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Andare all’estero per farsi curare non è sempre una buona idea… Una testimonianza.

Riceviamo e  volentieri pubblichiamo:

“Gentile Dottore,

Le ho scritto circa un mese fa, per Mio fratello che viveva negli Stati Uniti da molti anni e si era ammalato di cancro al polmone a soli 47 anni, e da non fumatore.

Le chiesi se le cure in America erano migliori, e se le prospettive potevano tranquillizzare Me, Lui e le nostre famiglie.

Sono andato Personalmente negli Stati Uniti nel rinomato ospedale e centro ricerca Columbia University Presbyterian Hospital, dove mio fratello si curava, dal 12/08/2012 data in cui gli e’ stato diagnosticato il cancro ai polmoni per stargli vicino e aiutarlo se possibile.

Mio fratello e’ morto il 07/10/2012, fra dolori atroci, e sofferenze disumane che Lei conosce e  avra’  visto tante volte.

La Mia lettera vuole solo dire a chi ha questo terribile e spietato male,  che in America i medici non sono per niente affatto migliori e piu’ bravi che in Italia, e che la sola differenza sta nel fatto di avere a disposizione strumenti e soldi in abbondanza da far sembrare l’ospedalizzazione  un ricovero bello e confortevole, con un numero impressionante di infermieri,studenti-medici e operatori di tutti i tipi.

I dottori( alcuni anche molto stimati in ambito internazionale) , che hanno curato mio fratello non hanno inciso per niente sul decorso della malattia e sulla prognosi, anzi, visto l’accanimento ed a volte l’incapacita’ di cercare e trovare soluzioni alle varie complicazioni che si presentavano, forse la vita l’hanno pure accorciata.Sembravano molto piu’ interessati a studiare che a curargli il cancro(gli hanno fatto almeno 100 esami diversi in 10gg(tac, risonanze prelievi di sangue e tessuti, ma nessuna cura).

Non mi fermero’ a dire cio’ che ho visto ,e cio’ che non hanno saputo fare, voglio solo dare un messaggio di fiducia a chi si cura in Italia, e che  sogna di andare all’estero per avere piu’ speranze.

Niente di piu’ falso.

Anche nel piu’ famoso ancora, Sloan Memorial kettering, che si trova a meno di 200 metri di distanza da dove era ricoverato Mio fratello, e dove passavo ogni giorno, per 13 giorni, ho sentito dire a familiari di persone ammalate, di casi apparentemente gestibili, ma finiti male per via dei medici poco capaci di affrontare le complicazioni che il cancro portava.

I cervelli americani Non hanno niente di meglio da offrire rispetto ai nostri specialisti italiani che ho visto all’opera in altre situazioni.

E non voglio parlare in questa mail, dei costi e del sistema sanitario americano, dove se non hai una buona polizza assicurativa non ti puoi curare, e dove lo specialista prima di esaminare il caso, legge il nome della tua polizza.

Grazie

Pierluigi Caruso”


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