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Non è più un vantaggio l’istologia “a piccole cellule”

21/10/11

Buongiorno dott. Buccheri,
ci siamo sentiti un paio di volte per il caso di SCLC di mio padre, anche sul sito ALCASE.
Purtroppo come prevedibile le cose non stanno andando bene: il male si è ripresentato, allora ha ricominciato con primo ciclo di etoposide+carboplatino con iniezioni immediate di grnulokine per coprirlo già dall’inizio sui globuli bianchi ma non è servito a granchè: ha preso un’infezione (polmonite) ed ora è ricoverato con piastrine a 10 (invariate anche dopo 2 trasfusioni di piastrine) e globuli bianchi a 500 (che per fortuna sono saliti dal valore iniziale di 300 dopo 2 emotrasfusioni). Ora il quadro so già anche io che è difficile e che nel caso superi l’infezione e diciamo riesca a portarlo fuori, difficilmente altri antiblastici gli verranno somministrati altrimenti saranno quelli ad ucciderlo prima del tumore.
Mi chiedevo perciò se per pazienti in queste condizioni vi siano farmaci (sperimentali o meno), tipo il tarceva, che potrebbero essere utilizzati, forse più per una questione psicologica del paziente: mio padre è consapevole, mediamente lucido e già si chiede quando riprenderà i cicli, io gli dico che stanti le sue condizioni c’è da aspettare e posticiparli, però prima o poi dovrò dirgli che non gliene faranno più, magari invece dire che prenderà un farmaco di seconda linea potrebbe dargli comunque più serenità.
Credo che questa potrebbe essere una domanda di carattere generale se vuole inserirla sul sito. Capisco infatti che l’obiettivo sia non di fornire diagnosi prognosi e cure via internet ma di diffondere consapevolezza e sperabilemente tranquillità e serenità a chi in rete cerca informazioni.

Grazie mille ed a presto.  Davide Manera.

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Caro Davide,

quando, giovane medico, cominciai ad occuparmi di cancro del polmone, nella letteratura medico-scientifica non si parlava quasi mai di carcinoma polmonare non a piccole cellule, ma solo di carcinoma a piccole cellule chiamato, con acronimo inglese, SCLC (che sta per “Small Cell Lung Cancer”).   Allora -eravamo agli inizi degli anni ’80- sembrava che si fosse sul punto di trovare una cura definitiva per questa forma tumorale.  Il miracolo era dovuto alla introduzione della chemioterapia, che dava risposte obiettive in oltre l’80% dei casi (contro un misero 10-15% della variante non a piccole cellule).  Quel primo successo terapeutico, tuttavia, non fu seguito da altri miglioramenti, ma, nonostante l’introduzione di nuovi chemioterapici e di nuove combinazioni di farmaci, si stabilizzò sui risultati raggiunti, rimasti pressoché invariati sino ad oggi.  Ciò significa che una persona che si ammala di SCLC non ha molte più possibilità di guarire di un paziente di 30 anni fa. Al contrario del carcinoma non a piccole cellule, che ha goduto di un interesse crescente di medici e ricercatori e che ha visto  la recente introduzione dei farmaci mirati.  Così, come dice il titolo, se una volta era di gran lunga preferibile avere un SCLC, oggi non lo è più!…

Ma venendo al caso di tuo papà, devo dire che -in linea generale- un severo episodio di tossicità midollare (attesa nel 15-20% dei casi) non dovrebbe costringere alla sospensione definitiva della chemioterapia in atto, nè tantomeno impedire una chemio di seconda linea.  Ovviamente tutto dipende dalle condizioni cliniche generali del paziente, dalla comorbidità eventualmente presente e dall’avanzamento della malattia, che sono parametri che andranno valutati attentamente dai tuoi oncologi, una volta superato l’episodio infettivo in questione.

Per quanto riguarda la possibilità di utilizzare farmaci mirati o l’esistenza di altre terapie innovative,  per lo SCLC la risposta è un deludente NO.   Se avrai voglia di dare uno sguardo alla nostra recente revisione dei farmaci mirati, non ne troverai uno indicato per lo SCLC o che abbia comunque un qualche background scientifico degno di nota per questo tumore.  Solo il Glivec ® ed il Torisel ®  possono vantare qualche studio… ma in America.

Mi spiace davvero, ma questa è la situazione. Un caro saluto e, in ogni caso, i miei più sinceri auguri per il papà.

Gianfranco Buccheri


One Response to “Non è più un vantaggio l’istologia “a piccole cellule””

  1. Gentile dott. Buccheri,
    mi perdoni se la disturbo ancora: fortunatamente mio papà si è ripreso, è forte e dopo un pò è riuscito a ricevere chemio di seconda linea (sempre carboplatino+ etoposide) ma depotenziati e dalla tac al polmone sembra che alcune lesioni si ritirino e altre si fermino. Solo una la più estesa (6/7 cm attorno alla succlavia ma senza infiltrazione nella stessa) aumenti ancora di volume. I medici quindi vogliono valutare di nuovo il ricorso alla radioterapia: lui l’ha già ricevuta sia sul mediastino che sulla colonna che profilattica all’encefalo ormai 12 mesi fa. So anche che la radio una volta fatta non può essere ripetuta ma il medico curante vuole valutare se con le nuove tecnologie sia possibile ugualmente. Volevo perciò chiederLe se ci siano delle tecnologie da provare e che in questo senso possano fare la differenza, cioè con una macchina la risposta sarebbe negativa, con un’altra più nuova invece sì (es. TRUEBEAM di Rozzano o altro).
    So che chirurgicamente non è operabile, le chemio sembrano avere ancora effetti su molte formazioni tranne quella e forse la radio potrebbe ancora dare qualche tempo in più di vita: fino adesso infatti non ha vissuto male e non ci sono secondarismi da circa un anno quindi sarebbe una bella cosa.
    Davide Manera

    Caro Davide,
    sono innanzitutto contento di sapere che per un anno tuo papà se la è cavata ancora abbastanza bene.
    Venendo al tuo quesito la risposta è…un NI. Sia la radioterapia convenzionale che quella ad alte energie (tra cui quella da te citata) sono terapie IONIZZANTI (uccidono cioè le cellule che incontrano al loro passaggio, bloccandone il DNA). Le tecnologia moderne hanno consentito di creare macchine che hanno maggior forza (ovvero, maggior potere ionizzante) e una maggiore precisione. Questa distinzione è importante quando le lesioni son piccole ed uniche, perché in tal caso la radioterapia diventa quasi un’intervento chirurgico. E’ meno importante, invece, per lesioni massive o numerose: il beneficio clinico è minore ed è sopratutto evidente dal lato della minore tossicità.
    In conclusione, una nuova breve, selettiva radioterapia potrebbe ancora giovare… senza, però, essere risolutiva.
    In ogni caso la chemioterapia in atto va completata e, se le condizioni lo permettono, non escluderei una terza linea di chemio cui ricorrere in futuro.
    Cordialmente,
    Gianfranco Buccheri

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