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Quando la diagnosi va per le lunghe…

Buongiorno, ho bisogno di un vs parere/consiglio sulla situazione sanitaria di mia mamma, di 75 anni. Da qualche mese lamentava tosse e rantolo e il suo medico di base le aveva fatto fare due radiografie (28.5 e 17.6) in cui risultava opacità polmonare peri-ilare posteriore sn. nonostante ripetute cure antibiotiche. Contattato il pneumologo dell’ospedale subito ha richiesto una tac con mdc. Poi è stata ricoverata per approfondimenti, esami del sangue, ecoaddome, nuova tac cerebrale e addome superiore (negative…) e broncoscopia in data 4.7 con prelievo di liquido per analisi microbiologica (flora  aspecifica e micobatteri) e analisi patologica (citolologia BAS). In fase di dimissione il medico dott. Morandi ha detto che dobbiamo aspettare 15 gg per risultato analisi campioni inviati e che poi si potrebbe fare una PET . Lui pur prefigurandoci il peggio lascia aperte anche possibilità meno gravi, mentre chi aveva visto la tac con mdc era già decisamente pessimista… Io ovviamente sono assolutamente spaventato.

Premesso che vi allego alcuni risultati con relativi referti per maggiore chiarezza e se lo ritenete utile posso inviarvi la tac o altro, vi chiedo:

  1. La Pet che è esame specifico sui tumori non poteva/doveva  essere fatta subito in ospedale o i protocolli prevedono qs gradualità?
  2. Devo aspettare i risultati dei prelievi o devo attivarmi prima? Come? In quale struttura specializzata dato che Cremona non mi sembra l’ideale? A Milano? Chi devo contattare e come? Fin da ora?…. (ho letto vs contributo su medici eccellenti ma preferirei indicazione vs!)
  3. Cosa mi consigliate di fare… ho davvero bisogno di aiuto.

Fin da ora …grazie.

F.C.

Gentile Sig. F.C.,

ho dato uno sguardo alla documentazione che mi ha inviato e concordo coi suoi medici che il prossimo passo è la PET.  In caso di positività dell’esame citologico ancora in corso e/o della PET (ma solo sul focolaio di addensamento principale e dei noduli satelliti), bisognerebbe contattare un buon chirurgo toracico. A Milano, specie all’EIO, vi è un’ottima scuola di chirurghi, come è evidente dalla nostra lista dei Medici Eccellenti d’Italia. In caso di negatività di entrambi gli accertamenti clinici, l’addensamento potrebbe anche essere di natura flogistica cronica, esitato da ricorrenti infezioni polmonari.  Considerata l’età (che non consiglia manovre chirurgiche cruente se non ve ne è assoluta necessità), può essere raccomandabile, in tal caso, un semplice atteggiamento di “Wait and See” (aspetta e vedi, come dicono i medici anglosassoni), ovviamente monitorando clinicamente la paziente e controllando un minimo di parametri ematici e la TC toracica ogni 3-4 mesi per almeno un anno.

In questa sede, tuttavia, non posso entrare troppo in profondità nello specifico del caso (per quello, se vuole, può richiedere un consulto, come descritto alla pagina contatti).

Quello che ora interessa, e son certo  interesserà molti visitatori del sito, è rispondere alle sue prime due domande:

  1. perché la PET ci viene proposta solo alla fine del ricovero e non subito?…
  2. dato che i tempi per la diagnosi si prolungano, devo attivarmi prima?…

Alla prima domanda direi che anch’io mi sarei comportato come i suoi medici o quasi, nel senso che avrei richiesto la PET subito dopo la broncoscopia…  Le spiego perché.  La PET è stata introdotta come un fondamentale accertamento clinico per la valutazione dell’operabilità.  E su questo “i protocolli” sono concordi (a me, tuttavia, non piace la parola “protocollo” applicata alla medicina, perché presume che anche un computer possa fare il medico!… quando, invece, ogni malato e ogni malattia sono unici nella loro presentazione ed irripetibili, e per ciascuno di essi vi è un solo intervento medico ottimale…).  La diagnosi, al contrario, rimane legata alla prova cito-istologica della presenza di tumore e non può essere altrimenti, tranne per poche eccezioni.  Dunque la PET entra in campo quando si comincia a capire che ottenere la diagnosi cito-istologica sarà difficile (ciò dipende di solito dalla localizzazione del tumore), e serve più che altro a decidere se e fino a che punto ostinarsi chirurgicamente per ottenere campioni di tessuto sempre più affidabili.

