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Report da New Orleans (ASCO Meeting)

Le ultime dal fronte della ricerca sul cancro del polmone

Novità dal 40° meeting annuale dell’ASCO

Dal 5 all’8 giugno scorso quasi 30.000 oncologi clinici si sono riuniti a New Orleans per il meeting più significativo della loro specialità. Le principali novità emerse dal congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO) riguardano il trattamento dei pazienti con un tumore del polmone allo stadio iniziale.

Tre importanti studi dimostrano che la chemioterapia “adjuvante” post-operatoria permette di meglio prevenire le recidive e di ottenere maggiori percentuali di guarigione.

E’ certo che il risultato di questi lavori rivoluzionerà lo standard finora utilizzato e cambierà l’approccio dei medici di tutto il mondo. Per quanto riguarda la chemioterapia di induzione pre-chirurgica, cosiddetta “neo-adjuvante”, maggiormente utilizzata negli stadi clinici più avanzati, non vi sono nuovi dati che possano aiutare a stabilire se e in quali situazioni essa potrà sostituire o affiancare la chemioterapia “adjuvante”.

A proposito di terapie di induzione, sono da segnalare i risultati di un elegante studio cooperativo tedesco, condotto su 558 pazienti, che non paiono supportare la prassi, abbastanza diffusa, di aggiungere la radioterapia alla chemioterapia adjuvante (nessun beneficio di sopravvivenza, maggiore tossicità esofagea).
La combinazione di farmaci più efficace per la chemioterapia di prima linea nel cancro del polmone inoperabile rimane il Cisplatino (che probabilmente è più efficace del Carboplatino come dimostrato da una meta-analisi di 2300 pazienti), associato ad uno qualunque dei seguenti farmaci: Gemcitabina, Irinotecan, Taxolo, e Vinorelbina. E’ verosimile, tuttavia, che anche il Taxotere, che non è stato oggetto dello studio, debba essere incluso nella lista dei farmaci più attivi.

E’ sempre più spesso utilizzata la somministrazione settimanale di uno o di entrambi i farmaci associati anche perché in tal modo si ottiene una minor tossicità a parità di efficacia terapeutica, come dimostrano molti studi di confronto fra schemi di somministrazione settimanale e gli schemi classici trisettimanali o quadrisettimanali.

Gli altri farmaci o trattamenti “mirati”, che si affacciano oggi alla pratica clinica o vi sono già entrati con prepotenza per altre indicazioni tumorali, sono davvero tanti. Un semplice elenco include: l’anticorpo monoclonale Cetuximab, la vaccinazione con BCE2/BCG, l’Exisulind, l’inibitore delle metalloproteinasi, l’immunoconiugato SGN-15, il nuovo retinoide Bexarotene, l’Angiostatina, l’inibitore proteasico Bortezomib, la Squalamina, la Talidomide, l’inibitore della deacetilasi istonica, il Pivanex, ed il retinoide sintetico Fenretinide. Questi farmaci sono stati studiati da soli o, più spesso, in associazione alla chemioterapia. In quest’ultimo caso, il confronto con la sola chemioterapia non ha mai dato, purtroppo, significativi benefici terapeutici, come, d’altra parte, era già avvenuto per il Gefitinib, il primo farmaco “mirato” entrato nel mercato.

Anche nel caso di somministrazione singola, i risultati sono stati poco significativi e, a volte, persino deludenti, al punto da dover chiudere anticipatamente lo studio, ma con una sicura eccezione: l’Erlotinib (parente stretto del Gefitinib)! Un recente studio ha dimostrato, infatti, che l’utilizzo di questa molecola su pazienti allo stadio terminale ha generato un rallentamento del decorso della malattia ed un conseguente prolungamento della sopravvivenza. Molto buono anche il giudizio di questo farmaco relativamente al grado di tossicità e alla tollerabilità dei pazienti. E’ molto probabile, quindi, che sentiremo ancora parlare di Erlotinib !…


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