news

Vandetanib versus Erlotinib: chi è il migliore?

L’erlotinib (Tarceva ®) è ormai, da quasi un decennio, un classico della terapia mirata, nota come “Targeted Therapy“, del carcinoma polmonare non a piccole cellule (in sigla, dall’inglese: NSCLC). Per non ripeterci, rimandiamo alla nostra scheda farmacologica e tutti i nostri precedenti reports ad essa collegati.  Ma anche il vandetanib (Zactima ®) non scherza… e ha tutta l’aria di volerne insidiare il primato (cfr. nostra scheda al riguardo ed articoli correlati).  E’ giocoforza che qualcuno, prima o poi, pensasse di metterli a confronto.

Così un team californiano di ricercatori, guidati dal prof. R.B. Natale ha condotto un studio di fase III (vedi glossario) che intendeva confrontare l’efficacia di vandetanib ed erlotinib in un gruppo non selezionato di pazienti con NSCLC avanzato, che non avevano risposto o avevano avuto una ricaduta di malattia dopo uno o due cicli di chemioterapia standard.  Lo studio è stato recentemente pubblicato nel numero di marzo dell’autorevole Journal of  Clininal  Oncology (J Clin Oncol. 2011 Mar 10;29(8):1059-66).

In breve, ecco i principali dati dello studio:

PAZIENTI E METODI: 1240 pazienti sono stati assegnati a random (si veda il  glossario alla voce studio randomizzato) a ricevere vandetanib 300 mg al dì (n. di pazienti = 623) o erlotinib 150 mg al dì (n = 617).  Lo scopo primario dello studio era quello di dimostrare un maggior tempo libero da progressione di malattia (PFS) per il vandetanib rispetto allo erlotinib.

RISULTATI: Non si è osservato alcun miglioramento statisticamente significativo nel PFS per il vandetanib versus l’erlotinib (rapporto di rischio o hazard ratio [HR], 0.98; 95.22% CI, 0.87 to 1.10; P = .721); valore mediano del PFS 2.6 mesi per il vandetanib e 2.0 mesi per l’erlotinib. Non vi furono neanche vantaggi significativi per gli altri parametri di efficacia terapeutica, fra cui la sopravvivenza globale e la percentuale di risposte obiettive. Gli eventi avversi (di qualunque gravità) erano più frequenti nei pazienti trattati con vandetanib e includevano diarrea (50% v il 38% dell’erlotinib) e ipertensione (16% v 2%, rispettivamente); il rash cutaneo, tuttavia, era più frequente con erlotinib che con vandetanib (38% v 28%, rispettivamente); mentre l’incidenza globale di effetti collaterali severi era ancora maggiore con il vandetanib, rispetto all’erlotinib (50% v 40%, rispettivamente).

CONCLUSIONI: Gli autori concludono affermando che, in pazienti non selezionati e chemio-pre-trattati con NSCLC avanzato, il vandetanib ha una chiara efficacia terapeutica, ma non superiore a quella dell’erlotinib rispetto al quale, in qualche caso, è gravato da maggiori effetti collaterali.

NOSTRO COMMENTO: Risultati di parità o quasi, dunque… E, come tutti gli zero a zero, rimane un pò di amaro in bocca. Certo, lo studio è importante, molto ben condotto ed analizzato, e soprattutto si basa su un gran numero di pazienti, il che aumenta notevolmente il potere statistico (che è la capacità di un test statistico di “diagnosticare” anche piccole differenze), ma….

come in tutti gli zero a zero, ci aspettiamo la partita di ritorno (ovvero altri studi simili) e… che vinca il migliore!

PS. Non solo la partita di ritorno, ci aspettiamo, ma anche tanti piccoli macth in sottogruppi di pazienti con specifico fenotipo biochimico delle cellule tumorali (es. solo EGFR +, EGFR + e VEGF +, solo VGFR +).

Vai all’abstract originale


Lascia il tuo commento