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Buonasera dottore, seguo con costanza le sue preziose e sincere risposte ed ho deciso di sottoporle la mia esperienza per avere un suo giudizio:

-  età 61 anni – donna

-  marzo 2009 intervento di lobectomia  dx per adenocarcinoma polmonare non a piccole cellule

-  T1 N1 MO  -  G3

-  fatto 4 cicli di chemio adiuvante con carboplatino e taxolo

-  controlli semestrali con TAC – emocromo con markers – E.O.

- 1 scintigrafia ossea e risonanza magnetica in quanto accusavo dolori al rachide (si trattava di artrosi)

A distanza di 43 mesi dall’intervento gli esami risultano ancora negativi.

Vorrei avere un suo parere in merito alla frequenza con cui effettuare i prossimi controlli e, se dopo 43 mesi, il rischio di recidiva può considerarsi diminuito.

Nel ringraziarla, la saluto cordialmente – Manuela Casari

Cara signora,

innanzitutto vorrei ringraziarla per il tema che mi propone: è diverso dagli altri e penso possa interessare molte lettrici/lettori.

Il follow-up postchirurgico è una questione molto importante, mai affrontata a fondo dalla comunità medico-scientifica.  Tutti convengono che qualche controllo va fatto, ma sulle modalità di questo non c’è accordo generale, nè tantomeno linee guida internazionali per la pratica medica.  Ogni è centro si organizza, diciamo così, a modo proprio.

Alla base del followup vi sono alcuni fatti noti a tutti:

  • Anche dopo un intervento macro- e microscopicamente radicale, non vi è certezza che il tumore non recidivi;
  • Le probabilità di recidiva decrescono quanto più ci si allontana temporalmente dall’intervento, ma non si azzerano mai (anche se diventano molto basse dopo 5 e ancor più dopo 10 anni);
  • Rimangono stazionarie o crescono leggermente con gli anni -per converso- le probabilità di insorgenza di un SECONDO TUMORE POLMONARE, indipendente dal primo.
  • Sia le recidive iniziali (e ancor più il secondo tumore primitivo) possono ancora essere curati chirurgicamente con discrete potenzialità di guarigione definitiva.

Alla base del follow-up vi è anche una esigenza: trovare una va di mezzo fra una medicalizzazione eccessiva (di persone che si sentono bene e conducono una vita normale) e un sistema di controlli troppo lasso ed insufficiente allo scopo.

Coi nostri pazienti, pertanto, noi programmavamo un followup mediamente intensivo per i primi due anni, abbastanza leggero per i successivi 3, e un solo controllo annuale per gli ultimi 5 anni.  Dopodiché, raccomandavamo tornar da noi, in qualunque momento, se fossero insorti nuovi sintomi non altrimenti spiegabili.

Se vorrà vedere il percorso esatto che consigliavamo, le basterà scaricare il file excel calendario per followup, aprirlo, selezionare il foglio follow-up chirurgico, ed inserire nello spazio vuoto relativo alla data dell’intervento la data del suo.  Fatto questo vedrà le date dei controlli programmati e gli esami da fare ad ogni controllo.  Va sottolineato, comunque, che il nostro è solo un esempio, che io, tuttavia, raccomanderei di seguire ancora adesso.

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

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Gentile Dr. Buccheri, buongiorno.

Al fine di aggiungere un altro tassello all’argomento in oggetto, vorrei avere la Sua posizione sull’uso dei markers: quali sono quelli più affidabili e da utilizzare durante i controlli per chi ha avuto un tumore al polmone?

Penso che l’argomento sia di interesse anche ad altri e quindi utilizzi pure la mia nota per avere una risposta sui i social network da voi utilizzati.

Grazie mille e cordiali saluti.

Gianna Cianciaruso

Gentile sig.ra Gianna,

lei ha perfettamente ragione.  L’argomento followup non può prescindere dalla questione: con quali accertamenti periodici il follow-up va fatto. Non entrerò nell’argomento, che, come dicevo, è abbastanza indefinito, ma, per rispondere alla sua domanda, mi limiterò a parlare brevemente dei marcatori tumorali tradizionali.

Nel su accennato calendario, che lei può facilmente visionare o scaricare, noi raccomandiamo il controllo, ad ogni rivalutazione clinica dei seguenti marcatori tumorali: CEA, CYFRA 21-1, NSE.  La raccomandazione deriva da tutta una serie di lavori scientifici da noi prodotti negli anni ’90 e 2000 (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=buccheri%20G.%20tumor%20markers).  Tali lavori non hanno avuto molto seguito, per la verità, ma sono stati sempre confermati, anche in anni molto recenti, da tutti i ricercatori che hanno ripreso l’argomento.

Data l’importanza della questione, ne abbiamo fatto un approfondimento con un post specificamente dedicato raggiungibile seguendo il link: http://www.alcase.it/2012/10/marcatori-tumorali-tradizionali/

Gianfranco Buccheri


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