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Tempi lunghi per la diagnosi…

Buongiorno,
mio padre da Gennaio a venire avanti ha avuto vari problemi di respirazione.
Preciso che è un malato di cuore grave (prende anche il coumadin) e si pensava che tali problemi derivassero da questo.
Poi ha fatto a febbraio una lastra ai polmoni dove il mio dottore ha visto una polmonite, prescrivendo quindi una cura antibiotica.
A metà aprile le cose non miglioravano, mio padre tossiva in continuazione, espellendo sangue.
Ha fatto un’altra lastra dove si vedeva un nodulo ai polmoni di 2 cm circa, ma si sospettava un Aspergillus.
Da li’ ad una settimana è stato ricoverato, fatti vari esami tra cui una brocoscopia, dalla quale, hanno spiegato, poco si è visto perchè il polmone era pieno di sangue.
Sospesa la terapia per il cuore, sospeso il coumadin è stato rimandato a casa in attesa di poter fare una biopsia polmonare (prevista dopo 10gg)
Dopo neanche una settimana ricoverato di nuovo perchè aveva grandi dolori al torace.
A distanza di quasi un mese è stata fatta una Tac Pet e una biopsia polmonare.
Dalla Tac si presume che sia un tumore polmonare e che c’è una lesione alla milza (forse metastasi) ma deve arrivare, entro questa settimana, il risultato della biopsia.
Io mi chiedo ma ci vuole 1 mese per capire che si tratta di un tumore?
Nel frattempo la malattia progredisce, si vede palesemente perchè mio padre peggiora e ad oggi ancora non è stata fatta una diagnosi concreta ed una cura.
Le chiedo un consiglio su come posso muovermi e le chiedo dei contatti di centri specializzati dove posso portare mio padre.
Mi scuso se non sono stata precisa nel riassumere il quadro clinico a causa della mia ignoranza nel campo e soprattutto a causa dei vari dottori in cui mi sono imbattuta fino ad ora dai quali non sono riuscita avere notizie, consigli o altro.
La ringrazio anticipatamente e, in attesa di un Suo cortese riscontro, porgo cordiali saluti
Ricci Daniela
Spoleto – Perugia
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Gentile signora,
sono totalmente d’accordo con lei che dei tempi così lunghi per terminare gli accertamenti clinici necessari ed arrivare a cominciare una qualunque terapia sono davvero eccessivi.  Basti pensare che nelle condizioni avanzate della malattia, questi tempi possono arrivare a sfiorare la metà di tutto il tempo residuo di vita, impedendo di fatto ogni possibilità terapeutica.  E’ capitato qualche volta anche a me, con mio grande disappunto.
Vi sono molte cause e molti responsabili che possono spiegare il fenomeno.  Ma le tre che seguono sono le più importanti:
1. il tumore stesso, difficilissimo da sospettare perchè i suoi disturbi si confondono spesso con quelli di patologie preesistenti (come nel caso di suo papà) e tardissimo nel manifestarsi con qualche sintomo;
2. la pessima (in generale) organizzazione dei servizi medici ospedalieri (spesso anche dei grandi centri universitari) per cui vi sono lunghi tempi di attesa che necessariamente si vanno a sommare gli uni agli altri;
3. la scarsa attenzione dei pazienti a nuovi e importanti sintomi (non mi pare il suo caso) e dei medici a alcuni segni molto sospetti (nella mia vita professionale non ho ancora vista una emoftoe da aspergilloma, se non in vecchie tubercolosi cavitarie..).
Come risolvere tali problematiche?  Il compito è certamente al di sopra delle possibilità di un singolo individuo…
Forse, solo le organizzazioni di pazienti, se forti e compatte possono fare qualcosa.  ALCASE è molto volenterosa, ma non è certamente forte abbastanza ed è per questo che chiediamo  l’aiuto di tutte le persone sensibili al dramma di chi si trova ad affrontare da solo un cancro del polmone.
Per rispondere alla sua richiesta immediata di un centro più efficiente, la rimanderei alla nostra pagina dei medici eccellenti, dove è anche riportato il centro o reparto in cui essi operano: http://www.alcase.it/support/medici-eccellenti/
Cordialmente,
Gianfranco Buccheri

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