Attendere e vedere?…

Gentile Dott. Buccheri,
a seguito di alcuni esami a mio padre hanno riscontrato una formazione nodulare al polmone sinistro. La TAC nello specifico ha evidenziato quanto segue: in corrispondenza del segmento apico-dorsale del lobo superiore sinisto, nei piani anteriori, è presente formazione nodulare solida con margini irregolari di 34 x 28 mm ed estensione longitudinale di 44 mm, presenta fenomeni di impregnazione dopo mdc: le caratteristiche risultano sospette per la natura primitiva. Gabbia ossea simmetrica con buona espansione dei campi polmonari. Regolare la pervietà della trachea e delle principali diramazioni bronchiali. Non linfoadenopatie ilo. mediastiniche. Cuore e grossi vasi nei limiti. Regolari i surreni.
Abbiamo consultato sia uno pneumologo che un oncologo e abbiamo ricevuto pareri molto diversi sulla strada da intraprendere.
Mentre lo pneumologo consiglia di attendere un mese e mezzo e quindi eseguire una PET per vedere l’evoluzione del nodulo e avere conferma che si tratti di una neoplasia e non di un’infezione (in caso di tumore si tratterebbe di un tipo poco aggressivo, motivo per cui si può attendere), l’oncologo ci ha invitato ad eseguire tempestivamente una broncoscopia per accertare la natura della lesione e giungere ad una diagnosi. Se il primo sostiene che per la posizione in cui si trova la formazione nodulare una broncoscopia o un ago aspirato non potrebbero raggiungere la parte interessata e dare risultati utili (ma anzi avrebbero come risultato il tormentare la parte interessata), il secondo sostiene invece un approcio immediato attraverso questi due tipi di interventi.
La differenza di approccio e di parere pone delle difficoltà nel decidere quale via percorrere. Se da una parte ci sentiamo incalzati dall’agire al più presto e in qualunque modo per scongiurare il peggio, dall’altra pensiamo che mantenere la calma e attendere di comprendere la natura della lesione attraverso la sua evoluzione potrebbe evitare lo stress di un ricovero e di interventi invasivi, soprattutto nel caso in cui non si trattasse di una neoplasia, sospetto espresso da entrambi medici.
La domanda che ci facciamo è: la scelta di attendere ancora un mese potrebbe fare la differenza?
Mio padre ha 60 anni, ha fumato all’incirca un pacchetto di sigarette al giorno da 15 ai 52 anni, ha molto appetito e questo inverno ha avuto delle tracheo-bronchiti. Non ha febbre o tosse particolarmente insistente.
Grazie per la sua attenzione e disponibilità.
Cordiali saluti, M.

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Cara signora,

son lieto di rispondere alla sua mail perché conseguenze infauste, secondarie a suggerimenti errati come quello del suo pneumolgo, mi è capitato tante volte di incontrarle nell’arco della mia professione…  E forse, questa volta, potremo evitarle.

Ritardare la terapia è sempre rischioso: pensi che un tumore di 1 cm3 contiene già oltre un miliardo di cellule maligne e che una di queste può distaccarsi e andare a fondare una colonia di cellule figlie in una parte distante del nostro corpo (metastasi).   Ovviamente, ci sono fattori meccanici e immunitari che ostacolano questo processo che tuttavia avviene sempre, prima o poi.  La probabilità con cui ciò avviene dipende direttamente dalla durata di esposizione al rischio di metastasi (che nel caso del tumore è semplicemente il tempo che passa prima che si inizi una terapia efficace).  Quindi prima si inizia la cura (e ovviamente prima si fa la diagnosi) meglio è.

Nel caso di suo papà, il quadro radiologico è molto sospetto (e suo papà è anche un soggetto a rischio) per cui il tumore è molto probabile (legga a questo riguardo quanto ho scritto per un caso analogo: http://www.alcase.it/2011/09/operare-senza-diagnosi/).

In conclusione, non c’è tempo da perdere. Vanno fatti  subito tutti gli accertamenti necessari (non solo la broncoscopia..).   Senta il parere di un altro pneumologo o, meglio, un chirugo toracico.  Eventualmente, faccia riferimento alla nostra lista dei medici eccellenti: http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti-premessa/

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri


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