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Report dal meeting ASCO di Orlando (USA)

Novità nel trattamento del cancro del polmone presentate al 38° meeting annuale dell’”American Society of Clinical Oncology”
(Società Americana di Oncologia Clinica) (18-21 Maggio 2002; Orlando, Florida, USA)
Vi è uno spiraglio di speranza per le persone affette da cancro al polmone grazie ai più recenti studi clinici. Lo dimostrano diversi lavori presentati al recente meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). Il presidente dell’ASCO, Larry Norton, ha dichiarato: “Sono stati presentati importanti lavori sul cancro al polmone, fra i quali lo sviluppo di un farmaco nei confronti di un tipo istologico molto resistente, e l’uso di un derivato della vitamina A per la prevenzione“.
Background
L’ASCO meeting è la più grande conferenza mondiale di ricerca sul cancro, con circa 25.000 delegati provenienti da diversi paesi del mondo. Durante il meeting sono stati esaminate più di 3.000 comunicazioni riguardanti i diversi aspetti della clinica del cancro.
Terapie innovative con farmaci biologici
I farmaci cosiddetti “proiettili magici” – capaci di sfruttare le anormalità biologiche del tumore del polmone – hanno fornito risultati assai promettenti. Per la prima volta è stato dimostrato che le sostanze in grado di bloccare i segnali che causano la crescita delle cellule tumorali possono anche ridurre le dimensioni del tumore, migliorare la sopravvivenza e ridurre i sintomi correlati alla presenza della neoplasia.
Uno studio, in particolare, ha dimostrato che un paziente su dieci con tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato (NSCLC), assumendo il farmaco in via di sperimentazione ZD 1839 (IRESSA TM), vede ridursi il proprio tumore del 50%. Almeno uno su tre ha anche un miglioramento dei sintomi inclusi la dispnea, l’inappetenza, la tosse e la perdita di peso.
Lo ZD 1839 blocca un enzima chiave, la tiroxin – kinasi, che va a bloccare il recettore del fattore di crescita epidermica – una proteina che favorisce la crescita e la moltiplicazione delle cellule tumorali. Lo studio statunitense IDEAL 2 ha assegnato 216 pazienti affetti da un tumore polmonare in stadio avanzato che non aveva risposto a due o più schemi differenti di chemioterapia ad una delle due dosi del nuovo farmaco – 250 mg o 500 mg al giorno. Più di un paziente su 10 (11,8%) con la dose di 250 mg ha avuto una risposta obiettiva (cioè una diminuzione delle dimensioni del tumore del 50 % o più). Quasi la metà dei pazienti (43%) aveva anche un miglioramento dei sintomi nel giro di 10 giorni dall’inizio della cura. La sopravvivenza media con le due dosi del farmaco era rispettivamente di 6,1 mesi e di 6,0 mesi. Lo ZD 1839 aveva inoltre un profilo di tollerabilità favorevole, con modesti effetti collaterali (soprattutto diarrea e reazioni cutanee).
Il Dottor Mark Kris, capo del Servizio di Oncologia Toracica al “Memorial Sloan-Kettering Cancer Center” di New York, USA, ha detto: “Questi sono risultati incoraggianti. Lo ZD 1839 apre una via totalmente nuova nella lotta al cancro del polmone, ed aumenta le nostre speranze di attaccare la malattia, che può essere così aggredita in modo sempre più efficace, anche bloccando i segnali della crescita cellulare“.
Il Petrexed migliora la sopravvivenza ed i sintomi del mesotelioma
Secondo uno studio internazionale, anche questo presentato al meeting, i pazienti con tumore del mesotelio – il mesotelioma pleurico, un tumore in genere causato dall’esposizione all’absesto nel luogo di lavoro – hanno vissuto più a lungo ed hanno avvertito meno dolore e dispnea quando sono stati sottoposti alla terapia con un nuovo farmaco, il Petrexed (AlimtaTM).
