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Cuocere il cancro al polmone con le microonde…

Ricercatori italiani utilizzano con successo le microonde nella cura del cancro del polmone (articolo pubblicato anche su MediciItalia alla pagina: http://www.medicitalia.it/minforma/minforma-anteprima.asp?id=1185)

Dr. Claudio Pusceddu

In uno studio preliminare, la tecnica, chiamata ablazione a microonde, è stata in grado di eliminare il tumore in 19 pazienti con cancro al polmone primitivo o metastatico, su 28.  Otto mesi più tardi, non era recidivato nessuno dei tumori che avevano risposto al trattamento.   Il tumore si è ridotto o ha cessato di crescere anche negli altri nove pazienti, precisa il Dr. Claudio Pusceddu, specialista in radioterapia e oncologia presso l’Ospedale Oncologico di Cagliari.

Per effettuare l’ablazione a microonde, un’antenna sottile va posta sotto guida TAC  direttamente nel torace, all’interno del tumore. La radiazione elettromagnetica ad alta frequenza emessa dall’antenna agita le molecole d’acqua nel tessuto tumorale e in quello circostante, producendo attrito e calore, che, alla fine, distruggere (“cuoce”) il tumore.   La procedura dura un’ora e il paziente è di solito mantenuto in ospedale, durante la notte, per osservazione.

I risultati di questo studio sono stati presentati al meeting annuale della Radiological Society of North America (27 nov- 2 dic 2011, Chicago, USA).   Per molti degli studiosi presenti al meeting, la tecnica ha certamente aspetti incoraggianti, ma è troppo presto per trarre delle conclusioni, in quanto i pazienti trattati vanno seguiti per un tempo molto più lungo.  Dice il portavoce dell’American Society of Clinical Oncology, il Dr. Gregory Masters, oncologo medico presso la F. Helen Graham Cancer Center di Newark, Delaware: “Abbiamo bisogno di seguire per cinque o sette anni i pazienti così trattati”.

Per il Dr. Pusceddu, il grande vantaggio dell’ ablazione a microonde è che essa, più rapidamente di altre tecniche di ablazione, scalda le cellule tumorali alle temperature necessarie per la necrosi del tumorale.  Inoltre, è poco gravata da complicazioni: solo otto pazienti hanno avuto problemi temporanei di respirazione, a causa di un polmone parzialmente collassato risoltosi spontaneamente in una settimana.

  • Per chi conosce l’inglese ed è in grado di valutare un abstract di una comunicazione scientifica, ne riportiamo il testo originale:
PURPOSE
To assess the feasibility, effectiveness and safety of percutaneous computed tomography (CT)-guided lung tumors microwave ablation in the follow-up period.
METHOD AND MATERIALS
From May 2009 to August 2010, 28 consecutive patients (18 men, 10 women, mean age 62 years) underwent CT-guided percutaneous microwave ablation (MWA) of unresectable lung tumors (11 primary NSCLC and 17 metastases) mean size 3,2 cm (2,5-8 cm). The study cohort was selected according to the following criteria: 1) maximum tumor size less than 9 cm in diameter; 2) less than 5 metastatic tumors; 3) patients with a normal coagulation status; 4) provision of written informed consent. All procedures were performed with CT guidance under conscious sedation and local anesthesia. One or two straight microwave antenna (14 or 16-gaude) were placed directly into the tumor for 8-12 minutes. Follow-up included contrast enhanced CT at 1, 3, 6 months and then at 6 month intervals; stable or reduction size and the absence of tumor enhancement CT images was considered indicative of complete tumor necrosis
RESULTS
In all cases, the procedural was technically successful. Morbidity consisted of 8 case of partial pneumothorax (28.6%) which were resolved spontaneously within 7 days. At a mean follow-up of 8 months (range 2-15) we recorded a 67.8% of complete response (tumor necrosis = 100%) and a 32.2% of partial response (tumor necrosis range 65%-92%).
CONCLUSION
Our preliminary results shows that percutaneous CT-guided microwave ablation seems to be feasibility, effectiveness and safety for treatment of lung tumors
CLINICAL RELEVANCE/APPLICATION
Microwave ablation of lung tumor can demonstrate the safety and efficacy of a new method for treatment of inoperable lung cancer

  • Per chi non fosse in grado di farlo, aggiungiamo i nostri commenti:

La tecnica delle microonde è effettivamente facile da effettuare, presenta modesti e comunque del tutto contenuti effetti collaterali e la ampia necrosi tumorale che pare ottenersi potrebbe assicurare un discreto beneficio terapeutico in una strategia di trattamento combinato volto ad assicurare un controllo tumorale più duraturo possibile. Tuttavia, questi risultati sono stati presentati in una conferenza medica. Essi devono essere considerati preliminari in quanto non ancora sottoposti al processo di valutazione della qualità scientifica dei dati (processo noto come “peer review”), che avviene prima della pubblicazione in una rivista medica.

