Chemioterapia di seconda linea: di piu’ e’ meglio?

Un’importante studio internazionale tenta di chiarire vantaggi e svantaggi della chemioterapia intensiva di seconda linea

Il trattamento standard del cancro al polmone non a piccole cellule con metastasi a distanza prevede la chemioterapia, come prima linea di trattamento.  Questa è di solito condotta con l’associazione di due farmaci (dei quali uno è il cisplatino), somministrati a dosaggi abbastanza elevati, tali da poter provocare una moderata, ma significativa tossicità.   In caso di mancata risposta o di recidiva dopo una prima risposta al trattamento, è prassi comune ripetere la chemioterapia, ma, questa volta, con un solo farmaco ed a dosaggi prudenziali.  In effetti, la chemioterapia standard di seconda linea meglio documentata oggi è quella che si basa sull’uso esclusivo del taxotere.  Recentemente, tuttavia, si è andato consolidando l’uso di due farmaci, e non necessariamente il taxotere, anche per la seconda linea.

Lo studio (metanalisi) che prendiamo oggi in considerazione è stato pubblicato da Di Maio M ed altri, nell’ultimo numero dell’ Journal of Clinical Oncology (marzo 2009, http://jco.ascopubs.org/cgi/content/abstract/JCO.2008.17.5844v1).  Gli autori di questo studio hanno preso in considerazione i dati individuali dei pazienti arruolati in tutte le sperimentazioni cliniche, pubblicate e non pubblicate, che hanno confrontato, nel trattamento del cancro del polmone non operabile, la chemioterapia con singolo farmaco a quella con due farmaci.  Furono, così, individuate 8 sperimentazioni valide per la metanalisi ed in tutto 847 pazienti.  E la metanalisi dimostrò che la sopravvivenza mediana non era significativamente diversa nei due gruppi, essendo di 34.7 settimane nel pazienti trattati con un solo chemioterapico e di 37.3 settimane negli altri.  Al contrario, erano significativamente migliori i risultati del trattamento a due farmaci per ciò che riguardava la percentuale di risposte obiettive (15,1% vs 7,3%) e la durata dell’intervallo libero da progressione di malattia (14 vs 11,7 settimane).  I pazienti trattati con due farmaci, però, avevano una significativamente maggiore tossicità ematologica (41% vs 25%) e non ematologica (28% vs 22%).  Dunque: maggiori risposte del tumore al trattamento più aggressivo a costo di maggiore tossicità e nessun vero effetto positivo sulla durata della vita…

Noi ci chiediamo: CUI PRODEST?…

Fonti originali e maggiori approfondimenti sono disponibili a richiesta

Nostro report del 06-04-09


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