Cancro del polmone – ritardare a sospettarlo può costare caro!

Comunicato ai giornali nazionali e alle riviste mediche, oggetto campagna stampa internazionale dell’ european respiratory society su uno studio dell’alcase italia

Lo studio “Lung Cancer: Clinical Presentation and Specialist Referral Time” (Eur Resp J 2004; 24: 1-7) realizzato dei medici della nostra Associazione, il Dr. Gianfranco Buccheri ed il Dr. Domenico Ferrigno, è stato selezionato dalla European Respiratory Society (ERS), società che riunisce i migliori pneumologi d’Europa, per essere oggetto di una campagna stampa internazionale. La società di comunicazione scientifica Cedos International è stata infatti incaricata dai Chief Editors dell’European Respiratory Journal, Prof. Peter J. Sterk e Prof. Klaus Rabe, di inserire un ampio report sullo studio nella prossima “press release” della ERS.

Ricordiamo che i risultati di questo studio, condotto su un campione di 1277 pazienti, esaminati tra gennaio 1989 e ottobre 2002, sono stati presentati per la prima volta nel 2003 al 10° Congresso Mondiale sul Tumore del Polmone di Vancouver.

L’Associazione ALCARE – ALCASE Italia ONLUS (www.alcare.it e www.alcase.it) è da anni impegnata a svolgere un’attività di informazione sul cancro del polmone, di supporto morale ai pazienti e alle loro famiglie e di sensibilizzazione sulla malattia. Si tratta dell’unica associazione, in Italia, che si occupi solo ed esclusivamente di cancro del polmone. Un’altra delle finalità dell’Associazione è la ricerca clinica. In questo ambito, sono numerosi i lavori scientifici prodotti ogni anno dai nostri medici, il Dr. Gianfranco Buccheri ed il Dr. Domenico Ferrigno, e quello oggetto dell’interesse della ERS è soltanto uno di questi.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, inoltriamo il report originariamente prodotto dalla Cedos International.

Lo studio in questione è incentrato sulla latenza del sospetto diagnostico, il ritardo, cioè, rispetto al primo comparire dei sintomi, con il quale una malattia viene sospettata ed il paziente inviato allo specialista (in questo caso parliamo del cancro del polmone). I medici hanno evidenziato che negli ultimi 15 anni il ritardo con cui si è fatto ricorso allo specialista è aumentato ed il cancro del polmone è stato scoperto sempre più in ritardo, a scapito delle possibilità di guarigione del paziente. Ricordiamo che la possibilità di sopravvivenza a questa malattia è tristemente attestata al 10-15%. Ogni anno in Italia muoiono 40.000 persone per cancro del polmone e l’imputato numero uno è sempre lui: il fatidico fumo di sigaretta. E’ come se ogni anno una città di Cuneo scomparisse dall’area geografica dell’Italia.

Ma a cosa è dovuto questo ritardo? I sintomi del cancro del polmone vengono spesso mal interpretati o confusi con quelli di altre malattie non letali.

I sintomi che devono allarmare, quelli che nello studio hanno convinto i pazienti ad andare dal proprio medico, sono i seguenti: emissione di sangue dalla bocca con la tosse (avvertita da 222 pazienti, cioè il 17% dell’intero campione), tosse (219 pazienti, 17%), dolori toracici (188 pazienti, 15%), dispnea o fiato corto (accusato da 152 pazienti, 12%), sintomi sistemici :debolezza, perdita di peso e di appetito, ecc. (122 pazienti, 10%), invasione locale (114 pazienti, 9%), ed infine frequenti infezioni bronchiali (per 102 pazienti, 8%) (cfr. fig. 1). Al momento della diagnosi (cioè dopo circa 2 mesi dal primo sintomo), 639 pazienti (21%) accusavano tosse, 630 (21%) soffrivano di sintomi sistemici, 433 (14%) lamentavano dispnea, 402 (13%) dolori al torace, 381, (13%), riferivano di aver emesso sangue dalla bocca con la tosse, 298 pazienti (10%) lamentavano sintomi di invasione locale e 252 (8%) frequenti infezioni respiratorie (cfr. fig. 2). In pratica, ogni paziente lamentava almeno 2/3 sintomi. A proposito di ritardo, ci sono sintomi che vengono presi in maggiore considerazione rispetto ad altri che sono, spesso e volentieri, trascurati.

Il tempo mediano di latenza del sospetto, nei pazienti esaminati, è stato calcolato in circa 2 mesi cui poi va aggiunto un mese per la conferma della diagnosi e l’inizio della cura. Poiché il cancro del polmone può arrivare ad uccidere 9 persone su 10 dopo una sopravvivenza mediana di 6/8 mesi, questo significa che il 35/50% della vita che mediamente rimane dal momento della diagnosi è perso ai fini della terapia! Osservando la figura 3, si può notare che la latenza del sospetto aumenta con gli anni: si parte da 1,5 mesi circa del primo periodo, 1,7 mesi del secondo, 2 mesi del terzo, fino ad arrivare a quasi 2,4 mesi dell’ultimo periodo. La figura 4 dimostra invece che la tosse, quando è il primo sintomo, è seguita da un ritardo di circa 2,5 mesi (magari liquidata con la scusa “è normale avere un po’ di tosse ogni tanto!”), mentre inappetenza, debolezza, perdita di peso e di appetito, da soli raggiungono il picco di 3 mesi. I sintomi, invece, di cui “si dubita meno”, sono il sangue emesso con la tosse (1,5 mesi circa di ritardo) e le infezioni (1 mese) (cfr. fig. 4).

Buccheri e Ferrigno hanno notato, nel corso del loro studio, che un solo sintomo è diventato più sporadico nel corso degli ultimi anni, il dolore toracico.

Questi dati sono allarmanti, ma una maggiore attenzione da parte dei pazienti e dei medici di famiglia e soprattutto una maggiore prevenzione (disassuefazione dal fumo di tabacco) possono modificarne la drammaticità in maniera consistente.

Il messaggio che deriva da questo studio è molto chiaro. Appena si accusa uno o più dei sintomi “incriminati”, bisogna immediatamente andare dal proprio medico di famiglia e discutere con lui la necessità di prenotare una visita specialistica. Ma non basta. C’è bisogno di più informazione e più attenzione, sia da parte del paziente (che deve conoscere meglio i sintomi del cancro del polmone) sia da parte del medico di famiglia che deve essere attento a non sottovalutare una sintomatologia, a volte ambigua, e deve indirizzare subito il paziente ad un centro altamente specializzato. Il medico di famiglia non deve sottovalutare certi sintomi, come la tosse, spesso legata solo apparentemente ad affezioni benigne, ma deve cercare di approfondirne la natura, anche facendo un breve sondaggio sulla vita del paziente, sulle sue abitudini e sull’ambiente di lavoro. E’ necessaria maggiore vigilanza, dunque, da parte di tutti.

I dati riportati sono certamente allarmanti, ma una maggiore attenzione da parte dei pazienti e dei medici di famiglia e soprattutto una maggiore prevenzione possono modificarne la drammaticità in maniera consistente.


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