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Il Bevacizumab (Avastin®) associato alla chemioterapia (questa volta Cisplatino e Gemcitabina) migliora la sopravvivenza nei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule

Report del 9-2-09

Il Bevacizumab (Avastin ®) è un anticorpo monoclonale che, agendo contro il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), ha già dimostrato dei benefici terapeutici in diversi tipi di cancro. I risultati di uno studio randomizzato di fase III riguardanti il suo uso nel carcinoma polmonare non a piccole cellule erano stati pubblicati, il 14 dicembre 2006, dall’Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG), sulla rivista New England Journal of Medicine (volume 355:2542-2550).  La descrizione dei risultati di quell’importante studio è consultabile su queste pagine, in un nostro report precedente.

Ora un nuovo, ampio studio multicentrico internazionale ripete quell’esperienza, utilizzando una diversa combinazione chemioterapica (cisplatino e gemcitabina). Dal febbraio 2005 all’agosto 2006, gli autori dello studio hanno reclutato 1043 pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato (escluso il carcinoma di tipo squamoso). Un terzo circa dei pazienti (n=347) furono assegnati al trattamento con placebo + chemioterapia (cisplatino 80 mg/m2 e gemcitabina 1250 mg/m2 fino a un massimo di 6 cicli trisettimanali o fino a progressione di malattia), mentre i rimanenti furono trattati con la stessa chemioterapia + Bevacizumab a bassa dose (7,5 mg/m2, n=345 pazienti) o Bevacizumab ad alta dose (15 mg/m2, n=351).

L’analisi dei risultati dello studio ha dimostrato che i pazienti trattati con Bevacizumab hanno goduto di una più lunga mediana di sopravvivenza libera da malattia, statisticamente significativa, di 6.7 e 6.5 mesi (bassa ed alta dose, rispettivamente) rispetto a 6.1 mesi dei pazienti trattati con sola chemioterapia (e placebo). Anche la percentuale di risposte obiettive era significativamente migliorata dopo Bevacizumab, essendo dell’ordine del 20% (placebo), 34% (bassa dose) e 30% (alta dose del farmaco sperimentale). L’incidenza di effetti collaterali severi (di grado superiore a 3) era simile nei 3 gruppi.

Gli autori dello studio concludono che il significativo miglioramento della sopravvivenza libera da malattia e delle risposte obiettive, dimostrato dall’aggiunta del Bevacizumab alla chemioterapia con gemcitabina e cisplatino (e con carboplatino e taxolo, in precedenza), è reale e probabilmente si applica a tutte le chemioterapie basate su cisplatino, almeno nei pazienti con tumore polmonare avanzato eleggibili per la terapia con Avastin ®.


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