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e se sia gli EGFR sia l’ALK sono negativi… che fare?

Gent.mo Dott. Buccheri,
Mia sorella e’ affetta da “carcinoma poco differenziato,NAS.Morfologicamente si propende per adenocarcinoma ( non confermato dalle indagini immunoistochimiche)”.
Al momento ha effettuato il primo ciclo di chemio con cisplatino ed alita e lamenta dolori alle ossa.
Purtroppo la ricerca su EFGR aveva gia’ dato esito negativo e stamattina anche la ricerca ALK e’ stata negativa. Ci sono altri farmaci mirati a cui si puo’ accedere? Temo che questa chemioterapia sia molto debilitante per lei( prima di arrivare a questa diagnosi ha sofferto per un anno di dolori acuti alla testa ed all’orecchio dx che l’hanno molto debilitata ).
La ringrazio molto per la sua attenzione e le auguro buon lavoro.
Marianna

Gentile signora Marianna,

la chemioterapia che sua sorella sta facendo è certamente pesante, ma è anche tra le più attive.  Vale la pena di proseguirla (se gli oncologici che la hanno in cura vi garantiscono grande attenzione ad eventuali fenomeni di tossicità e, sulla base di questi fenomeni, di esser pronti modulare il dosaggio dei chemioterapici con un atteggiamento di massima cautela).  Tale regime chemioterapico andrebbe sospeso solo in caso di progressione di malattia, tossicità inaccettabile, grave intolleranza soggettiva o completamento del programma terapeutico (che di solito non supera i 6 cicli).  Poi, si potrebbe passare a una chemioterapia cosiddetta di “seconda linea” (con TAXOTERE o VINORELBINA), per poi fare ancora un tentativo con un farmaco mirato: il TARCEVA (che è stato dimostrato efficace INDIPENDENTEMENTE dallo stato recettoriale ed è approvato anche dal nostro SSN per quest’uso (la inviterei a leggere la scheda del farmaco alla pagina http://www.alcase.it/education/premessa-farmaci-mirati/farmaci-mirati/erlotinib/ e i numerosi altri documenti collegati a quella pagina).  Certo, sapendo già che i recettori per l’EGFR non sono espressi dal campione bioptico del tumore di sua sorella  è facile immaginare una mancata risposta a un farmaco, come  il Tarceva, che agisce bloccandoli, tuttavia a causa della nota eterogeneità di tutti i tumori una eventuale risposta non è da escludersi al 100%.

Infine, quando,  le opzioni terapeutiche standard si esauriscono si può ancora ricorrere a trattamenti sperimentali, che offrono la possibilità di essere trattati con farmaci non ancora in commercio. Ve ne sono tantissimi, di ogni tipo, e in Italia esiste una  banca dati che le raccoglie: http://ricerca-clinica.agenziafarmaco.it/.  Da questo sito, è possibile andare a ricercare le sperimentazioni attive per le quali  la persona che intende sottoporvisi ha le caratteristiche di idoneità, risalire ai centri ospedalieri o universitari che le conducono e contattare questi ultimi telefonicamente.  Oppure è possibile rivolgersi a qualche medico sperimentatore, fra quelli che noi elenchiamo alla pagina MEDICI d’ECCELLENZA: si tratta dei primi cento medici più attivi nella ricerca sul cancro del polmone in Italia (http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti-premessa/).

Spero di esserle stato utile.

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri


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