Discordanze fra referti radiologici

Buongiorno,

le scrivo per avere un suggerimento medico su come affrontare un problema correlato alla malattia di mia madre. Di seguito le riassumo brevemente la situazione.

Mia madre a seguito di accertamenti riscontra avere un adenocarcinoma non a piccole cellule al polmone sinistro con interessamento dei linfonodi del mediastino. Dopo 3 cicli di chemioterapia (Cisplatino + Gemcitabina), il tumore si riduce al punto che può essere operata in data 4/10/2011. Le viene asportato l’intero polmone ed i relativi linfonodi. A gennaio 2012 si sottopone a 27 radioterapie localizzate nella parte in cui risultavano infetti i linfonodi. Fino al controllo del sesto mese dopo l’operazione, tutto sembra essere a posto ma al controllo successivo invece la situazione cambia radicalmente in quanto si presenta una recidiva della malattia (localizzata in diversi punti del corpo). Dopo i controlli di routine e test dell’EGFR (risultato negativo) si decide di eseguire 4 cicli di chemioterpia (Cisplatino + Pemetrexed + MetMab) con rivalutazione della situazione dopo il secondo ciclo.

Per arrivare al punto della questione su cui vorrei un parere medico, voglio porre alla vostra attenzione, la situazione dell’encefalo e delle diverse valutazioni temporali. In data 12/05/2011, alla scoperta del male, il referto TAC con MDC diceva :”In ambito encefalico, dopo somministrazione di mdc, si osserva minuta immagine iperdensa di 5 mm in sede frontale paramediana destra, verosimilmente priva di significato patologico ma meritevole di rivalutazione nel tempo.” Alla TAC del 4/07/2012, “si evidenziano 2 accumuli di mdc a livello encefalico, uno in sede parietale sinistra e l’altro a livello del ponte, meritevoli di approfondimento con RM enecfalo con mdc.”

Infine, l’ultimo controllo con RM del 1/10/2012 dice : “rispetto al controllo del 12/07/2012 appare invariata la localizzazione ripetitiva parietale posteriore sinistra (8 mm ca.). Sono comparse, inoltre, localizzazioni secondarie al centro semiovale destro (puntiforme) e al mesencefalo (5 mm, versante paramediano destro). Stabili i restanti reperti.”

A fronte di quanto scritto, siamo un pò confusi, per quanto mi sembra di capire “qualcosa” sembra esserci sempre stato nel cervello di mia madre e non sempre riconducibili alla malattia oncologica. Gli oncologi che ci seguono (equipe prof. Scagliotti dell’ospedale San Luigi di Orbassano), parlano solo di localizzazioni di malattia e suppongono un intervento di radioterapia (da fare all’ospedale Molinette) al termine dei cicli di chemioterpia in quanto ci hanno spiegato che la terapia in corso, ha maggiore difficoltà nel raggiungimento dell’encefalo. Quello che mi domando è : se non tutti i reperti visibili sono riconducibili a malattia avrà senso irradiarli? Non potrebbe portare a nuove problematiche? Che tipo di radioterapia si presume si dovrà fare? Ed infine, per un parere più specifico sulla testa a chi ci si può rivolgere per un secondo parere? Qual è la figura professionale corretta? Dottori che può suggerici per un consulto medico su questa questione in Torino o nord Italia?

Vi ringrazio in anticipo per il tempo che mi vorrete dedicare per rispondermi.

Cordialmente,

Roberto Minervini

Gentile sig. Roberto,

i suoi oncologi hanno perfettamente ragione e -diciamolo pure fra noi- sono fra i migliori d’Italia!…  Quindi abbia fiducia e non si faccia il problema di cercare, per forza, un secondo parere neurologico.

Le spiego cosa è successo: il primo radiologo vede una prima micro-lesione metastatica, ha dei dubbi sulla sua natura, ma non si sente di dichiarala tumorale: così dice che è necessario seguirla nel tempo.  Il radiologo che referta la seconda TAC vede 2 lesioni e si insospettisce ancora di più, ma anche lui non vuole sbilanciarsi: così consiglia la RMN (che è più specifica e anche più sensibile della TAC).  Il terzo radiologo che referta la prima RMN vede con chiarezza solo la lesione parietale sinistra (che, nel complesso, gli appare non tumorale).  Inoltre, crede di rilevare altre microlesioni frontali: così attribuisce il tutto ad esiti ischemici.  Infine, l’ultimo radiologo, favorito dalla possibilità di valutare tutta l’evoluzione clinica e radiologica del caso (e verosimilmente con più esperienza del suo predecessore), non ha dubbi: attribuisce a metastasi cerebrali le due lesioni che nel frattempo sono cresciute di volume (una da 5 a 8 mm., l’altra da 0 a 5 mm.), contraddicendo totalmente il referto RMN di tre mesi prima.  Anche il Prof. Scagliotti e colleghi non hanno dubbi e correttamente consigliano la radioterapia, che, se possibile, potrebbe essere panencefalica con, magari, un “boost” stereotassico sulle due lesioni note.  So che a Torino è possibile fare anche la radioterapia stereotassica, oltre quella convenzionale: i suoi oncologi potranno essere più precisi di me a questo riguardo.

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri


2 Responses to “Discordanze fra referti radiologici”

  1. marilena scrive:

    mi scusi dottor Buccheri se mi intrufolo, però mi viene spontaneo leggere le storie e le esperienze di chi ha un problema simile a quello che ho avuto io…. Su questa malttia ci sono poche certezze, ma io credevo di averne acquisite almeno un paio: ma se all’esordio della malattia della signora vi era anche solo il dubbio di una possibile mts celebrale e se comunque parliamo già di un interessamento mediastinico del tumore, non è vivamente sconsigliato l’intervento lungi dall’avere beneficio ai fini di un allungamento della soprvvivenza?

  2. E in effetti non ha torto, Marilena. Una regala aurea dell’oncologia dice che l’intervento chirurgico (terapia squisitamente loco-regionale) è indicato solo dopo un’accurata stadiazione che abbia valutato il tumore come TOTALMENTE resecabile (stadi I,II, ed eccezionalmente IIIa). Pena la recidiva, come, purtroppo, è successo in questo caso…
    Ma la clinica è un’altra cosa. Nel caso in questione, il chirurgo, l’oncologo, e forse la stessa interessata e i suoi familiari (se sono stati adeguatamente informati) hanno “voluto” accettare la diagnosi ottimistica del primo referto TAC e creduto di poter curare con la radioterapia le eventuali micrometastasi linfonodali mediastiniche (che fossero eventualmente scampate a una chemioterapia efficacissima e al successivo intervento).
    In effetti qualche volta funziona… Devo dire che, anche nella mia personale esperienza, è successo, che io abbia seguito l’ intuito (invece che la regola) e che ciò abbia salvato la vita di qualcuno… Un esempio per tutti: il sig. Mandrile, ancora vivo e vegeto dopo lustri dalla prima operazIone… (http://www.alcase.it/support/le-storie-di-speranza/testimonianza-del-sig-mandrile-eugenio/).
    E d’altra parte, se fosse andata male, cosa c’era da perdere?…
    Dicevano i latini: NON ESISTE UNA REGOLA SENZA LA SUA ECCEZIONE.

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