Alcuni limiti  della sperimentazione presentata, oltre alla ovvia considerazione (già fatta) della brevità del follow-up, possono essere espressi, comunque, già dalla lettura dell’abstract.  Essi sono:

  • casistica piuttosto piccola per la generalizzazione dei risultati, che è
  • ancor più ridotta dal fatto che i tumori trattati erano prevalentemente (17 su 28 casi) metastasi polmonari di altri tumori e non è possibile assimilare il comportamento dei tumori primitivi del polmone a quelli di diversa origine,
  • la “eliminazione del tumore” è stata definita come la scomparsa del “contrast enanchment” in assenza di incremento volumetrico del polmone.  Questa definizione è molto diversa dai criteri standard della risposta obiettiva ed è sicuramente più “ottimista” (cioè, molti tumori definiti come “eliminati” potrebbero non esserlo stati).

Gianfranco Buccheri


15 Responses to “Cuocere il cancro al polmone con le microonde…”

  1. Ricevo dalla signora Emanuela Brusco di Imperia il seguente commento:
    Vorrei sapere se la tecnica su indicata viene adottata anche ai malati di microcitoma polmonare senza metastasi.
    A mio papa’, infatti, circa 12 mesi fa’ hanno diagnosticato questo tipo di tumore polmonare; dopo aver seguito tre dei cinque cicli di chemio-terapia previsti (ciplastino/vepeside) ha sospeso il tutto per importante affaticamento del sistema renale, oltre che abbassamento dei valori immunitari.
    In un secondo momento si e’ provata la seconda linea (hycamtr 4mg), ma dopo due cicli si sono ripresentati i medesimi problemi; tutt’ora e’ portatore di catetere vescicale.
    Nel mese di dicembre ha eseguito 10 sedute di radio-terapia e il 20 di gennaio p.v. avra’ la tac di controllo.
    La terapia in questione potrebbe essere un “sostegno” all’attuale terapia? Ci potrebbero essere delle speranze di guarigione in questo caso, speranze che, sappiamo bene non esistere nella terapia tradizionalmente adottata?
    Ringrazio anticipatamente per la sua disponibilita’ ad un mio quesito cosi’ delicato.
    , cui allego la mia risposta:
    NO, A MIA CONOSCENZA ALMENO, L’ABLAZIONE A MICROONDE NON E’ STATA MAI TESTATA NEL MICROCITOMA, IN QUANTO SI PRESUME CHE QUESTO TIPO DI TUMORE SIA UN TUMORE “SISTEMICO” (OVVERO PRESENTE CON MICROMETASTASI DAPPERTUTTO NEL CORPO) E CHE, QUINDI, VADA AGGREDITO CON TERAPIE “SISTEMICHE”…
    Oltretutto, come commentavo nell’articolo, la tecnica è ancora sperimentale e necessita di ulteriori prove a favore, persino nel tumore non microcitoma. Io non la prenderei molto in considerazione. Nel caso di suo papà, vi sono farmaci a scarsa nefrotossicità che potrebbero ancora essere utilizzati, ad esempio il paclitaxel o la vinorelbina…

  2. Claudia Perazzi scrive:

    Vorrei sapere se l’ablazione a microonde e l’ipertermia sono la stessa terapia fatta con procedure diverse oppure due terapie differenti e, in questo caso, quale delle due è la migliore nel caso di un adenocarcinoma polmonare IV stadio metastatico.
    Grazie infinite.

  3. Gentile signora Claudia,
    è corretta la sua prima ipotesi: si tratta di far pervenire al tumore onde elettromagnetiche a frequenza assai alta (10-100 MHz)che siano in grado di riscaldarlo fino a “cuocerlo”. Nel caso della tecnica usata nello studio discusso in questo articolo, l’energia trasmessa è verosimilmente più alta del solito e, soprattutto, la erogazione delle microonde avviene direttamente all’interno del tumore (e non, come solitamente avviene, attraverso la pelle). Tale tecnica, quindi, è potenzialmente più efficace (il che è, appunto, quanto dichiarato dall’investigatore), ma maggiormente gravata da complicazioni (anche se queste sono piuttosto minimizzate dallo stesso…). Come forse avrà capito, io sono un pò scettico a riguardo della ipertermia in generale, perché vi sono poche sperimentazioni ben condotte al riguardo nella letteratura medico-scientifica. Dovendo scegliere, in una condizione metastatica come quella cui lei sembra essere interessata, preferirei l’ipertermia tradizionale.