Alla seconda domanda, risponderei che i tempi della diagnosi dipendono innanzitutto dalla localizzazione del tumore (facile da raggiungere o meno) e poi, anche, molto dall’organizzazione ospedaliera.  Nella mia esperienza personale, facendo i cosidetti “salti mortali”, arrivavo a consegnare al chirurgo un caso difficile da diagnosticare in 20-25 giorni al massimo.  Se non per situazioni veramente eccezzionali, un buon centro medico non dovrebbe mai superare il mese (con una media di 15-20 giorni).

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

Il direttore Medico di ALCASE

Il Dr. Buccheri e la skyline di Hong Kong (2010 GLCC meeting)


3 Responses to “Quando la diagnosi va per le lunghe…”

  1. buongiorno ho 47 anni, non sono fumatore ma soffro di asma allergica da sempre. In questo periodo, da circa 20 giorni ho sempre una tossetta tipo asmatica con la sensazione di avere un po di catarro a destra, come un piccolo rantolo. Inoltre sempre a destra sento un piccolo doloretto, avolte quando respiro o tossisco, avolte quando faccio certi movimenti o se sto seduto. La notte sto bene e non tossisco. Sono andato dal mio medico curante che mi ha sentito i polmoni e mi ha detto che sono puliti. Ho fatto comunque una lastra al torace e non risulta nulla. IO comunque continuo a sentire questo piccolo rantolo, non sempre, che mi provoca la tosse come se volessi espellere catarro ma non ci riesco. Sinceramente non so che fare, il mio medico dice che è tosse ansiosa, ma non ne sono sicuro. E’ il caso di fare qualche altro accertamento e nel frattempo di prendere qualche prodotto? grazie e cordiali saluti

  2. Buon giorno a te, Marco..

    In effetti, i sintomi che lamenti sono un po’ vaghi e potrebbero essere semplicemente legati alla tua asma, magari accentuati, come sospetta il tuo dottore, da uno stato ansioso reattivo…
    Comunque, se dovessero persistere immodificati per un tempo abbastanza prolungato (diciamo 2 mesi), fatti fare una TAC del torace a basso dosaggio e senza mezzo di contrasto…

    Meglio una TAC inutile di più, che una in meno, che sarebbe stata utile, ma non è stata fatta!!!…

  3. “Salve dott. Mia mamma è stata finalmente operata a Parma. Le hanno tolto parte del polmone e 11 linfonodi periilari. Abbiamo anche l’esito istologico e la sett. prossima abbiamo l’appuntamento in oncologia per inizio chemioterapia.

    Le trascrivo l’esito istologico perchè mi possa aiutare a capire cosa abbiamo davanti.

    Adenocarcinoma polmonare moderatamente differenziato G2 , di tipo misto sec. WHO, a prevalente pattern lipidico, papillare e acinare sec. IASLC.
    LA NEOPLASIA INIZIALMENTE INFILTRA LA PLEURA VISCERALE (PL1). Margine di resezione bronchiale indenne da neopl.
    Nel tessuto polmonare adiacente alla lesione e a distanza si refertano microfocolai di disseminazione neoplastica in forma di adenocarcinoma polm. di tipo non mucinoso, prevalentem. lepidico.
    Si osservano focolai di iperplasia adenomatosa atipica
    Enfisema ed antracosi del parenchima polmonare non neoplastica.
    Metastasi linfonodali di adenocarcinoma a 2 di 11 linfonodi .

    Linfonodi con istiocitosi dei seni ed antracosi
    diagnosi: adenocarcinoma polmonare G2 , stadio TNM, 7a Ed pT2bN1 (PL1).

    Può spiegarmi in parole comprensibili che tipo di tumore è, quanto è aggressivo e pericoloso, se ci sono speranze reali di guarigione, se è stato preso in tempo, , insomma cosa dobbiamo aspettarci per il futuro (magari percentualmente!). Grazie fin da ora.”

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    Le rispondo subito: la diagnosi di tipo istologico “adenocarcinoma” è la più comune ed è quella che da più opzioni terapeutiche. Lo stadio di malattia (ovvero l’estensione anatomica del tumore) non è inizialissimo, ma da ancora buone speranze di guarigione definitiva. La chemioterapia programmata è importante per ridurre le probabilità di recidiva della malattia e va fatta. Le consiglieri di RICHIEDERE, se non già fatte, la determinazione sul tumore della presenza delle comuni alterazioni genetiche trattabili (mutazione EGFR e riarrangiamento ALK), perché in futuro potrebbero essere utili, in caso di recidiva, per una eventuale terapia mirata.
    Cordialmente,
    Gianfranco Buccheri

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