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Smentita l’idea che la radioterapia sia più efficace se in alte dosi

COMUNICATO STAMPA

Data di rilascio al pubblico: 3-Ott-2011

Contatto: Beth Bukata
bethb@astro.org

American Society for Radiation Oncology

Una dose di radiazioni superiore non aiuta i malati di cancro ai polmoni a vivere più a lungo

Borgo San Dalmazzo, Cuneo, 4 ottobre 2011 – Una dose maggiore di radiazioni (74 Gy) non migliora la sopravvivenza complessiva per cancro non a piccole cellule del polmone (NSCLC) diffuso ai linfonodi mediastinici rispetto alla dose standard di 60 Gy, secondo una analisi ad interim di un importante studio randomizzato presentato in sessione plenaria, il 3 ottobre 2011, al 53° Meeting Annuale della American Society for Radiation Oncology (ASTRO).

“La maggior parte dei radioterapisti e gli specialisti del cancro del polmone sono sorpresi da questa scoperta. Anche se la dose di radiazioni ottimale per pazienti affetti da tumore del polmone non è stata mai determinata in nessuno studio di fase III per oltre 30 anni, la maggior parte riteneva che dosi elevate di radiazioni permettessero di ottenere un maggior numero di successi nel trattamento dei pazienti con cancro del polmone”, ha detto Jeffrey Bradley, MD, un radioterapista presso la Washington University School of Medicine a St. Louis.

L’obiettivo della sperimentazione di fase III presentata al Congresso era quello di scoprire se sia le alte dosi di radiazioni che il farmaco biologico, Cetuximab, aumentassero la sopravvivenza dei pazienti con NSCLS  in stadio III. Quattrocentoventitre pazienti furono randomizzati a ricevere due diverse dosi di radioterapia e chemioterapia concomitante costituita da paclitaxel e carboplatino, con o senza Cetuximab.  I pazienti randomizzati, perciò, hanno ricevuto: radioterapia in dosaggio standard (60 Gy) o ad alte dosi (74 Gy), insieme  alla chemioterapia con o senza cetuximab.

Due tipi di radioterapia esterna sono stati utilizzati durante il trattamento radiante:  radioterapia tridimensionale conformazionale (3D-CRT), che utilizza tecniche di imaging speciali per adattare con precisione la irradiazione, in ​​modo che i tessuti adiacenti normali riceve meno radiazioni; e la radioterapia ad intensità modulata, (IMRT), una nuova forma specializzata di 3D-CRT che limita ulteriormente la dose di radiazione ai tessuti normali.

Sulla base di primi risultati dello studio, i pazienti che hanno ricevuto la dose più elevata di radiazioni (74 Gy) non ha avuto tassi di sopravvivenza migliori di quelli che ricevono la dose standard (60 Gy), quindi, i due bracci dello studio che avevano utilizzato alte dosi di radioterapia sono stati chiusi.

“Lo studio fornisce evidenza scientifica di classe I (n.r. la massima evidenza possibile) che la dose standard di radioterapia per il cancro del polmone in stadio III dovrebbe rimanere al suo livello attuale di (60 Gy), poichè dosi fino a 74 Gy non sono risultate più efficaci”  ha detto il Dr. Bradley. ”Non conosciamo il perché di questi risultati e i nostri nostri dati sono ancora sotto attenta valutazione.”


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