Per gli scettici…

Buongiorno Dott. Buccheri,

Prima di tutto desidero ringraziare Lei e tutto il team di ALCASE per l’utilissimo servizio fornito alla comunità e in particolare a coloro che come me sono entrati in contatto con problematiche relative al cancro al polmone.

Le espongo il caso di mio papà, che ora ha 77 anni, per concludere con un quesito che spero possa essere di interesse generale. Nell’aprile 2011 a papà è stato diagnosticato un adenocarcinoma polmonare del diametro di circa 6 cm, con alcuni noduli presenti anche nell’altro polmone (in aggiunta è stata riscontrata una formazione tumorale anche al rene destro, che nel tempo non ha subito alcuna modifica). Nel piccolo ospedale dove papà è stato trattato ci siamo trovati molto bene, sia dal punto di vista medico che dal punto di vista dell’assistenza al malato in generale. Papà è stato sottoposto ai seguenti trattamenti:

  1. maggio – ottobre 2011: 2 cicli completi di chemioterapia con cisplatino a dose ridotta + gemcitabina:  con il 1°  ciclo vi è stata una riduzione della massa tumorale, con il 2° una stabilizzazione (discreta tolleranza alla terapia);
  2. marzo – aprile 2012: utilizzo di Tarceva, con esami conclusivi non positivi, a seguito di un leggero incremento della massa tumorale (tolleranza ottima al farmaco);
  3. maggio – ottobre 2012: 2 cicli completi di chemioterapia a base di taxani (taxolo):  con il 1°  ciclo vi è stata una riduzione della massa tumorale, con il 2° una stabilizzazione (buona tolleranza alla terapia)
  4. gennaio 2013: comparsa di dolori ossei a livello del fondo schiena con rilevazione di una contenuta diffusione ossea della malattia. Inizialmente trattato con antidolorifici (Palexia da 100 mg) e una seduta di radioterapia che ha ridotto enormemente il dolore (attualmente prende 2 Palexia da 50 mg e nel corso della giornata ha dolori molto contenuti);
  5. febbraio 2013: Gli esami effettuati hanno rilevato una estensione della massa tumorale polmonare (diametro circa 7,5 cm con una prima espansione anche a livello bronchiale e un’incremento dei noduli nell’altro polmone);
  6. marzo –luglio 2013: 2 cicli completi di chemioterapia a base di vinorelbina (via venosa):  con il 1°  ciclo vi è stata una riduzione della massa tumorale, con il 2° una stabilizzazione (buona tolleranza alla terapia); appuntamento successivo fissato a inizio dicembre

Papà gode in generale di un buono stato fisico: nessun problema alimentare (è cresciuto di un paio di chili dalla diagnosi iniziale), dolori e tosse limitati, respiro in genere senza problemi (ad eccezione dei cambi di stagione e di clima) buona qualità della vita (continua a coltivare il suo piccolo orto ed alimenta i suoi hobbies). Naturalmente, si affatica molto più velocemente di prima e i piccoli malanni faticano a risolversi  (l’influenza gli è durata 2 settimane) ma mi sembra assolutamente naturale. Dal punto di vista dell’atteggiamento psicologico, papà ha una volontà di ferro e una fortissima motivazione al mantenimento del suo status attuale anche sottoponendosi ad ulteriori terapie, ma innegabilmente ha anche molto timore per il futuro.

In uno scenario di questo tipo sono a Suo parere ipotizzabili ulteriori opzioni terapeutiche, ordinarie od eventualmente sperimentali? E in caso affermativo, il periodo di “riposo” post-chemioterapico è adeguato?

La ringrazio infinitamente per la gentilezza e disponibilità.

Cordialmente,

Gianni.

Caro Gianni,

sono io che ti ringrazio per la tua mail che mi dà l’opportunità di ribadire quanto andiamo predicando da almeno 30 anni…   La chemioterapia NON è una cura definitiva che consente la guarigione, ma piuttosto una terapia palliativa che in molti casi (le statistiche dicono 2 casi su 5) consente un rallentamento significativo della crescita del tumore e una buona qualità di vita, al costo di tossicità modesta o assente (se ben fatta, come in quel tuo piccolo ospedale..).

Ho ben poco da suggerire ai bravi medici che hanno curato tuo papà, anche perchè la determinazione genetica della mutazioni EGFR e ALK (che può esser sempre fatta, se si vuole chiarire definitivamente l’eventuale utilità dei farmaci mirati oggi disponibili) non avrebbe presumibilmente dato esito positivo: età avanzata, ex-forte fumatore, scarsa o nulla risposta al Tarceva…

Data l’età, inoltre, sarà molto difficile trovare una sperimentazione clinica per la quale il papà sia elegibile (di solito sono accettati pazienti con al massimo 70 anni) e, comunque, il guadagno potenziale di partecipare a una sperimentazione clinica è prevedibilmente nullo o minimo, a fronte di un notevole stress e ad un disagio importante certo.

Il mio consiglio è di continuare a seguire con fiducia i tuoi medici perchè la malattia, anche se lentamente, volge verso la sua fase finale e prevedo che nei prossimi mesi ci sarà molto bisogno di terapie sintomatiche e di supporto, affinchè l’inevitabile passaggio avvenga con dignità, serenità e senza gravi sofferenze.

Cordiali saluti,

Gianfranco Buccheri

Il direttore Medico di ALCASE

Il Dr. Buccheri e la skyline di Hong Kong (2010 GLCC meeting)


One Response to “Per gli scettici…”

  1. Gianni scrive:

    Gentile. Dott. Buccheri,

    Grazie veramente per la veloce, chiara ed onesta risposta. Cercherò di fare tesoro di quanto suggerito e di apprezzare le giornate serene che mio papà sta attualmente godendo.
    Grazie di nuovo e buon lavoro.

    Gianni

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