Lo studio condotto su 456 pazienti, ha dimostrato che coloro che erano curati con petrexed e cisplatino, avevano una sopravvivenza di circa un anno dal momento della diagnosi, quasi tre mesi in più rispetto ai pazienti che avevano ricevuto solo cisplatino. La combinazione di cisplatino e petrexed ha anche causato la riduzione volumetrica della neoplasia in quasi la metà dei pazienti (41%), rispetto al 17% dei pazienti curati con solo cisplatino. Il nuovo farmaco si è dimostrato più efficace anche nel ridurre il dolore e la dispnea, i principali sintomi del mesotelioma. I ricercatori hanno inoltre scoperto che l’aggiunta di acido folico e vitamina B12 riduceva gli effetti collaterali derivanti dalla somministrazione del petrexed.
Il ricercatore capo Nicholas Vogelzang, il professore Fred C. Buffett ed il direttore del Centro di Ricerca sul Cancro dell’Università di Chicago hanno asserito: “I risultati sono molto incoraggianti e significativi, perché i pazienti affetti da mesotelioma e le loro famiglie dispongono ora della prova che il petrexed offre benefici reali e tangibili”. Hanno poi aggiunto: “Petrexed più il cisplatino, associato all’acido folico e alla vitamina B12, potrebbero ora essere considerati la terapia standard di prima linea per i pazienti con mesotelioma pleurico“.
La chemioterapia di combinazione migliora la sopravvivenza del cancro al polmone
Secondo uno studio statunitense, la combinazione con due farmaci chemioterapici diversi può garantire una sopravvivenza più lunga rispetto al trattamento con un singolo agente chemioterapico. I pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato (NSCLC) curati con carboplatino e paclitaxel hanno avuto una sopravvivenza media di 8,5 mesi, rispetto ai 6,5 mesi di quelli curati con solo paclitaxel, anche se i tassi di sopravvivenza ad un anno – il 36% per la chemioterapia combinata ed il 31% per il paclitaxel – non differivano in maniera significativa. I risultati della chemioterapia sono stati gli stessi sia nei pazienti con più di 70 anni che in quelli più giovani.
Lo studio, condotto su 584 pazienti, ha anche dimostrato che un maggior numero di persone ha risposto alla terapia combinata (30%) rispetto al solo paclitaxel (16%). I pazienti curati con l’associazione dei due farmaci hanno tuttavia sofferto di effetti collaterali più gravi, e principalmente anemia, leucopenia e piastrinopenia. Comunque, questa maggiore tossicità non ha influenzato la qualità della vita dei pazienti, che hanno continuato a svolgere le normali attività quotidiane.
Alla luce di questi risultati, il ricercatore capo Rogerio Lilenbaum del Centro Oncologico del “Monte Sinai”, Miami Beach, Florida, ha affermato: “Tutti i pazienti con cancro del polmone non a piccole cellule, in buone condizioni generali, dovrebbero essere curati con una chemioterapia di combinazione basata sul platino“. Ha altresì aggiunto che il trattamento dovrebbe essere individualizzato prendendo in considerazione lo stato di salute generale di ogni singolo paziente.
Altri due studi hanno confermato che nel NSCLC il trattamento con due agenti chemioterapici fornisce risultati migliori rispetto al trattamento con un solo agente.
Una sperimentazione condotta su 334 pazienti dal Gruppo di Studio Svedese sul Cancro del Polmone, ha mostrato che il tasso di risposta era quasi raddoppiato (29,6% contro 11,5%) nei pazienti curati con due farmaci (gemcitabina e carboplatino) rispetto a quelli trattati con la sola gemcitabina.
Il tempo alla progressione era significativamente più lungo – 6 mesi – per i pazienti cui era stata somministrata la chemioterapia di combinazione, rispetto ai 4 mesi di quelli trattati con un solo farmaco. Il ricercatore capo, C. Sederholm, del Dipartimento di Medicina Polmonare, dell’Hospital University, di Linkoping, Svezia ha asserito che i risultati dello studio mostrano come la chemioterapia combinata raddoppia i tassi di risposta, ed aumenta la sopravvivenza del 50%, a fronte di un modesto aumento della piastrinopenia.
