Quando i medici tolgono la speranza…

Buongiorno, vi scrivo la presente per sottoporvi la grave situazione di salute di mio papà.

Gli è stato appena diagnosticato un CARCINOMA POLMONARE IV STADIO COMPLICATO DA VERSAMENTO PLEURO-PERICARDICO CON TAMPONAMENTO CARDIACO SOTTOPOSTO A DRENAGGIO.

Prognosi agghiacciante: 8-12 mesi.

Ha appena iniziato la chemioterapia con i farmaci Carboplatino e Gemcitabina.

Domanda: esiste in qualche parte del mondo una cura per questa malattia che sia diversa dalla Chemioterapia “palliativa” che stà facendo mio papà? Per esempio, i famosi farmaci biomolecolari oppure le famose cellule

staminali, possono curare mio papà?  Se sì, dove bisogna rivolgersi?

Non posso credere che l’unica risposta a questa malattia sia la rassegnazione!!!

Ringraziandovi per un vostra gradita risposta, vi saluto cordialmente,

Fabio I.

PS.  Esiste un centro avanzato nel mondo dove queste cure che saranno il futuro (farmaci biomolecolari, cellule staminali, etc etc…) vengono impiegate seppur in maniera sperimentale?  Forse Parigi? In Italia immagino di no…..

Caro Fabio,

quella che mi poni è la più frequente e difficile domanda che un oncologo possa sentirsi fare.  Io me la son sentita porre molte volte e, pur rispondendo con grande spirito di partecipazione umana ed in tutta onestà, ho spesso sentito di aver deluso il mio interlocutore… Spero di no, ma temo che ciò avverrà ancora in questa occasione.

Tutti, di fronte a una disgrazia incombente, vorremmo sentirci dire:  ”no, non preoccuparti, qualcosa si può fare, c’è una speranza, si può ancora uscire indenni o quasi da questa malaugurata situazione… “.   Ma non è così.  Non sempre è così, nella realtà.

Nel caso di tuo papà, quello che ti hanno detto i tuoi medici è una verità statistica che ha alte probabilità di verificarsi.  Più in dettaglio, la prognosi che hanno fatto corrisponde a una mediana di soprravvivenza. La mediana di sopravvivenza è quel tempo, dalla diagnosi, in cui, statisticamente, il 50% delle persone malate con una malattia di quel tipo è già morta (anzi un 3% sarà morto in un tempo molto più breve), mentre l’altro 50% è ancora vivo (ma solo un 3 % vivrà molto più a lungo)….

Ci si può ribellare e tentare di cambiare quei numeri?…  Si, ma tenendo presente che tutti lo fanno e quelle statistiche derivano da persone malate che, comunque, sono state curate.

E veniamo alle cure.  Queste sono cure approvate (ad es. la chemioterapia per la quale è stato dimostrato chiaramente il beneficio -ancorché piccolo- in termini di prolungamento della sopravvivenza) e cure sperimentali (di queste si ipotizza un beneficio, che però non è stato ancora dimostrato e che potrebbe non essevi o addirittura potrebbe esservi un effetto peggiorativo).

Io consiglio sempre di seguire prima tutte le cure approvate e poi, quando queste sono esaurite, passare a quelle sperimentali.  Una risposta a una terapia significa guadagnare tempo ed ottenere un piccolo prolungamento di aspettativa di vita.  E quando quella terapia non sarà più efficace, ve ne sarà sempre un’altra (verificata o sperimentale) che potrà dare un’altro temporaneo miglioramento… Guadagnar tempo… sapendo che (a meno di veri miracoli)  possiamo solo sperare per il meglio e preparaci per il peggio.

Per quanto riguarda le terapie sperimentali ti invito a leggere attentamente i nostri articoli alla sezione i nuovi farmaci (http://www.alcase.it/education/premessa-farmaci-mirati/http://www.alcase.it/cat/farmaci-mirati/)  e news dalle ricerca (http://www.alcase.it/cat/news-dalla-ricerca/).

Dove andare?… Per conoscenza diretta, apprezzo molto i colleghi ed il lavoro della Mayo Clinic, dell’MD Anderson Hospital di Houston, e la clinica di Villejuif vicino Parigi, oltre a molti medici italiani (http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti-premessa/) e centri italiani (http://www.alcase.it/2011/08/come-scegliere-il-luogo-dove-farsi-curare/).

A te la scelta.

Un cordiale saluto. E un forte abbraccio a tuo papà, con l’augurio che possa godere del meglio che la vita può dare nel tempo che gli sarà ancora concesso di vivere.

Gianfranco Buccheri


2 Responses to “Quando i medici tolgono la speranza…”

  1. angela cipollina scrive:

    Egregio dottore,mio padre è stato operato il 27maggio 2011 di pneumonectomia sinistra, per Adenocarcinoma polmonare bifocale.a luglio ha cominciato 4 cicli di chemioterapia cn il carboplatino e la vinorelbina, ha semsso a settembre e al momento è in attesa di essere chiamato per 28 cicli di radioterapia al mediastino coadiuvante.da settembre è soggetto ad episodi febbrili ricorrenti di 10 giorni di durata,e con picchi che vanno dai 37.5° ai 39°, che si manifestano dopo un forte dolore toracico e un espettorato biancastro continuo.l’emocromo è nella norma e da una radiografia toracica si evidenzia uno scarso versamento al torace che a detta del radiologo nn giustifica la febbre.come terapia per la febbre assume agumentin antibiotico e un antidolorifico.i medici della mia città giustificano la febbre come una conseguenza dell’intervento e non richiedono ulteriori indagini.mio padre è stato operato a milano ma noi viviamo in sicilia.gradirei un suo parere se fosse possibile.grazie anticipatamente.

  2. Gentile signora Angela,
    data la non pertinenza del caso di suo papà con l’argomento di questo articolo, le ho risposto in un nuovo articolo, alla pagina: http://www.alcase.it/2011/11/febbre-persistente-post-intervento/

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