Predire la ricaduta grazie a un nuovo test genetico…

Un nuovo test genetico sarebbe in grado di predire la recidiva post-chirurgica del cancro ai polmoni

Un studio recentemente pubblicato su The Lancet suggerisce che un nuovo  test  di biologia molecolare possa essere in grado di predire la recidiva post-chirurgica del cancro al polmone. Questa notizia ha avuto una vasta diffusione sul WEB (AdnkronosItaliasalute.it, Teamsalute…) e merita di essere ripresa.

La scoperta rappresenta una svolta nella curare di questo tipo di tumore“, ha detto il co-autore dello studio Michael Mann della University of California, San Francisco. ”…ed  è una delle primissime applicazioni delle nostre conoscenze di biologia molecolare in questo settore.  La prospettiva è quella  di personalizzare  il trattamento dei pazienti chirurgici, così da migliorare effettivamente la percentuale di guarigioni definitive“, ha continuato Mann.

Il test esamina 14 geni del tumore, così da determinare la probabilità che il paziente portatore di anomalie genetiche possa morire entro cinque anni dalla chirurgia.  I ricercatori hanno studiato 433 pazienti con cancro del polmone non  a piccole cellule di tipo non squamoso, in California, e altri 1006 in Cina.  I risultati dello studio hanno confermato che il test è davvero  in grado di predire la ricaduta della malattia (ed il conseguente “exitus” del paziente) con una certa “precisione”.

Una positività del test indica la necessità di discutere col proprio oncologo il potenziale beneficio di terapia aggiuntive al fine di ridurre la probabilità di ricomparsa del tumore“, ha concluso Mann.

Il test è già disponibile per i malati di cancro ai polmoni, anche se costa diverse migliaia di dollari!….

Per chi conosce l’inglese ed è in grado di apprezzare il reale valore di uno studio scientifico riportiamo l’abstract originale del lavoro:

Lancet. 2012 Jan 26. [Epub ahead of print]

A practical molecular assay to predict survival in resected non-squamous, non-small-cell lung cancer: development and international validation studies.

Kratz JR, He J, Van Den Eeden SK, Zhu ZH, Gao W, Pham PT, Mulvihill MS, Ziaei F, Zhang H, Su B, Zhi X, Quesenberry CP, Habel LA, Deng Q, Wang Z, Zhou J,Li H, Huang MC, Yeh CC, Segal MR, Ray MR, Jones KD, Raz DJ, Xu Z, Jahan TM, Berryman D, He B, Mann MJ, Jablons DM.

Source

University of California, San Francisco, CA, USA.

Abstract

BACKGROUND: The frequent recurrence of early-stage non-small-cell lung cancer (NSCLC) is generally attributable to metastatic disease undetected at complete resection. Management of such patients depends on prognostic staging to identify the individuals most likely to have occult disease. We aimed to develop and validate a practical, reliable assay that improves risk stratification compared with conventional staging.

METHODS:A 14-gene expression assay that uses quantitative PCR, runs on formalin-fixed paraffin-embedded tissue samples, and differentiates patients with heterogeneous statistical prognoses was developed in a cohort of 361 patients with non-squamous NSCLC resected at the University of California, San Francisco. The assay was then independently validated by the Kaiser Permanente Division of Research in a masked cohort of 433 patients with stage I non-squamous NSCLC resected at Kaiser Permanente Northern California hospitals, and on a cohort of 1006 patients with stage I-III non-squamous NSCLC resected in several leading Chinese cancer centres that are part of the China Clinical Trials Consortium (CCTC).

FINDINGS: Kaplan-Meier analysis of the Kaiser validation cohort showed 5 year overall survival of 71·4% (95% CI 60·5-80·0) in low-risk, 58·3% (48·9-66·6) in intermediate-risk, and 49·2% (42·2-55·8) in high-risk patients (p(trend)=0·0003). Similar analysis of the CCTC cohort indicated 5 year overall survivals of 74·1% (66·0-80·6) in low-risk, 57·4% (48·3-65·5) in intermediate-risk, and 44·6% (40·2-48·9) in high-risk patients (p(trend)<0·0001). Multivariate analysis in both cohorts indicated that no standard clinical risk factors could account for, or provide, the prognostic information derived from tumour gene expression. The assay improved prognostic accuracy beyond National Comprehensive Cancer Network criteria for stage I high-risk tumours (p<0·0001), and differentiated low-risk, intermediate-risk, and high-risk patients within all disease stages.

INTERPRETATION: Our practical, quantitative-PCR-based assay reliably identified patients with early-stage non-squamous NSCLC at high risk for mortality after surgical resection.

FUNDING: UCSF Thoracic Oncology Laboratory and Pinpoint Genomics.

Per chi non fosse in grado di farlo, aggiungiamo i nostri commenti:

  • E’ senz’altro interessante (e potenzialmente utile) sapere quali pazienti hanno maggiori probabilità di recidivare dopo un intervento chirurgico apparentemente ben riuscito.  Tuttavia, va chiarito che vi sono dei parametri clinici molto semplici che, da soli, danno una indicazione di questo tipo.  Gli autori dello studio ne sono consci e  avvertono che il loro test migliora la capacità prognostica dei criteri clinici normalmente utilizzati (National Comprehensive Cancer Network criteria) per i tumori in stadio I, e differenzia i pazienti in soggetti ad alto, medio e basso rischio all’interno di ciascun stadio di malattia.
  • Tuttavia, gli autori non hanno considerato il fatto che altri test di laboratorio (spesso dal costo di qualche decina di euro…) sono stati dimostrati essere ugualmente predittivi della prognosi.  Per non andare a cercar lontano, vorremmo ricordare un nostro studio di quasi 10 anni fa in cui segnalavamo la stessa capacità prognostica per il vecchio, inossidabile, assolutamente non costoso, e alla portata di tutti i laboratori CEA-test (vedi abastract).
  • Nell’attesa di un confronto di efficacia fra questo nuovo test e gli altri, già dimostratisi efficaci, non vi è ragione, a nostro parere, di passare al nuovo test, che è gravato da due inconvenienti non proprio trascurabili: la scarsa praticabilità e l’altissimo costo.  L’aggiunta del termine “genetico”  -da sola- non rende un test preferibile!…

Gianfranco Buccheri


2 Responses to “Predire la ricaduta grazie a un nuovo test genetico…”

  1. marilena scrive:

    non capirò mai perchè forse l’80% degli studi, in termini sia di scoperte in ambito genetico che molecolare, si concentrano su carcinomi polmonari non ad istologia squamosa, quando mi pare che la percentuale di malati non sia affatto trascurabile (non che esistano malati trascurabili).
    E’ un quesito che mi pongo da anni…

  2. Marilena, ti dovresti porre anche quest’altro quesito: perché il carcinoma polmonare a piccole cellule è altrettanto trascurato?… Anzi, lo è molto di più!… La risposta probabilmente non è una sola…
    Ecco un piccolo elenco delle possibili ragioni (in ordine di importanza):
    1. si sa che molte alterazioni genetiche, fra quelle meglio studiate e potenzialmente curabili, sono più frequenti negli adenocarcinomi;
    2. gli adenocarcinomi stanno diventando sempre più frequenti(anche in Italia), e questa tendenza è molto più spiccata negli USA e in nord-Europa dove viene condotta la maggior parte degli studi clinici;
    3. gli adenocarcinomi sono i tumori dei giovani e delle donne e vi è una maggiore pressione sociale a risolverne subito il problema…

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