  4. Salve.
    Vi contatto per avere informazioni riguardo agli ospedali e medici che in Sicilia utilizzano la tecnica dell’ ablazione a microonde.
    Vi ringrazio in anticipo per la risposta.
    Cordiali Saluti
    Alessandra Scire’

    Gentile signora,
    Non sono a conoscenza di centri che eseguano la tecnica dell’ablazione a microonde in Sicilia. Oltre quello di Cagliari, citato nell’articolo, sono ancora pochi i centri ospedalieri che lo utilizzano. Fra questi:

    1. Il Dr. Gianpaolo Carrafiello, Professore Associato di Radiologia alla Università dell´Insubria a Varese. Per contattarlo è possibile telefonare alla stessa università di Varese (Tel.0332/278763 oppure 0332/393470),e-mail: Gianpaolo.carrafiello@uninsubria.it

    2. il Prof. Salvatore D’Angelo, Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, Unità Fegato (tel.0825/203252 oppure 0825/203268)

    Rimane un certo mio scetticismo, riferito alla mancanza (almeno per ora) di solide basi scientifiche di efficacia terapeutica, come su espresso.

    Cordialmente,
    Gianfranco Buccheri

  5. Federico scrive:

    Salve, scrivo per mio padre che ha un linfonodo retromandibolare che tocca l’atlante posteriore e li causa molto dolore. E’ una recidiva di un carcinoma squamoso infiltrante della lingua dal quale è stato operato. Volevo sapere se possibile, i recapiti dei centri che operano l’ablazione in Toscana. Grazie mille

  6. Caro Federico,
    La risposta alla tua domanda non puo’ essere diversa da quella data al commento precedente qualche mese fa… Prova a contattare uno dei tre nominativi su elencati …
    Ciao, e auguri per tuo papà’.

  7. Valentino scrive:

    Salve dottore, quanta probabilità di successo a la terapia a microonde contro un carcinoma bronchiale a piccole cellule non metastatico in fase di sviluppo che è arrivato al diametro di 49mm?
    Grazie
    Attendo speranzoso una sua risposta
    Valentino

  8. Caro amico,
    come dicevo rispondendo alla sign.ra Emanuela, poco più in alto, “… L’ABLAZIONE A MICROONDE NON E’ STATA MAI TESTATA NEL MICROCITOMA, IN QUANTO SI PRESUME CHE QUESTO TIPO DI TUMORE SIA UN TUMORE “SISTEMICO” (OVVERO PRESENTE CON MICROMETASTASI DAPPERTUTTO NEL CORPO) E CHE, QUINDI, VADA AGGREDITO CON TERAPIE “SISTEMICHE”…
    In effetti, il punto è che si può certamente ridurre la massa del tumore (anche nel carcinoma polmonare a piccole cellule o microcitoma) ma SOLO dove questa viene applicata. Ne consegue che i tumori metastatici presenti in altre parti del corpo (già noti o ancora invisibili alle tecniche radiologiche oggi disponibili) continueranno a crescere annullando l’eventuale beneficio del trattamento effettuato.
    La chemioterapia rimane ancora oggi il cardine del trattamento del microcitoma…

  9. Valentino scrive:

    Grazie è stato chiarissimo

  10. Antonino scrive:

    Buonasera,

    desideravo sapere se questa tecnica (ed anche la crioterapia al polmone) hanno l’effetto di indurre le eventuali cellule sopravvissute alla distruzione, a mutazioni.
    E di conseguenza, a: 1) effetti di resistenza a medio termine al trattamento; 2) indurre, se ripetuta, la metastatizzazione extra-organo del tumore, quando applicata su un tumore polmonare localmente avanzato con piccole metastasi ossee.
    Cordialità.

