Avastin® e chemioterapia: risultati dell’ ECOG study

Articolo del 14-12-2006 pubblicato sulla rivista “New England Journal of Medicine”

Il Bevacizumab (Avastin®) associato alla chemioterapia migliora la sopravvivenza nei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule

Il Bevacizumab (Avastin ®) è un anticorpo monoclonale che, agendo contro il fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF), ha già dimostrato dei benefici terapeutici in diversi tipi di cancro. I risultati di uno studio randomizzato di fase III riguardanti il suo uso nel carcinoma polmonare non a piccole cellule sono stati pubblicati il 14 dicembre 2006 dall’Eastern Cooperative Oncology Group (ECOG) sulla rivista New England Journal of Medicine (volume 355:2542-2550).

Dal luglio 2001 ad aprile 2004, gli autori dello studio hanno reclutato 878 pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule, in stadio IIIB o IV di prima diagnosi o in recidiva, escludendo quelli con carcinoma di tipo squamoso, metastasi cerebrali, o significativa presenza di sangue nell’espettorato (emoftoe/emottisi).   Metà dei pazienti hanno ricevuto una chemioterapia standard con paclitaxel e carboplatino, ogni 3 settimane per un totale di 6 cicli, mentre il rimanente gruppo ha ricevuto, oltre alla stessa chemioterapia, anche il Bevacizumab somministrato ogni 3 settimane fino ad evidente progressione della malattia o comparsa di importanti effetti collaterali.   I pazienti trattati con Bevacizumab hanno goduto di una migliore sopravvivenza mediana, statisticamente significativa, di 12.3 mesi rispetto a 10.3 mesi dei pazienti trattati con sola chemioterapia.

Anche la mediana dell’intervallo libero di sopravvivenza e la percentuale di risposte obiettive sono risultate migliori nel gruppo di pazienti sottoposti a terapia con Bevacizumab (6.2 mesi e 35%) rispetto al gruppo di pazienti non trattato (4.5 mesi e 15%). A fronte di questi risultati significativi, tuttavia, i pazienti con Bevacizumab hanno manifestato una maggior numero di episodi emorragici (4.4% versus 0.7%) e di casi mortali (15%) incluso 5 morti per emorragia polmonare.

Gli autori dello studio concludono che il significativo miglioramento della sopravvivenza dimostrato dall’aggiunta del Bevacizumab alla chemioterapia con carboplatino, deve essere bilanciato da una attenta selezione dei pazienti tenendo in considerazione i rischi degli effetti collaterali legati alla somministrazione del farmaco. Nuove aspettative terapeutiche sembrano aprirsi nella terapia dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule.

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