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Marcatori tumorali tradizionali

Molti anni fa, avevamo scritto (era il 1998) una sintetica review sui marcatori tumorali serici allora in uso (serici=determinabili con un semplice prelievo del sangue).  Oggi, nonostante l’avvento di nuove conoscenze biologiche e il farsi strada di nuovi marcatori tumorali legati alle alterazioni genetiche delle cellule neoplastiche, i vecchi marcatori tumorali di una volta rimangono quelli più concretamente e vantaggiosamente utilizzabili.  Per distinguerli dai nuovi (che rimangono ancora confinati a pochi laboratori di ricerca), li chiameremo marcatori tumorali serici tradizionali.  Nella review essi sono invece chiamati marcatori tumorali circolanti (MTC), per distinguerli da quelli che si possono determinare sui preparati istologici di tessuto tumorale.

Riproponiamo quella review perché vi sono descritti i marcatori che ancora oggi consigliamo di far eseguire per valutare (e qualche volta conoscere in anticipo) l’andamento della malattia (http://www.alcase.it/2012/10/follow-up/).

Ecco i passi principali della review:

“L’associazione di alcune specifiche neoplasie con una determinata caratteristica biochimico, la cui espressione serica di solito “marca” l’evoluzione del tumore (donde il nome di “marcatori tumorali”), è conosciuta da parecchi decenni.   Gli studi, riguardanti la determinazione ematica dei primi marcatori tumorali circolanti (MTC), risalgono alla metà degli anni ‘60, con la scoperta dell’a-fetoproteina e dell’antigene carcinoembrionario (CEA).  I MTC possono essere definiti come sostanze, usualmente di natura polipeptidica o proteica, che vengono secrete dalle cellule tumorali e rilasciate nel torrente circolatorio.  In condizioni normali, tali sostanze sono assenti (o dosabili in quantità ridotte) perché non prodotte dalle corrispondenti cellule normali (o prodotte solo in minima parte) 4.  Coombs et al. 4 definirono le potenziali applicazioni cliniche dei MTC. Secondo questi autori, i MTC dovrebbero:

  • facilitare la diagnosi precoce della neoplasia;
  • offrire una guida per la valutazione della prognosi;
  • essere d’aiuto nella selezione di pazienti da sottoporre a chemioterapia adjuvante;
  • essere d’aiuto nel monitoraggio della risposta alla terapia e nella diagnosi precoce di ricaduta.

La concentrazione del marcatore ideale dovrebbe inoltre:

  • aumentare patologicamente in presenza della neoplasia (cioè possedere alta sensibilità);
  • non aumentare in assenza di malattia tumorale (cioè avere alta specificità);
  • correlarsi positivamente col volume del tumore e la sua diffusione metastatica;
  • variare nel tempo col variare dello stato di malattia, riflettendo la situazione clinica presente; o meglio,
  • precederne le variazioni, anticipando le ricadute, prima che esse siano clinicamente evidenti.

I MTC dovrebbero infine:

  • avere livelli plasmatici e/o urinari stabili, cioè non soggetti ad ampie fluttuazioni;
  • essere facili da misurare ed essere poco costosa la loro determinazione.

Purtroppo, nessuno degli attuali MTC è completamente tumore-specifico, dato che essi possono trovarsi nel sangue di pazienti con malattie benigne e nei soggetti sani.   Nel corso di questi ultimi anni, sono stati individuati diversi MTC -classificabili in antigeni tumore-associati, altri antigeni, enzimi, ormoni 5,6-.  Solo per alcuni di essi, tuttavia, è stata tuttavia riconosciuta una sicura utilità clinica ed a questi ultimi si farà riferimento.

Antigene Carcino-embrionario (CEA)

Il CEA, identificato da Gold e Freedman nel 1965 7, è tra i marcatori tumorali più antichi e, ancora oggi, fra i più utilmente determinati.  Ad esso, di solito, si fa riferimento per lo studio degli altri marcatori.  Nel tumore polmonare i livelli serici del CEA sono stati dimostrati correlarsi con l’estensione della malattia 8-11 -in particolare nell’adenocarcinoma 12,13-, con la risposta al trattamento 8,10,14, e con la sopravvivenza 8-10,15.   Nonostante qualche differente punto di vista, vi è ormai un ampio consenso sulla sua reale utilità clinica, come, d’altronde, era già stato sancito nella ormai lontana nel tempo “Consensus Conference” dei National Institutes of Health 16.

Antigene Polipeptidico Tissutale (TPA)

L’antigene polipeptidico tissutale (TPA), identificato nel 1957 da B. Bjorklund 17, è un marcatore del citoscheletro cellulare che contiene tre antigeni di superficie corrispondenti alle citocheratine 8, 18, e 19 18.   Alla diagnosi, la sua concentrazione serica è fortemente correlata con l’estensione loco-regionale del tumore primitivo, con l’interessamento linfonodale, e con la diffusione metastatica 10,19-22 .  Come per il CEA, il variare dei livelli ematici del TPA segue l’andamento della malattia 20-22, potendo, non raramente, anticiparlo 19.   Anche per questo marcatore, è stata dimostrata una ottima correlazione con la sopravvivenza e la prognosi in generale 10,19,20,23.   Una promettente applicazione del TPA sembra essere la valutazione dell’operabilità chirurgica dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule.

Cyfra 21-1

Il più recente marcatore del citoscheletro, il CYFRA 21-1,  identifica la sola citocheratina 19 24.   Le sue caratteristiche e il suo impiego sono assai simili a quelle del TPA (Fig. 3), anche se la sua determinazione è ritenuta utile soprattutto nell’istotipo squamoso 25-28.

Neuro Enolasi Specifica (NSE)

La determinazione serica  dell’enolasi neurone specifica (NSE) viene in genere eseguita nei pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule.  In tale istotipo, numerosi studi hanno confermato la frequente presenza di valori pretrattamento elevati (nel 40-70% dei pazienti in malattia limitata e nell’83-98% di quelli in malattia diffusa 29-31).  Ripetute misurazioni seriche di questo marcatore sono state capaci di predire (o di rispecchiare) la risposta alla terapia in atto, avendosi, anche in questo caso, una buona correlazione tra variazioni dei livelli serici e cambiamenti di stato di malattia 30,32,33.  Transitori aumenti nei primi giorni della chemioterapia, seguiti da un successivo abbassamento dei valori del NSE, sembrerebbero indicare la sensibilità del tumore al trattamento in corso 31-34.  Inoltre, è stata ripetutamente verificata l’esistenza di una significativa correlazione inversa tra i livelli serici di questo marcatore enzimatico e la successiva sopravvivenza dei pazienti affetti da microcitoma 23,35-37.


REFERENCES

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