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Il punto sul Cetuximab (Erbitux®)

Più volte in passato, ci siamo occupati di Cetuximab (o Erbitux ® , nome commerciale del  farmaco distribuito in Europa dalla MerckSerono).  Ce ne siamo occupati nella scheda breve della rubrica farmaci mirati (vai alla pagina) e nella sua versione più estesa (vai alla pagina), oltre che in due precedenti articoli.  Il primo riportava i risultati, presentati per la prima volta all’ASCO meeting del 2008, di un grosso studio internazionale, il “First-Line Erbitux in Lung Cancer“, noto anche come FLEX Trial (vai alla pagina).   Il secondo articolo rendeva conto di due ulteriori studi: una sperimentazione americana di larghe proporzioni e una metanalisi della letteratura condotta da ricercatori cinesi della Università di Guanxi (vai alla pagina).  Il FLEX trial già citato fu poi pubblicato, in forma estesa, sull’autorevole rivista medica “The Lancet”  (segui questo link per andare al report dello  studio originale).

Del tutto recentemente, è comparsa sul WEB una re-analisi dei dati del FLEX trial, in First in The Lancet Oncology.  In breve, se nello studio FLEX si dimostrava che l’aggiunta di Erbitux ® alla chemioterapia standard migliorava le prospettive di sopravvivenza di una popolazione non selezionata affetta da cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC) inoperabile, nella sua re-analisi  si evidenziava il fatto che l’azione terapeutica era maggiore, quando si selezionavano pazienti con tumori caratterizzati da alta espressione dei recettori per il fattore di crescita epidermoidale (Epidermal Growth Factor Receptor, EGFR).  Il che è abbastanza ovvio  se si considera che l’anticorpo monoclonale Cetuximab attacca specificamente proprio il recettore EGF…

Ma, quali sono le conseguenze di queste ultime osservazioni nella pratica medica di tutti i giorni?…  Certamente la necessità di effettuare la determinazione dei livelli di EGFR prima di decidere se associare o meno il Cetuximab alla chemioterapia di prima linea del NSCLC inoperabile.   Per inciso, già oggi, il pre-test per l’EGFR è ritenuto indispensabile anche per altri farmaci, come l’Iressa ® e il Tarceva ®,  che bloccano anch’essi, indirettamente, l’attivazione del recettore EGF…

Breve descrizione del presente studio di rivisitazione del FLEX trial:

Gli autori, sotto la guida del Prof. Robert Pirker  dell’ Università di Vienna, hanno rivalutato 1.121 pazienti con stato recettoriale noto, tratti dai 1.125 pazienti originariamente randomizzati.   Utilizzando un punteggio che andava da 0 a 300, hanno definito ad alta espressione i  tumori con punteggio di 200 o superiore, a bassa espressione quelli con punteggio inferiore.  Usando la suddetta soglia, essi hanno potuto dimostrare che i pazienti i cui tumori possedevano un’ alta espressione degli EGFR ed erano stati assegnati alla chemioterapia + Cetuximab sopravvivevano in media 1 anno dall’inizio del trattamento, ed un quarto di essi  (24%) erano ancora vivi dopo due anni (lo stesso tipo di pazienti randomizzati alla sola chemioterapia aveva invece una sopravvivenza mediana di 9,6 mesi e una percentuale di sopravviventi a due anni del 15%).   Il beneficio di sopravvivenza determinato dall’associazione del cetuximab alla chemioterapia era indipendente dal tipo istologico, sia che si trattasse di carcinomi squamosi o adenocarcinomi o altro.   Per converso, non vi era alcuna significativa differenza nella durata di sopravvivenza dei pazienti con bassa espressione del recettore EGF (punteggio inferiore a 200), sia che ricevessero il Cetuximab in associazione alla chemioterapia sia che non lo ricevessero.

Nostro commento:

  1. Il Flex trial è stato un’importante studio internazionale, molto rigoroso nel metodo ed ampio nelle sue dimensioni, che ha inequivocabilmente dimostrato l’allungamento della sopravvivenza che è possibile ottenere aggiungendo Erbitux® alla chemioterapia standard di prima linea.
  2. I risultati del Flex trial sono stati quindi confermati da almeno un’altro team di ricercatori e da una ampia metanalisi della letteratura, per cui non possono essere considerati preliminari ma ormai definitivi.
  3. I risultati della re-analisi dei dati del FLEX trial, qui commentati, indicano con chiarezza che i suddetti benefici sono tutti dovuti alla quota di pazienti EGFR-positivi presente in ogni popolazione non selezionata di NSCLC.
  4. Questi ultimi risultati sono in perfetto accordo con quanto osservato con altri farmaci anti-EGFR, quali  i già citati Iressa® e Tarceva®.
  5. In conclusione,  la terapia personalizzata può finalmente cominciare… con la determinazione preliminare dello stato dell’EGFR.

P.S.  Per chi volesse approfondire l’argomento, questo è il link al lavoro originale pubblicato su  First in The Lancet Oncology: http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(11)70318-7/fulltext#article_upsell


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