Vaccini anticancro: l’araba fenice?!…

SALVE,

LE SCRIVO IN QUANTO MIO FRATELLO – OPERATO PER UN CANCRO AL POLMONE NON A PICCOLE CELLULE NELL’OTTOBRE 2008 – HA DUE METASTASI CEREBRALI DI 1 E 3 CM, CURATE CON CHEMIO E TERAPIA RADIANTE MA SENZA RISULTATI. DA SETTEMBRE GLI E’ STATA INTERROTA LA CHEMIO PERCHE’ INEFFICACE (I MEDICI DICONO TRATTASI DI MALATO TERMINALE).

VORREI SAPERE SE ESISTE IN ITALIA UN VACCINO CONTRO TALE TUMORE (O ANCHE ALL’ESTERO) E CHE POSSIBILITA’ CI SONO DI PROCURARSELO.

GRAZIE PER LA SUA SOLLECITA RISPOSTA.

MAURIZIO LATTARULI

Buon giorno, signor Lattaruli.

La ringrazio per l’opportunità che mi da di parlare di un approccio terapeutico che affascina molte persone, ma anche molti medici e ricercatori.

I vaccini, in effetti, si sono rivelati l’arma vincente contro le malattie infettive più ancora degli antibiotici.  A partire dallo scorso secolo, grazie ai vaccini, alcune terribili malattie infettive, quali il vaiolo o la poliomelite, sono state debellate o ridotte a sopravvivere in piccoli focolai endemici in alcune zone periferiche del mondo.  Ma anche nella lotta alla tubercolosi e ad altre malattie molto diffuse quali morbillo, epatite, parotite, ecc… si sono rilevati un fattore determinante per il loro controllo.  Il principio su cui si basa la vaccinazione è semplice: si “allena” il sistema immunitario dell’uomo a riconoscere un componente specifico (di solito una proteina) di un virus o di un batterio e le normali difese umane -rafforzate dal vaccino- “uccidono” il virus o batterio che porta con sé quella proteina.  Idea semplice!.. ed efficace!…

Perché, dunque, non usare lo stesso principio nel cancro?…  Ed, in effetti, si è tentato di farlo.   Ma, in questo caso, i risultati sono stati assai più deludenti.  La spiegazione è basata sulla diversa natura del “nemico”: nel caso delle malattie infettive si tratta di virus o batteri (organismi totalmente estranei all’uomo che sono riconosciuti, appunto, come nemici), nel caso della cura dei tumori, invece, si tratta di cellule umane “trasformate” che si differenziano solo incompletamente e per aspetti immunologicamente secondari dalle cellule normali.

Come dicevo, nonostante questi limiti, si è sempre tentato di usare la via vaccinale per la cura dei tumori: quando ero un giovane medico, ricordo, si usava il vaccino antitubercolare di Calmette e Guerin e vi era, anche allora, un partito di scettici e un partito di sostenitori…  Oggi i potenziali vaccini sono diverse decine e sono tutti attivamente studiati (la rimando per questo due miei precedenti articoli: http://www.alcase.it/2011/03/vaccini-miracolosi/ e http://www.alcase.it/2011/10/tg4010/).

Infine, provo a rispondere direttamente alla sua domanda.  Nessun vaccino -allo stato attuale- ha dimostrato di essere -al di fuori di ogni ragionevole dubbio-realmente efficace e nessuno è stato sinora approvato dagli organi regolatori sanitari per il trattamento dei pazienti con cancro del polmone, né in Italia (ministero della salute) né all’estero (UE e FDA americana).  A livello sperimentale, tuttavia, è possibile accedere -anche in Italia- ad alcuni di questi vaccini: facendo una breve ricerca ho trovato queste 2 sperimentazioni in corso: http://ricerca-clinica.agenziafarmaco.it/it/node/index.php?q=node/150&Cerca=studio&ID_STUD=43455&TIPOLOGIA=1&RICERCA_LIBERA=Stimuvaxhttp://ricerca-clinica.agenziafarmaco.it/it/node/index.php?RICERCA_LIBERA=MAGE-A3&OPERAZIONE=AND&q=node%2F331&Cerca=yes&Cerca1=Cerca&PAGE=1 che riguardano i due vaccini che, a mio parere, hanno le maggiori prospettive di efficacia, il MAGE-A3 e lo Stimuvax.

Spero di essere stato chiaro e, auspicabilmente, utile.

Cordiali saluti,

Gianfranco Buccheri


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