Un altro studio greco su 308 pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico ha confrontato l’associazione chemioterapica di docetaxel/cisplatino con il docetaxel da solo, dimostrando un tasso di risposta significativamente più elevato nei pazienti sottoposti ai due chemioterapici – 36% rispetto al 20% del docetaxel. Anche la sopravvivenza media era maggiore nel gruppo di combinazione (10 mesi versus 8 mesi). Stando ai risultati, il Dottor Vassilis Georgoulias del Gruppo Cooperativo Greco per il Cancro del Polmone di Heraklion, Grecia, ha concluso che la combinazione docetaxel/cisplatino fornisce tassi di risposta più elevati del docetaxel da solo. Notando che la tossicità non ematologica era leggermente inferiore con la monochemioterapia, ha suggerito che il docetaxel possa essere utilizzato da solo nei pazienti che non tollerano il platino.
Un derivato della vitamina A nella prevenzione del cancro del polmone
Uno studio condotto dall’”Anderson Cancer Center” di Huston, Texas, ha rivelato che un derivato della vitamina A è in grado di far regredire alcune lesioni precancerose nei polmoni degli ex fumatori. I ricercatori hanno valutato gli effetti chemiopreventivi di due forme di vitamina A, il 9-cis acido retinico e il 13-cis acido retinico.
L’acido retinico è necessario per la crescita e lo sviluppo normale delle cellule epiteliali che rivestono i polmoni. Il fumo riduce i livelli dei recettori per l’acido retinico, eliminando così i suoi effetti benefici.
Lo studio ha interessato 226 persone che avevano smesso di fumare da almeno un anno. In maniera casuale fu assegnata loro per tre mesi una dose quotidiana di una delle due forme di vitamina A – il 9-cis acido retinico o il 13-cis acido retinico – oppure un placebo. Furono eseguite biopsie polmonari prima e dopo il trattamento. Le biopsie antecedenti il trattamento mostravano che quasi un paziente su tre (30%) non possedeva i recettori dell’acido retinico. Le cellule precancerose furono individuate nel 7% delle biopsie. Al termine del trattamento, i recettori di acido retinico erano aumentati in modo significativo nelle persone che avevano assunto il 9-cis acido retinico, ma non in coloro che avevano preso il 13-cis acido retinico o il placebo. Nessun gruppo, comunque, evidenziò una riduzione delle lesioni precancerose.
Il ricercatore, Dott. Jonathan Kurie ha concluso: “Questo studio ha dimostrato che il 9-cis acido retinico è biologicamente attivo nel polmone. Questi risultati necessitano ora di ulteriori approfondimenti con un gruppo di pazienti più numeroso”.
Smettere di fumare durante il trattamento del tumore polmonare a piccole cellule può migliorare la sopravvivenza
Secondo uno studio statunitense non è mai troppo tardi per smettere di fumare. I 215 pazienti che hanno preso parte allo studio sono stati sottoposti contemporaneamente a chemioterapia e radioterapia toracica. Lo stato di “fumatore” era proprio di 186 persone; di questi, 79 avevano continuato a fumare durante il loro trattamento, mentre 107 avevano smesso prima dell’inizio della terapia. Lo studio ha dimostrato che, due anni dopo la conclusione della terapia, il 28% delle persone che aveva smesso di fumare era ancora in vita, rispetto al 16% di quelli che avevano, invece, continuato a fumare.
Le differenze erano ancora più evidenti per quanto riguarda la sopravvivenza libera da malattia. Due anni dopo la terapia, quasi il 32% dei non fumatori e solo il 18% dei fumatori erano guariti. Il ricercatore Greg Videtic dell’Istituto per il Cancro “Dana-Farber” di Boston, ha concluso: “Lo studio dimostra che i fumatori tollerano il trattamento allo stesso modo dei non fumatori. I tassi di sopravvivenza più bassi dei fumatori, tuttavia, suggeriscono che il fumo possa ridurre l’efficacia della terapia”. Ed ha aggiunto: “La sospensione del fumo consente di godere di tutti i possibili benefici del trattamento, anche se è noto quanto difficile possa essere smettere di fumare“.
Ulteriori informazioni
Per ulteriori informazioni, vedi il meeting virtuale di ASCO su ASCO OnLine (www.asco.org), che contiene tutti gli abstract degli studi presentati alla conferenza.
Dott. James Baird, Roy Castle Foundation per la Global Lung Cancer Coalition.

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