Un esame non invasivo potrebbe predire la sensibilità al Tarceva ®

Presse release del 12-7-11

La scintigrafia PET con [11C]erlotinib sembra essere in grado di identificare i tumori del polmone sensibili al Tarceva ®

Una tecnica di immagine non invasiva, la scintigrafia PET, potrebbe identificare i tumori polmonari che meglio rispondono agli inibitori della tirosinchinasi (TKI), incluso il Tarceva ®, consentendo agli oncologi clinici di meglio selezionare i pazienti per una eventuale terapia personalizzata.  E’ quanto risulta da uno studio presentato nella 14th World Conference on Lung Cancer (14° Conferenza Mondiale sul Cancro del Polmone,  WCLC) che si è appena conclusa.  Per maggiori informazioni sulla 14° WCLC e sulla International Association for the Study of  Lung Cancer (IASLC) che la organizza, si rimanda alla pagina: http://www.alcase.it/2011/07/wclc-2011/.

“Via via che sempre più nuovi farmaci sono disponibili per la terapia del cancro del polmone, selezionare il farmaco giusto per il singolo paziente diventa sempre più importante” dice il primo autore dello studio,  il Dr. Idris Bahce del VU University Medical Center in Amsterdam “In quest’ambito,  i marker predittivi offrono una guida alla terapia personalizzata.”   Continua il Dr. Bahce: ”Un marker che predice la risposta ai TKI  è la mutazione attivante del gene del fattore di crescita epidermoidale (EGFR), ma non è facile ottenere un adeguato campione tissutale del tumore per l’anali del DNA necessaria a stabilire se la mutazione è presente”.

Nello studio in questione, un gruppo di pazienti con la varietà istologica più comune di cancro al polmone, il carcinoma non a piccole cellule (NSCLC) sono stati sottoposti a scintigrafia  PET (tomografia a emissione di positroni) utilizzando erlotinib radio-marcato (l’erlotinib è il principio attivo del farmaco Tarceva ®, uno dei più noti ed apprezzati TKI).

“Abbiamo trovato che i pazienti che avevano una mutazione attivante del gene EGFR avevano anche una iperfissazione del tracciante radioattivo ed erano più sensibili alla terapia con erlotinib.” dice ancora il Dr. Bahce, “Questa è una scoperta importante perché indica che la nostra tecnica scintigrafica potrebbe fornire  un marker affidabile e non-invasivo per la selezione dei pazienti che si giovano del trattamento con farmaci TKI.”

Dieci pazienti con NSCLC, 5 con espressione normale del  EGFR  e 5 con mutazioni attivanti dell’EGFR -come determinato dalla tecnica del “DNA sequencing” su campioni di tessuto tumorale-, sono stati inclusi nello studio. Ciascuno di essi è stato quindi sottoposto a scintigrafia PET con [11C]erlotinib.   La fissazione del  [11C]erlotinib è risultata significativamente maggiore nel gruppo con mutazioni (valore mediano dell’uptake = 1.70; range 1.33-2.30) che in quello privo di mutazioni (1.18; range, 0.75-1.34; p = 0.03).  Questa differenza non era dovuta a differenze nella perfusione dei tumori, ma alla diversa espressione del EGFR.  La positività delle scintigrafie PET con [11C]erlotinib, infine, si correlavano con la risposta alla terapia con erlotinib (Tarceva ®), poichè solo i tumori con alta positività scintigrafica mostravano una risposta al trattamento.


Lascia il tuo commento