Nuovi dati a favore dell’AFATINIB

Abbiamo già parlato del farmaco sperimentale Afatinib in un recente e ben documentato articolo: http://www.alcase.it/2012/05/afatinib-dal-laboratorio-al-letto-del-malato/

Ora che nuovi ed interessanti dati sul farmaco sono stati presentati al 2012 ASCO Annual Meeting, appena conclusosi in Chicago (IL, US), torniamo a parlarne.

In estrema sintesi, i ricercatori internazionali, autori dello studio in questione, hanno trovato che le persone affette da tumore polmonare non a piccole cellule (adenocarcinoma, in particolare) e presenza di mutazione EGFR,  se trattate con Afatinib, vivevano quasi un anno dall’inizio del trattamento prima che la loro malattia peggiorasse (tecnicamente si dice che “ebbero un anno libero da progressione di malattia, o in sigla inglese PFS”), in confronto ai sei mesi garantiti dal trattamento tradizionale (la chemioterapia standard).

Lo studio, noto come LUX-Lung 3 trial (1) – uno dei più ampi e robusti studi clinici di fase III del suo genere- randomizzava 345 pazienti con NSCLC e mutazione attivante dell’EGFR a ricevere il trattamento standard (chemioterapia con Cisplatino e Alimta) o il trattamento sperimentale con Afatinb.  Oltre al beneficio -già sottolineato- del quasi raddoppio del PFS in tutto il gruppo di studio, i ricercatori hanno osservato un incremento ancora maggiore dello stesso (13,6 mesi) nel sottogruppo con le più comuni mutazioni dell’EGFR (chiamate delezione 19 e L858R).  Inoltre, l’Afatinib era in grado di rallentare la comparsa di alcuni sintomi frequenti del cancro ai polmoni come la tosse e il fiato corto (dipnea).

________________________

*  Ricordiamo che l’Afatinib è un composto ancora in fase di sperimentazione, la cui efficacia e sicurezza non sono stati ancora stabiliti con certezza e pertanto non è ancora commercializzato in alcun paese del mondo.

(1) Abstract no: LBA7500, LUX-lung 3: A randomized, open-label, phase III study of afatinib versus pemetrexed and cisplatin as first-line treatment for patients withadvanced adenocarcinoma of the lung harboring EGFR-activating mutations. Oral Presentation at 48th Annual Meeting of the American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2012


2 Responses to “Nuovi dati a favore dell’AFATINIB”

  1. Filippo Mignosi scrive:

    Quali sono i tempi senza progressione dalla malattia nel sottogruppo con le più comuni mutazioni dell’EGFR (chiamate delezione 19 e L858R) quando trattati con L’IRESSA?
    Non riesco a trovare gli analoghi tempi per L’IRESSA. Qualcuno può’ aiutarmi?
    Capisco che ci sarà’ un confronto tra i due farmaci a breve che chiarirà’ tutto (con entrambe
    la case farmaceutiche a guardare attentamente) ma gli analoghi dati sull’IRESSA dovrebbero essere noti (essendo l’IRESSA commercializzato, al contrario dell’AFATINIB). Dove sono?

  2. Caro Filippo,
    qualche chiarimento è d’obbligo. I 13,6 mesi di intervallo libero di malattia in pazienti con mutazioni comuni dell’EGFR, segnalati nel nostro report, sono quelli osservati dagli autori dello studio: altri autori troveranno valori differenti, di poco o di molto, e infine una media ponderata di quegli studi darà un valore che è lecito attendersi per una persona che comincia il suo trattamento. Per l’Iressa la media ponderata è già disponibile (perché vi sono molti più studi con questo farmaco) e direi che essa è nell’ordine degli 8-10 mesi (ma vi sono casi estremi come 2/3 mesi, da una parte, o 2/3 anni, all’altro estremo). In sostanza la durata della risposta è abbastanza incerta, ma normalmente è qualcosa meno dell’anno. Per l’Afatinib, invece, non si può fare un’affermazione analoga perché l’esperienza è minima.

Lascia il tuo commento