Screening e diagnosi precoce

Una moderna apparecchiatura per LDCT (TAC a basso dosaggio)

Cuneo,  10-10-2000

Diagnosi precoce del tumore del polmone.
Nuovamente d’attualità, in tutto il mondo, i programmi di screening.


A partire da una singola cellula neoplastica, dopo circa 30 divisioni per raddoppiamento, si forma un minuscolo tumore, costituito da un miliardo di cellule, del peso approssimativo di grammo. Per alcuni tipi di cancro è possibile effettuare, in queste fasi di sviluppo subclinico, uno “screening” (cioè, eseguire semplici test diagnostici in tutti i componenti di una popolazione sana a rischio con l’obiettivo di effettuare una diagnosi precoce). Agli inizi degli anni ’70, per studiare l’efficacia dello screening nel cancro del polmone, furono sponsorizzati dal National Cancer Insitute americano tre importanti progetti di ricerca. Si trattava dei cosiddetti “Lung Projects”, affidati alla Mayo Clinic di Rochester, al John Hopkins Hospital di Baltimora e al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. I risultati furono resi noti, per la prima volta, a Toronto, nel 1985, in occasione del IV Congresso Mondiale sul Tumore Polmonare. Purtroppo, essi andavano in una direzione del tutto contraria alle attese, e finirono per raffreddare ogni entusiasmo.

Perché le cose cominciassero lentamente a cambiare, si dovettero attendere molti anni e l’introduzione di nuove tecniche radiologiche. Soprattutto, si dovette attendere lo sviluppo della TC spirale, una “TAC” che si effettua con bassa dose di radiazioni, con apparecchiature leggere, ed in tempi molto brevi. I giapponesi, per primi, ripresero a fare screening di massa. Dapprima localmente a livello di qualche “prefettura”, poi nell’ambito di un vasto programma nazionale, lanciato alla fine degli anni 80. Quei programmi confermarono che è possibile scoprire molti tumori asintomatici in una fase precoce, quando ancora suscettibili di cura. Dimostrarono anche che la TC spirale è molto più sensibile della radiografia standard usata in precedenza. Oggi, a quei primi programmi di screening, si è aggiunta un’importante esperienza nordamericana. Due conferenze internazionali (quella di Varese nel ‘98 e quella di New York del ‘99) sono state dedicate all’argomento, mentre nuovi programmi di screening sono lanciati continuamente nel mondo. Due esempi per tutti: quello dell’Istituto Europeo d’Oncologia, diretto dal prof. U. Veronesi, l’attuale Ministro della Sanità, e quello della stessa Mayo Clinic, l’istituzione americana che aveva partecipato al primo infruttuoso progetto degli anni ‘70. Poche settimane or sono, in occasione del IX Congresso Mondiale sul Tumore del Polmone, sono stati presentati nuovi, importanti lavori riguardanti lo screening di massa. Si tratta del resoconto di ben 13 progetti già avviati in Giappone ed di diversi altri condotti nel resto del mondo. Forse, i risultati più promettenti sono quelli presentati da due distinti gruppi di ricercatori Giapponesi appartenenti all’Istituto d’Epidemiologia e Prevenzione dell’Università di Okayama e al Medical Cancer Center l’Università di Osaka. Si tratta di due studi, cosiddetti “caso-controllo“, che hanno confrontato la mortalità per cancro del polmone in due gruppi di soggetti differenti fra loro solo per essere stati sottoposti a screening annuale (casi) o per non esserlo stati (controlli). Entrambi gli studi hanno evidenziato una notevole riduzione della mortalità specifica (rispettivamente, del 41% e del 60%).

In conclusione, appare sempre più probabile che la via intrapresa pionieristicamente dal Giappone e condivisa da molti studiosi occidentali si riveli, alla fine, un’arma vincente nella lotta contro il killer numero uno fra i tumori umani. In un tale contesto, il supporto degli amministratori della Sanità Cuneese ad un eventuale programma di screening, da effettuarsi con i mezzi e le strutture messe a disposizione dall’Azienda S. Croce e Carle di Cuneo, sarebbe un segno di lungimiranza e di grande sensibilità sociale.


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