tolgono un neo in testa che si rivela maligno, asportazione linfonodi sentinella al collo: negativi, follow up con controlli radiologici ogni 6 mesi, negativi fino a scorso novembre: i referti di tac e pet evidenziano due noduli  12 mm lobo inferiore dx, alla verifica attenta delle immagini ne vengono scovati altri due più piccoli lobo sup dx, nonchè formazione sottocutanea sospetta alla spalla dx.

Recatici c/o due istituti milanesi: circa il polmone, il primo consiglia intervento a cielo aperto, il secondo consiglia attendere fine gennaio per una nuova tac ed eventuale terapia o intervento mini-invasivo.

Perchè tale differenza di pensiero?

Le chiedo una cortese risposta.

Grazie.


Gentile signore,

premetto, innanzitutto, che noi di ALCASE siamo esperti di tumori PRIMITIVI del polmone e non di tumori SECONDARI (ovvero metastasi al polmone da altri tipi di cancro).

Questa distinzione è importante perchè un tumore ha una sua storia, sue proprie caratteristiche biologiche e cliniche, modalità terapeutiche differenti a seconda che parta da un organo o dall’altro…  In pratica, noi siamo esperti di metastasi del cancro del polmone al capo, ma non viceversa e, per questa ragione, non entreremo nello specifico di cosa sia meglio fare nel caso di suo papà.

Ma lei pone un’altra domanda, di valore universale, alla quale possiamo rispondere, anzi vogliamo rispondere:

“Perchè opinioni così differenti fra specialisti?…”

La risposta è molto semplice, ma anche molto difficile da accettare in un mondo sempre più permeato dai valori scientifio-tecnologici:

“LA MEDICINA E’, PRIMA DI TUTTO, ARTE.”

Al fondo di tutte le analisi, di tutti gli accertamenti clinici, di tutte le valutazioni dei dati della letteratura medico-scientifica vi è una scelta e questa scelta è legata all’intuizione, alla percezione, e alla sensibilità del medico che deve farla.

I famosi “protocolli terapeutici” che oggi vanno per la maggiore hanno di buono il fatto di sollevare da questa scelta molti medici che non si sentono propriamente “artisti”, ma hanno anche il difetto di trattare l’individuo paziente come una media di tanti pazienti simili.  E’ come se si volesse usare un cappotto di taglia media per ogni ogni genere di persone, siano esse grandi o piccole…

Inoltre,  non ci sono protocolli per l’infinità delle situazioni cliniche che possono verificarsi, e la situazione del suo papà è certamente una di quelle.  In tali circostanze, la scelta ritorna nuovamente nelle mani del medico, che stavolta non può che ricorrere alla sua “arte”.

Come non vi saranno mai due pittori che interpreteranno il ritratto di una giovane donna allo stesso modo, non vi saranno mai due medici che daranno lo stesso identico consiglio (a meno che, come già detto,  non vi siano protoccolli terapeutici e linee guida al trattamento che coprano lo specifico caso).

E allora, come fa il paziente a sceglire il consiglio giusto?…

Semplice, fa come fa il visitatore di una mostra pittorica: guarda i dipinti e “sente” quale di più esprime se stesso.  Fuori metafora, chi è malato si affidi al medico la cui personalità gli dà più fiducia…

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

Il Dr. Gianfranco Buccheri a Sydney in occasione del 15° Congresso Mondiale sul Cancro del Polmone


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