  11. Potenzialmente si. Tuttavia, l’insorgenza di mutazioni è anche spontanea, e può essere favorita dalla pressione selettiva sulle cellule tumorali indotta da molti trattamenti tumoricidi.
    Di conseguenza ceppi resistenti a qualunque trattamento possono svilupparsi a seguito delle terapie cui lei fa cenno (ma anche a seguito della radioterapia e della chemioterapia).
    Eventuali crescite tumorali dopo trattamento con microonde e comparsa di metastasi a distanza successive al trattamento, sono semplicemente dovute alla ricrescita delle popolazioni non uccise dal trattamento in questione…
    Cordialmente,
    Gianfranco Buccheri

  12. Antonino scrive:

    Risposta molto chiara….
    Ma un’ultima domanda mi è d’obbligo: per quanto sopra detto come valuterebbe un trattamento a microonde (o anche di crioterapia) su un tumore polmonare stadio IV localmente molto avanzato non resecabile (interessati dalla malattia un lobo e mezzo di un polmone, con linfangite carcinomatosa) ma stabilizzato con terapia alternativa MDB, fini di un controllo in situ della malattia e dei sintomi locali (tosse, espettorato polmonare senza tracce ematiche)?
    Il paziente ha discrete condizioni generali, deambula autonomamente ma notevole dispnea e fiato corto…alla Tac la disseminazione extra-organo è molto limitata, si limita a qualche metastasi ossea a livello del bacino assolutamente asintomatica…

    Cioè, nel rapporto vantaggi-svantaggi del trattamento relativo al caso singolo, crede che sarebbe utile nel migliorare la prognosi, o lascerebbe stare tutto immutato, proprio per i rischi di peggioramento (dati da potenziale disseminazione extra-organo per mutazione delle cellule) di cui ho chiesto al post precedente?

    Se preferisce, puo’ anche utilizzare la mia mail per la risposta.

    Un caro saluto.
    Cordialmente.

  13. Temo che un tumore che sia molto avanzato localmente e per di più con diffusione linfangitica (da cui, almeno in parte, la dispnea), abbia poco giovamento da terapie locoregionali come radioterapia o terapie ad ultrasuoni… Forse a livello sintomatico (riduzione della tosse e del ristagno dell’espettorato, con pericoli di sovrainfezione batterica, e disostruzione meccanica dei grossi bronchi eventualmente ostruiti), una broncoscopia con eventuale laserterapia endobronchiale, potrebbe essere indicata.
    Tengo a precisare che il mio è un parere su un caso teorico con le caratteristiche che abbiamo immaginato, non un parere su ciò che è meglio fare per il suo caro, su cui può sbilanciarsi solo il medico specialista che lo conosce bene, e a cui la rimando.
    Cordialmente,
    Gianfranco Bucheri

  14. Stefano scrive:

    Salve,
    è possibile intervento ablativo al caso clinico di mia mamma che di seguito riporto?

    La PET TC eseguita precedentemente ha rivelato quanto segue

    a sinistra, in sede lobare inferiore, si apprezza una eteroformazione a margini sfumati, del diametro max di mm 68X33 circa, adeso alla pleura dello sfondato costo-vertebrale ed indissociabile dal fascio vasculo-bronchiale, per la cui tipizzazione si impone l’accertamento diretto.

    Altre due nodulazioni parenchimali, di significato ripetitivo, sono altresì apprezzabili allo stesso lobo inferiore sinistro, nelle immediate vicinanze della lesione descritta (diametro max mm 8), ed in sede lobare inferiore controlaterale (diamentro max mm 13 circa), rispettivamente.

    In sintesi l’esame PET-TC evidenzia area di intensa attività metabolica in corrispondenza del segmento apicale del lobo inferiore del polmone sinistro in corrispondenza della VIII-IX doccia costo-vertebrale (SUV max 8,72)

    La paziente è affetta da sindrome di Sjogren, una patologia reumatica che potrebbe avere interessamento polmonare (infatti io ho sperato che fosse questo) prende Plaquenil, cortisone e cardioaspirina

    Abbiamo ricevuto le prime indiscrezioni: probabilmente trattasi di carcinoma non a piccole cellule e in queste ore sono in corso esami per caratterizzazione
    Ci hanno detto che molto probabilmente dovranno eseguire dei test ulteriori per decidere se è possibile la terapia con farmaci biologici

    La domanda quindi è la seguente:
    Possono esserci sono i presupposti per una termoablazione o crioablazione?

  15. Potrebbero esserci, Stefano. Ma è troppo presto per dirlo. Devi attendere la conclusione degli accertamenti diagnostici che probabilmente porteranno a delle conclusioni terapeutiche diverse e più efficaci… In fondo la termoablazione rimane un trattamento sperimentale (non ancora definitivamente accettato dalla comunità scientifica)…

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