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Il fumo ed i giovani in Italia

Il numero di giovani e adolescenti che inizia a fumare è in costante aumento. In Italia, il numero totale dei fumatori supera la cifra di 13 milioni e 90.000 l’anno sono i decessi attribuibili al fumo di tabacco. Sulla base dei dati ISTAT, nel 1993 i fumatori erano il 24,6% della popolazione italiana; sono diventati il 24,9% nel 1997. Fra i giovani di età compresa fra i 14 ed i 24 anni, si è passati dal 17,4% del 1993 al 20,5% del 1997.

L’abitudine al fumo si traduce in pesanti ripercussioni sullo stato di salute delle persone (cancro, bronchite cronica, enfisema, arteriosclerosi, infarto, ipertensione, ictus, angina pectoris, gastrite, ulcera gastrica e duodenale, esofagite cronica..). Una indagine ISTAT del 1999, condotta con il contributo del Fondo Sanitario Nazionale Italiano, ha dimostrato che le malattie respiratorie croniche legate al consumo di tabacco (bronchite cronica, enfisema, asma bronchiale, ed insufficienza respiratoria) occupano il quarto posto tra le malattie croniche invalidanti.

Il fumo è, tra le cause di malattia, quella più facilmente evitabile nei paesi occidentali. In Italia è già presente il divieto per la pubblicità diretta delle sigarette (Legge del 10/04/62 n. 165), ma è tuttavia possibile quella indiretta: sponsorizzazioni di eventi sportivi, eventi culturali e utilizzo del marchio di sigarette per linee di abbigliamento sportivo.

Il Piano Sanitario Nazionale Italiano (PSN) 1998 – 2000 è stato progettato con lo scopo di ottenere la diminuzione del numero dei fumatori attraverso:

  1. lo sviluppo di interventi di educazione sanitaria e di iniziative mirate alla limitazione del consumo di tabacco specie tra i giovani;
  2. la promozione di campagne per l’interruzione del fumo in gravidanza;
  3. l’attuazione di efficaci programmi, di disassuefazione dal fumo.

Negli ultimi tempi, in Italia, alcune Associazioni, in collaborazione con il Sistema Sanitario Nazionale (SNN), hanno cercato di trovare una prima risposta al problema. Fra queste si possono annoverare: la Società Italiana di Medicina Generale, l’Associazione Italiana dei Pneumologi Ospedalieri, la Federazione Italiana contro le Malattie Polmonari Sociali e la Tubercolosi, l’Associazione Italiana di Epidemiologia …

Ogni iniziativa a livello di prevenzione dell’abitudine tabagica dei giovani deve essere incentrata sui molteplici fattori che favoriscono l’inizio del fumo di sigaretta. Iniziare a fumare è il frutto di un processo comportamentale individuale, ambientale e sociale, raramente riconducibile ad un evento isolato. Il giovane emula l’adulto fumatore per sentirsi parte di un gruppo sociale e culturale e per affermare la propria personalità.

Per ridurre la diffusione del fumo nei soggetti adulti, è indispensabile ridurre il numero delle persone che iniziano a fumare in giovane età. Fin dagli anni sessanta la scuola veniva considerata il luogo più idoneo a diffondere informazioni sulla salute. Oggi non è più così, anzi, proprio in ambiente scolastico molti giovani iniziano a fumare, stimolati dall’esempio dei coetanei. Si deve pertanto ricorrere ai mass media (radio, tv e giornali) per veicolare messaggi di tipo preventivo. Recenti studi, condotti dalla British Audience Research Bureau, hanno dimostrato che i giovani tra i 4 e i 15 anni guardano la televisione per la durata di circa 18 ore settimanali, quelli tra i 16 e i 24 anni, invece, lo fanno per circa 20 ore settimanali. Ne consegue che la televisione può essere un ottimo strumento d’informazione, in grado di influenzare i comportamenti sociali dei giovani.

Le multinazionali del tabacco hanno saputo, in passato, promuovere, a proprio vantaggio, delle campagne apparentemente antifumo, rivolte ai giovani. Se, infatti, da un lato, pubblicizzavano il fumo come prerogativa esclusiva degli adulti, ben conoscendo l’inconscio desiderio dei giovani di diventare adulti, dall’altro tacevano sui danni provocati alla salute dal tabagismo. Per anni, inoltre, le multinazionali del tabacco hanno manipolato i messaggi pubblicitari e le informazioni scientifiche che potessero correlare il fumo, attivo e passivo, alla patologia umana.


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