Rompi il silenzio!… Il fumo uccide

«Break the silence, rompi il silenzio». Questa la frase con cui Gro Harlem Brundtland, direttrice generale dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha aperto, l’estate scorsa, la conferenza di Chicago “Tabacco o Salute”.

La stessa frase era stata usata qualche tempo prima per l’AIDS e, in effetti, è molto stretta l’analogia tra diffusione del tabagismo ed epidemia di AIDS. Come per l’infezione da virus HIV, anche il fumo è in crescita. E così i morti. L’OMS ha previsto per il 2030 una cifra di 10.000.000 di morti per tabagismo. Come quella dell’HIV, anche l’epidemia di tabacco viene negata, ma con una profonda differenza: la società tollera il marketing del tabacco.

La legge attualmente in vigore in Italia, vieta sì la propaganda pubblicitaria di ogni genere (Legge 10 aprile, 1962, n.165), ma la sponsorizzazione, da parte delle multinazionali del tabacco, (DM 9 dicembre 1993, n.581), è vietata solo nei programmi televisivi, non in altre circostanze (ad esempio sulle automobili di formula uno).

L’ultimo progetto di legge contro il fumo era composto da sette articoli che prevedevano il divieto di fumare negli uffici pubblici, nei luoghi di lavoro, negli esercizi commerciali e di ristorazione, nei locali pubblici, nelle scuole, nelle università e in ogni luogo dove le persone possono soggiornare, all’infuori dei locali ad uso privato. Era comunque prevista l’istituzione di aree separate per fumatori, nelle quali dovevano essere installati impianti di depurazione e ventilazione dell’aria.
Il progetto prevedeva anche sanzioni amministrative nel caso di trasgressione, il cui ricavato avrebbe dovuto essere impiegato per programmi di prevenzione e lotta al tabagismo, e sarebbe stato compito dei responsabili delle strutture pubbliche vigilare affinché tali norme venissero rispettate. Questo progetto si è arenato sui banchi della Camera dei Deputati.
Alcuni Onorevoli si sono dimostrati ostili alla legge in quanto ritenevano inapplicabile il divieto di fumo, essendo lesivo del principio di libertà.

In una libera democrazia, come la nostra, il principio di libertà è sacrosanto. Noi riteniamo, tuttavia, che vi sia un aspetto molto importante da sottolineare a proposito di questo principio: la libertà di ciascuno deve necessariamente essere limitata nel momento in cui interferisce con la sfera di libertà o con i diritti dell’altro. Gli interessi dei fumatori devono essere tutelati quanto quelli dei non fumatori. Se c’è chi, per libera scelta, decide di esporsi a un agente tanto dannoso quanto il fumo, c’è anche chi si trova a subire questa libera scelta altrui nei luoghi pubblici. Il progetto di legge voleva salvaguardare la salute dei soggetti che, loro malgrado, sono esposti al fumo. Non si tratta di proibizionismo che ottiene sempre l’effetto opposto a quello desiderato, ma di rispetto della salute altrui.

Il fumo non provoca solo il cancro al polmone (di cui è la causa principale), ma anche diversi altri tumori e tutta una serie di patologie cardiovascolari: purtroppo la pericolosità del tabagismo non è ancora cosa sufficientemente nota. O forse è rifiutata, dal momento che i fumatori sono ancora circa 1 miliardo e 200 milioni nel mondo, quasi 1/3 della popolazione mondiale.

In Italia si stima che i fumatori siano almeno 16 milioni, pari al 25% della popolazione (rispetto ai 14 milioni del 1997), e fra queste persone vi sono circa 90.000 morti all’anno per malattie da fumo.

Questi dati sono certi. Il progetto di legge avrebbe potuto essere un buon primo passo per diminuire il numero dei morti da tabagismo. Auguriamoci che il prossimo Parlamento sia più sensibile alla necessità di tutelare la salute pubblica, piuttosto che ad astratte considerazioni di principio e a più concreti interessi economici (delle multinazionali del tabacco).


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